Traffico illegale di rifiuti, sequestrato l'impianto della Bogi srl
Livorno. Questa l'accusa emersa dall'indagine del Noe dei carabinieri: 4 denunce. L'azienda accusata di aver guadagnato 120mila euro in maniera irregolare nella compravendita di rottami metallici
LIVORNO. Sequestrato l'impianto industriale della Bogi srl di via dell'Ecologia, che svolge attività di commercio e gestione di rifiuti costituiti da rottami metallici, ferrosi e non. Un'operazione svolta mercoledì 22 aprile mattina dai carabinieri del Noe, Nucleo operativo ecologico di Grosseto con l'aiuto dei colleghi del provinciale di Livorno.
Il provvedimento ha fatto seguito a un decreto emesso dal gil del tribunale di Firenze su richiesta della Direzione distrettuale antimafia (Dda) della Procura, che ha coordinato l’attività investigativa condotta dai militari del Noe.
L’indagine del reparto specializzato dell’Arma ha avuto origine nell’agosto del 2014, a seguito di un' attività de i militari della stazione dei carabinieri di San Piero a Grado che, nell’ambito di un'attività investigativa autonoma, hanno trovato materiali ferrosi rubati nell’impianto in questione. Da lì è partita una serie di verifiche e di accertamenti di polizia giudiziaria, sull’attività svolta dalla Bogi V. srl, nel periodo compreso tra il gennaio 2013 ed il febbraio 2015. Dalle indagini i carabinieri del Noe hanno appurato che l'azienda ritirava abitualmente rifiuti, privi di documentazione, da privati non autorizzati alla raccolta ed al trasporto in forma ambulante, considerandoli fraudolentemente come rifiuti di provenienza domestica attraverso autofatture sulle quali veniva, secondo i carabinieri incautamente, attestato che la vendita da parte di quelle persone non era stata effettuata nell’esercizio di impresa, ma che si trattava di attività occasionale.
In alcuni casi più gravi, come quello che ha dato origine alle indagini, i rifiuti erano addirittura frutto di furto e ricettazione. In questo senso, da accertamenti più approfonditi fatti su un gruppo di 32 privati, molti dei quali risultano aver “occasionalmente” effettuato oltre 300 operazioni in un anno, è emerso che la maggior parte sono persone già note alle forze dell'ordine e 16 hanno precedenti penali e di polizia per reati contro il patrimonio, in particolare di furto e ricettazione.
Attraverso questo sistema di compravendita di rottami metallici, nel periodo in esame secondo i carabinieri l’azienda si sarebbe garantita un illecito guadagno stimato in 120.000 euro.
L’attività investigativa si è conclusa con la denuncia, prima alla Procura livornese, quindi a quella di Firenze – Dda, dei quattro responsabili aziendali, accusati di attività organizzata per il traffico illecito dei rifiuti.
Il 14 aprile scorso il gip di Firenze, ins e guito all'indagine del Noe, ha emesso il decreto di sequestro preventivo dell’impianto, finalizzato anche alla confisca per equivalente dei mezzi utilizzati dall’impresa, come misura cautelare che ha comportato la chiusura dell’impianto.
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