Il Tirreno

Livorno

Contro l’Ex Caserma ci sono 156 processi aperti

di Federico Lazzotti

Gli antagonisti annunciano una manifestazione e pubblicano la lista dei fascicoli a loro carico paragonati ad altre assoluzioni: a Livorno i poteri forti sono tutelati

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LIVORNO. Il volantino firmato dall’Ex Caserma Occupata si intitola “Due pesi e due misure” e annuncia per domani alle 17,30 davanti al Comune una «manifestazione cittadina in solidarietà a tutti i processati per la loro attività sociale e politica che rischiano fino a 15 anni».

Al centro del manifesto c’è una bilancia, simbolo della Giustizia che invece di essere in equilibrio, pende verso la parte destra. Su quel lato del foglio sono elencati i 156 procedimenti penali, taluni già a dibattimento, altri ancora in fase di indagine, a carico di una cinquantina di componenti in tutto dell’Ex Caserma Occupata.

Dall’altro una serie di inchieste della stessa Procura che si sono risolti senza l’individuazione di un colpevole: bidoni tossici dispersi al largo di Gorgona, la strage del Moby Prince, la morte di Marcello Lonzi, la speculazione a Salviano 2, il fallimento del Cantiere, il saluto fascista dei tifosi del Verona, la discarica del Limoncino e gli abusi edilizi a Montenero.

«La Procura di Livorno - è la conclusione - ha scelto da che parte stare. Dalla parte dei poteri forti cittadini e contro chiunque cerchi di metterli in discussione».

Vero è che l’azione penale - che sia contro l’ultimo degli antogonisti o il primo degli allineati al potere, è un dovere sancito dal codice e che poco ha a che fare poi con l’esito del procedimento.

Fatto sta che la lista a carico dei componenti dell’Ex Caserma è lunga e il processo che riprende domani e che riguarda i disordini avvenuti tra il 30 novembre e il 2 dicembre 2012 conclusi con l’ assalto alla Prefettura, è solo quello mediaticamente più conosciuto.

Gli altri riguardano, ad esempio, le 22 persone finite a processo (hanno rifiutato di pagare il decreto penale di condanna ndr) per l’occupazione della Fortezza Nuova, in 56, invece, sono stati rinviati a giudizio per l’occupazione di strutture abbandonate da parte di famiglie in difficoltà come accaduto per il distretto Asl di via Ernesto Rossi. Ci sono poi le cinque denunce per il favoreggiamento delle occupazioni abusive, i tre che devono rispondere di aver messo la residenza in case occupate, altri 3 per aver difeso una famiglia sotto sfratto, i sei responsabili della produzione e dell’affissione degli adesivi “combatti il sistema in città, poi 14 denunciati per la manifestazione contro la Gelmini, a cui si aggiungono altre dieci indagati a vario titolo per manifestazioni non autorizzate o l’accensione di lamperogeni. Gli ultimi due fascicoli in ordine di tempo rigaurdano, infine, le tre denunce per il presidio in Comune contro la cancellazion e della reidenza di Giovanni Cereaolo e i dieci indagati per i disordini avvenuti in via Giordano Bruno nei giorni degli abbattimenti delle case popolari.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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