Il presidio
Spaventata e dolente la matita continua a difendere la satira
Fino al 7 giugno a Villa Bertelli la grande mostra “Inchiostro coraggioso” per ricordare Charb e gli altri
Due parà, in tuta mimetica, fanno la ronda, passando ogni tanto da Villa Bertelli. Fanno parte del contingente di militari a cui è stato dato il compito di presidiare gli obiettivi sensibili in Versilia. In elencoci sono la stazione ferroviaria ed il porto di Viareggio. Ma da qualche giorno si controlla anche l’«Inchiostro coraggioso», la mostra che Forte dei Marmi ha organizzato per ricordare Stéphane Carbonnier, detto Charb, il direttore. E poi Cabu, Tignous, Honorè e George Wolinsky, il più anziano, il più geniale, il più noto nel mondo. Per ricordare Charlie Hebdò e la strage in redazione.
Allah akbar (dio è grande), urla un arabo con scimitarra insaguinata. E Dio dal cielo gli risponde «Ma vaffanculo». E’ Ro Marcenaro, uno dei più caustici fra i vignettisti italiani che esplode in questo grido liberatorio. Una sorta di «è una boiata pazzesca », riferita alla Potemkin da Villaggio-Fantozzi (sono 40 anni giusti dall’uscita del primo film), ma qui più pesante. Perché quel Vaffa è riferito all’arabo assassino, ma di fatto a tutto l’Islam, con i suoi annessi e connessi. Dalle mille vergini in Paradiso in poi.
L’inchiostro di questa mostra, che resterà aperta fino al 7 giugno, più che coraggioso è dolente, spaventato, quasi costretto alla vignetta in difesa della satira. Non ne escono battute fulminante, tratti debordanti, una vera satira all’Islam. E’ facile attaccare quello violento che ha fatto fuori la redazione di Charlie Hebdo il 7 gennaio scorso a Parigi. Manca invece inchiostro per l’Islam ipocrita (coi ricchi arabi che strabevono alcol, ad esempio), per quello diviso fra sunniti e sciti. Per quello che finanza l’Isis e contemporaneamente fa affari con l’Occidente, Stati Uniti in testa.
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Alla mostra di Forte dei Marmi manca qualche nome grosso. C’è però Sergio Staino che giustamente la butta in vacca. «Più infedeli uccidiamo e più giovanissime vergini troviamo nell’aldilà» dice un personaggio e l’altro replica: «Non esiste un sistema più semplice per imbroccare?».
Ma Staino è toscano, di Scandicci. Alle sue spalle c’è tutto, dalla Mandragola al Decamerone, dal Giusti a Monicelli, compresa la supercazzola come se fosse Antani.
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La mostra ha tanti pregi, uno di questi è arrivare in questo momento. Sono passati poco più di tre mesi dall’attentato e gli echi si stanno spegnendo. E non solo nell’Italia che ha da sempre problemi con la memoria. Ed è difficile nascondere che lo stesso Charlie Hebdo soffre dei problemi che lo attanagliavano prima dell’attentato. Ovvero crisi di vocazioni, crisi di copie e quindi crisi economica. Poi è arrivato il sangue, la grande manifestazione repubblicana con Hollande in testa. E ancora i 2 milioni di copie che ha venduto il numero post-attentato. Realizzato in fretta e furia nella ospitale redazione di Libération, aveva avuto prevedibili esiti di tiratura. Ora, passato il dolore, la rabbia, anche l’euforia di essere al centro di tutto, si torna al quotidiano. E allora hanno fatto bene il sindaco Buratti e il Premio Satira a rendere omaggio ai satirici francesi.
Qui a Forte sono in mostra solo vignette di italiani e francesi, ma fin dalla presentazione dell’opera, il premio ribadisce che non dimenticherà i tanti vignettisti che in tutto il mondo non libero – partendo proprio dall’Islam– sono censurati, perseguitati anche incarcerati. Si fanno anche i nomi, come quelli di Doaa Eladl, egiziana, e Nadia Khiari, tunisina. Che continuano la loro battaglia per la libertà anche se le primavere arabe, a Tunisi come al Cairo, sono già definitivamente appassite.
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Per questo la mostra di Forte è importante. Ed è solo una piccola critica ricordare che troppe vignette sono più moraliste che pungenti. Silver (Guido Silvestri) si mette uno scolapasta in testa a mo’ di elmetto per rendere omaggio ai «colleghi caduti nell’adempimento del loro dovere». E annuncia di volere combattere, con il suo colapasta, una guerra all’imbecillità.
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Flavien Moreau, francese, rientra nello stile Charlie. E disegna un rabbino, il papa ed il profeta mentre si preparano a premere il grilletto dell’atomica. Non teme la critica che forse gli ebrei rappresentati dal rabbino siano anche loro vittime dell’Isis, come i poveri morti di Amedy Coulibaly al supermercato casher di Porte de Vincennes.
E non teme un’altra critica. Che papa Francesco sia un po’ diverso da altri pontefici. Magari partendo dal coraggio con cui ha denunciato il genocidio degli Armeni. Argomento che scalda poco gli italiani, meno comunque di un derby capitolino. Italiani mai interessati all’oltre Chiasso, ma la vicenda armena suscita fremiti di indignazione Oltralpe dove tanti sono i discendenti della diaspora armena, compreso il grande Charles Aznavour (il cui vero cognome è Aznavourian).
A Villa Bertelli, a due passi dalle nobili dimore di Andrea Bocelli, Mina e Gini Buffon, la Francia in vignetta si conferma quasi più laica che libertaria. Pierre Ballouhey (lo vedete sopra) mette insieme una serie di nere figure. Sindaci, magistrati, vescovi, rabbini e imam, tutti di nero vestiti che bloccano un ragazzino che sta scrivendo libertà d’espressione, restando con il pennello a metà. Giudici e vescovi, sindaci e industriali che sono figli di Daumier, il grande satirico dell’Ottocento che ha illuminato la prima strada della satira francese. Da cui poi sono arrivati non solo Charlie ma anche le Canard Enchainé, settimanale di satira e di denuncia. Celebre la campagna per svelare il caso dei diamanti che Bocassa avrebbe regalato all’allora presidente Valery Giscard d’Estaigne.
Se visitate la mostra trovate tante vignette. Sfogliatele come fosse un fumetto, ma fermatevi un istante di più di fronte a quella di Corenne Rey, in arte Coco. Il senso della vignetta è: una risata vi seppellirà. Slogan non nuovo, ma fermatevi. Coco è una delle superstiti della strage del 7 gennaio. Ha avuto la voglia ed il coraggio di raccogliere l’invito del Premio Satira.
Un invito che arriva da Forte dei Marmi, quasi un paradosso. La capitale dell’effimero, dello shopping, degli scontrini da 50mila euro da Gucci, dei Sapore di Mare in Capannina, che accetta anche i parà sulla porta di casa pur di rendere omaggio a quei ragazzi armati di matita che – tutti o in parte – erano già passati dalla Versilia per raccontare la loro visione della vita, ed anche della morte. La città più frivola che ricorda l’11 settembre europeo.
Questa è la Versilia, questa è la Toscana. Può fare le moine ai russi e ai cinesi, ma poi si ricorda che alla fine siamo i figli dei figli dei figli di Michelangelo. Ed il genio e la rabbia, si sa, si possono anche tramandare.
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