Il Tirreno

Livorno

«Vapori dalla Lonzi», l’imputato è sbagliato: salta il processo

Federico Lazzotti
Rifiuti stoccati all'interno della Lonzi Metalli
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Rifiuti stoccati all'interno della Lonzi Metalli

Livorno, assolto il rappresentante legale della società: merito dell’errore della polizia giudiziaria al momento della lettura della visura camerale. L’avvocato delle parti civili: è inaccettabile

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LIVORNO. Uno scambio di persona, un errore banale durante le indagini preliminari e il processo nei confronti dei vertici ditta Lonzi Metalli per «la presunta emissione di vapori e lo stoccaggio di rifiuti», dovrà ripartire da zero. Ha il sapore della beffa per le 36 parti civili che si erano costituite, la sentenza di assoluzione emessa il 28 aprile dal giudice Marina Cirese nei confronti di Leno Bonsignori, 68 anni, attuale rappresentanti legale della società che ha il suo quartier generale a due passi dalla Puzzolente.

A scagionare il sessantottenne la visura camera della srl depositata dall’avvocato Laura Formichini nell’udienza precedente. «Il mio cliente - spiega il legale - nel periodo in cui viene contestato il reato (fino all’agosto 2012 ndr ) non ricopriva la carica di rappresentante legale per la quale è stato nominato solo alla fine del settembre dello stesso anno». A confondere i vigili urbani delegati dal pubblico ministero Alessandro Crini, proprio la visura camerale della società scaricata all’indomani dell’esposto denuncia degli abitanti della zona tra via del Limone, via dell’Uliveta e via degli Agricoltori, e nella quale Bonsignori risultava rappresentante legale della società.

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«Sbagliare la visura camerale in questo modo si tratta di un errore inaccettabile da parte di una polizia giudiziaria - spiega l’avvocato delle parti civili Gabriele Dalle Luche - di solito si va in Procura per essere tutelati, ecco perché oggi ci sentiamo presi in giro. Ora la nostra speranza è che la Procura si attivi in tempi brevi per riformulare il capo d’imputazione e chiudere al più presto l’indagine bis». Anche perché il rischio è quello che il reato possa finire in prescrizione. «Abbiamo fatto un conteggio e la prescrizione scatterà ad agosto 2017. Il tempo per finire almeno il primo grado di giudizio - va avanti l’avvocato - c’è tutto. Più difficile, invece arrivare entro due anni e mezzo fino alla Cassazione».

Al centro del processo l’emissione di vapori sospetti che si sarebbero propagati nella zona intorno all’azienda tra il 12 giugno e il 16 agosto del 2012 e che portarono il Comune di Livorno ad emettere, il 27 luglio dello stesso anno, un’ordinanza firmata dall’allora sindaco Alessandro Cosimi con la quale veniva «vietato a persone e animali di mangiare zucche, zucchine, cavoli e tutti i vegetali a foglia larga in un raggio di 500 metri dalla ditta Lonzi Metalli».

L’accusa era quella di aver provocato «l’emissione di vapori atti a molestare le persone, a seguito della loro emissione dai depositi di rifiuti gestiti dalla stessa Lonzi Metalli, e di aver gettato i medesimi rifiuti in un luogo pubblico di transito». In sé il reato, anche in caso di condanna, è punito con una pena di poco conto: «l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a 206 euro», recita il codice penale.

Ecco perché, gli stessi residente si aspettavano che l’avvocato dell’imputato, già durante l’udienza preliminare, presentasse la richiesta di un rito alternativo oppure optasse, come prevede il codice, per l’oblazione del reato. «Era come ammettere parte di una responsabilità che non abbiamo», sottolineò l’avvocato Laura Formichini che a distanza di un anno dal rinvio a giudizio festeggia l’assoluzione del suo cliente.

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