Imprenditori assolti per la maxi-truffa al salone auto
Livorno, il giudice ha escluso che Andrea Balducci e Marco Gazzarrini, ex titolare di Tirrenauto abbiano ingannato il socio in affari
LIVORNO. Nessun inganno, né tantomeno una maxi truffa nell’affare che ha portato Massimo Pagliai nel 2006 ad investire oltre 300.000 euro nella Mannini auto srl che poi è stata trasformata nella Sinergy car. Per questo motivo il giudice Marco Saquegna ha assolto, dopo un anno di udienze, perché il fatto non sussiste Andrea Balducci, 48 anni, e Marco Gazzarrini, 51, ex titolare anche della Tirrenauto spa, la concessionaria Fiat e Lancia chiusa alla fine del 2010 e dichiara fallita l’anno successivo dal tribunale di Livorno.
«Dall'intera istruttoria - spiega il loro legale, l’avvocato Francesco Agostinelli - non è emerso alcun elemento che potesse far pensare che Balducci e Gazzarrini abbiano ingannato o tentato di ingannare i Pagliai (parte civile nel processo ndr) allo scopo di farlo entrare in società, macchiandosi così del reato di truffa».
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La difesa ritiene di aver dimostrato, dunque, che, dietro all'intera vicenda Sinergy, non vi sia stato alcun intento fraudolento di Balducci e Gazzarrini, già soci della Mannini Auto prima dell'ingresso del Pagliai, ma solo un tentativo di salvare la società dandole un nuovo assetto. Tentativo pienamente condiviso da Pagliai sin dall'inizio. La recessione economica in generale, la crisi del mercato dell'auto in particolare, sono stati la causa della crisi di Sinergy come di altre aziende dello stesso settore.
Nell'arco temporale tra il 2005 ed il 2007 «gli amministratori ed i sindaci - ricorda il legale - hanno tentato di salvare il salvabile attraverso ricapitalizzazioni ed aggiustamenti di bilancio consistiti quest'ultimi, essenzialmente, nella modifica di criteri di valutazione delle stesse poste di bilancio che sia Pagliai che i suoi consulenti avevano approfonditamente esaminato prima del suo ingresso».
Di tale situazione il socio era stato costantemente informato soprattutto dai suoi consulenti di fiducia, divenuti per suo volere componenti del collegio sindacale di Sinergy. Questi, si è scoperto in dibattimento, lo avevano addirittura sconsigliato di entrare in società trattandosi di operazione assai rischiosa. Quindi «l'ingresso di Pagliai nella compagine, lungi dall'essere stato indotto da raggiri di qualcuno, è stato determinato solo da una sua libera scelta, consapevole ed informata».
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