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Fa inversione a U e travolge lo scooter: morto un uomo di 65 anni
Incidente davanti ai Bagni Fiume intorno alle 10,30: la vettura ha fatto una manovra azzardata per parcheggiare sull'altro lato della strada. Il conducente dello scooter è deceduto durante il trasporto in ospedale
LIVORNO. Massimo Papini, 65 anni ex operaio metalmeccanico del Cantiere ora in pensione, era diretto in sella al suo scooter verso lo scoglio del Gabbiano, a due passi dalla Rotonda di Ardenza. «Ogni mattina e ogni pomeriggio - raccontano gli amici del circolo che ora lo piangono - si metteva a due passi dal mare con la canna e pescava. Spesso veniva con lui anche la moglie. Entrambi qui da noi sono di casa».
La sua corsa verso quel passatempo che da anni coltivava, si è fermata alle 10,30 di giovedì 30 aprile sul lungomare, davanti all’ingresso dei Bagni Fiume. Tra lui e il futuro si è messa di mezzo la manovra azzardata (e vietata) di una Fiat Panda verde che andava nella direzione opposta alla sua e che in quel momento ha effettuato un’inversione a U per parcheggiare dall’altro lato della strada. Di quello che è avvenuto in quegli istanti non ci sono testimoni, ma dai segni lasciati sull’asfalto è possibile ricostruire le ultime manovre dell’uomo: la frenata prima e il tentativo successivo, e purtroppo inutile, di evitare l’impatto con la fiancata destra dell’auto.
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Tra i primi a soccorrere lo scooterista un infermiere che in quel momento stava passeggiando sul lungomare. «Quando sono arrivato - racconta - era ancora cosciente. Ma ho avuto solo il tempo di chiedergli se riusciva a muovere la testa. Poi purtroppo ha perso conoscenza». È così che qualche minuto dopo lo hanno trovato i volontari della Misericordia di via Verdi con il medico del 118. «Abbiamo cercato in tutti i modi di rianimarlo», raccontano. Ma è stato tutto maledettamente inutile. Massimo Papini, che inizialmente era in condizioni gravissime, è deceduto in ambulanza prima di arrivare al pronto soccorso.
È toccato ai vigili urbani effettuare i rilievi per ricostruire la dinamica, anche se la stessa conducente dell’utilitaria ha ammesso di aver effettuato un’inversione a U che ha innescato la tragedia. «Andavo piano, non l’ho visto», ha raccontato agli investigatori nonostante lo stato di choc. Il pubblico ministero di turno Gianfranco Petralia, ha subito disposto il sequestro dei due veicoli: la Fiat Panda e il T-Max su cui viaggiava la vittima. L’ipotesi di reato su cui lavorerà la Procura è quella di omicidio colposo.
Massimo Papini, i cui funerali si svolgeranno molto probabilmente domani, lascia la moglie Giovanna, che fino a qualche anno fa gestiva un banco in cui vendeva biancheria intima in via Buonatelenti e il figlio Alberto, molto conosciuto nel mondo della voga perché da anni è un componente del gozzo del Pontino. «Per tutta la cantina - spiega il presidente Attilio Lemmi - è un momento molto triste. Alberto qui da noi ci è cresciuto e suo padre veniva spesso ad aiutarci. In anni di conoscenza posso dire di aver conosciuto una persona e una famiglia squisite».
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È nel cuore del commercio livornese, tra il Mercato centrale e piazza Cavallotti che la notizia della scomparsa di Papini ha fatto più rumore. Ricorda Renzo Bueno. «L’ultima volta che l’ho era mercoledì. Di mattina passava sempre e si fermava a fare due chiacchiere». In via Buontalenti l’ex operaio era di casa. «Quando era andato in pensione dal Cantiere aveva aiutato la moglie al banco. Le sue passioni? Il mare e la bicicletta». Tra i ricordi che la vittima raccontava spesso agli amici ce n’è uno che riascoltato oggi assomiglia a un’inquietante coincidenza.
«Massimo parlando del passato citava spesso l’incidente stradale nel quale aveva perso la vita il fratello che nel 1984 aveva 20 anni. La causa della tragedia era stata proprio l’inversione a U di una macchina».
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