L'editoriale - In corsa senza idee
Ci sono sette candidati presidente per le regionali. Sette. Non è una competizione, è un’ammucchiata
Ci sono sette candidati presidente. Sette. Non è una competizione, è un’ammucchiata. Tre candidati corrono per un obiettivo preciso: vincere (Partito democratico, Forza Italia, M5S). Gli altri quattro per dimostrare di esistere o per consumare vendette (politiche, s’intende) più o meno nobili.
È vero che in politica la nobiltà è spesso soltanto nell’enunciazione dei principi che vengono presentati agli elettori, mentre le dinamiche interne alle forze politiche sono tutt’altro. Ma così è veramente senza ritegno, a dimostrazione che del destino degli elettori, della loro vita, delle loro difficoltà, ad alcuni candidati non interessa granché. Non intendo sostenere che la competizione sarebbe più verace se ci fosse un solo candidato, ci mancherebbe. Dico che ognuno dei nostri sette piccoli eroi dovrebbe presentarsi per dirci per quale progetto di Toscana si accinge a raccogliere il consenso. Non è cosa da poco. Mentre si leggono chiaramente le baruffe biliose (a sinistra e a destra soprattutto), non si scorgono, invece, per tutti e sette, visioni, idee, spunti.
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L’Italia è un Paese con una vocazione centralista, l’impronta del fascismo è ancora vivissima nell’organizzazione statale e perfino nell’approccio fra pubblica amministrazione centrale e cittadino, considerato un suddito riconoscente al potere costituito anziché un individuo titolare di diritti. Il regionalismo è mal sopportato anche se nell’ultimo ventennio ha conquistato larghi spazi. La Toscana non è una Regione a statuto speciale, ma gode egualmente della capacità di orientare e gestire in maniera imponente lo sviluppo e l’organizzazione del territorio. Per questo motivo le elezioni regionali, al pari di quelle comunali, dovrebbero essere avvertite con il pathos di quelle politiche nazionali. Temo, invece, che le regionali toscane saranno afflitte dal più alto tasso di assenteismo fin qui registrato. È un peccato e trovo irritante la sequenza di dichiarazioni sul tema da parte dei candidati, i quali sono essi stessi causa del fenomeno. Non c’è una vera competizione fra gli attori tradizionali, la sinistra si aspetta di dare una bastonata al Pd, il Pd veleggia col mito dell’autosufficienza, il centrodestra ha smesso di elaborare proposte, stretto com’è nelle sue convulsioni interne. Un delitto verso la democrazia che avrebbe bisogno, invece, di una opposizione tosta soprattutto qui, dove il Partito democratico è un sistema di potere vero e ramificato. Al centrodestra è passata la voglia di fare opposizione perché negli anni ha trovato più opportuno scendere a patti col nemico.
Dunque, la frantumazione di oggi è una lotta fra correnti che si può classificare non in base ai programmi ma sullo scontro fra chi vuole porre fine al fiancheggiamento e chi desidera perpetuarlo. L’unica forza politica alla quale non si può muovere alcun rimprovero sono i 5 Stelle: questa sarà la loro prima volta e staremo a vedere come andrà a finire. I sondaggi li danno sempre alti a livello nazionale, le sfide locali sono però un’altra storia, lo si è visto alle regionali in Friuli Venezia Giulia dove sono stati battuti pur in pieno grillismo.
È impressionante pure la mole di candidati al consiglio regionale, molti dei quali blaterano slogan senza senso sulla Toscana che vorrebbero senza spiegare come sostenteranno i loro progetti. Tutti sanno che avremo a disposizione sempre meno risorse e nessuno lo dice con la sola eccezione, mi è parso, del governatore uscente. Quest’ultimo ha deciso di lanciarsi a ritmi impressionanti in una campagna elettorale senza promesse roboanti, ricordando sovente che veniamo da periodi grami e il futuro non sarà meglio. Uno stile molto diverso da quello di Matteo Renzi.
Delle centinaia di candidati al consiglio si notano finora le lotte intestine per entrare nelle liste, e questo è normale; la volatilità delle iniziative politiche, e questo non lo è; il dannato desiderio di sedersi sul nobile scranno che permette di lavorare poco e guadagnare tanto. Non è antipolitica, non è qualunquismo. È la verità. Il presidente uscente ha promesso che, se rieletto, taglierà, ridurrà, rivedrà con la speranza di ridurre il tasso di professionisti della politica. Auguri. Quel che si vedeva fino a ieri, ultimo giorno per la presentazione delle liste è una variopinta carovana di gente nota, mestieranti e qualche voltagabbana che non hanno, salvo poche misurate eccezioni, un’idea di futuro per la Toscana. Ce l’hanno solo per se stessi.
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