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Livorno

Un outlet al posto della centrale Enel: "Non è così che si crea lavoro"

di Stefano Bartoli
Un outlet al posto della centrale Enel: "Non è così che si crea lavoro"

Gianni Picchi (Confcommercio): "Ma possibile che nessuno pensi a una Gardaland in chiave toscana?"

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«La soluzione di tutto, per riconvertire le aree industriali ormai abbandonate non può essere solo il commercio, o i mall o gli outlet. Ci stano pensando a Siena, adesso salta fuori Piombino. Possibile che nessuno pensi ad una Gardaland in chiave toscana, o magari ad un museo o a un polo artistico?». È critico il commento di Gianni Picchi, vicedirettore toscano di Confcommercio, sull’idea di trasformare la ex centrale elettrica di Tor del Sale, a Piombino, in uno shopping center dedicato al lusso: chissà se quando parla di museo pensa alla Tate Modern di Londra, centro dedicato all’arte moderna internazionale e ospitato proprio in una ex centrale di Bankside, ma l’idea di un’altra struttura commerciale, seppur nell’ambito di un recupero urbanistico, non sembra trovare il favore di chi rappresenta la categoria. Pensiero condiviso anche dal direttore generale Franco Marinoni.

Secondo lei si tratta di un progetto fattibile alla luce delle leggi attuali? Che passaggi sono previsti?

«Da un punto di vista giuridico, prima di tutto va modificato il piano regolatore. Poi, se come sembra, si tratta di una grande struttura, caratteristica strettamente legata alla zona (nel caso di Piombino è definita così una superficie di vendita di almeno 1.501 metri quadrati), bisogna ottemperare ad una serie di obblighi, dai parcheggi alla viabilità, passando per il rispetto del territorio. Dopodiché è prevista la conferenza di coopianificazione, che è quel passo per avere una visione d’insieme e decidere il via libera al progetto. Questo anche per evitare che si crei una corsa alle superfici disponibili favorendo chi arriva prima degli altri senza alcun criterio complessivo».

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Dal punto di vista giuridico quali normative entrano in campo?

«Sicuramente la legge regionale numero 65 del 2014 che è quella sul governo del territorio, oltre al Pit che, come è noto, è il Piano di indirizzo territoriale. Tutto questo non può prescindere dal tenere in considerazione il fatto che Piombino, sul piano del commercio di vicinato e quindi dei singoli negozi, è una realtà importantissima. Ovvio che a quel punto vanno fatte le valutazioni e decidere o no il via libera».

Un centro commerciale di questa importanza potrebbe però portare nuovi posti di lavoro.

«Una cosa va chiarita: non è che moltiplicando i centri commerciali si aumentano anche i posti di lavoro. Va poi valutato appunto l’impatto con i negozi di vicinato perché se da una parte si acquista occupazione e dall’altra se ne perde di più non va certamente bene. Voglio dire che il commercio soffre perché non ci sono soldi. La strada non sono i nuovi centri commerciali, ma la diminuzione della tasse, l’aumento del potere di acquisto, la cancellazione degli sprechi nel settore pubblico a cui continuiamo ad assistere anche in Toscana».

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