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«Volevo solo essere ascoltato e aiutato»
Parla l’uomo che in Comune ha perso le staffe per la casa: «Vivo in tenda da anni, smettetela di tagliare a chi ha bisogno»
LIVORNO. «Mi dispiace, volevo solo essere ascoltato e aiutato». Riccardo Bua ha 47 anni e da quattro vive in una tenda nell’area di Villa Corridi. Martedì è entrato in Comune per chiedere di parlare con il sindaco, ma per qualche minuto ha perso il controllo e ha minacciato di tornare con la benzina. Non è comunque scattata la denuncia, perché l’uomo si è subito calmato ed è uscito dall’edificio insieme ai vigili urbani.
Una storia difficile, la sua. Una storia difficile come purtroppo ce ne sono altre. «Da sei mesi – spiega all’indomani di quello scatto – cerco di avere un appuntamento con il sindaco: ogni volta lascio nome e cognome e poi mi dicono che mi faranno sapere. Martedì sono tornato in Comune, c’era una nuova segretaria, e quando mi ha chiesto di lasciare di nuovo le generalità non c’ho più visto. Mi dispiace per chi era lì e non c’entra niente, volevo solo parlare con il sindaco, chiedergli se c’è la possibilità di avere una casa, un alloggio anche provvisorio che mi permetta di non fare il barbone all’orto. Sono in graduatoria per l’emergenza abitativa e per le case popolari, ma ancora niente: eppure ci sono tante case vuote...». «Volevo capire anche – dice – perché non si aiutano abbastanza le persone come me. Un paio di anni fa, solo per una volta, ho avuto la social card, poi è stata tolta. Ora mi hanno detto che dovrebbe arrivare un contributo da 50 euro al mese per tre mesi».
Da quattro anni vive in una tenda a Villa Corridi, aiutato il più possibile dai familiari. «Ho i miei bidoni dell’acqua, d’inverno mi chiudo nel sacco a pelo. Ho sistemato tutta l’area pubblica intorno, l’ho ripulita dalle erbacce. Sono una brava persona, ho sempre lavorato, non ho mai rubato né spacciato».
Come è finito a vivere lì? «Ho sempre fatto il muratore, ho lavorato per anni in una ditta edile e di idraulica. Poi ho perso il lavoro e ho dovuto vendere la casa». Nel 2009, racconta, si era anche candidato alle elezioni comunali di Signa, tra le liste di Rifondazione (è originario di Firenze ma è cresciuto a Livorno). Poi i guai. «Ora vivo in tenda. Quando ho lavorato ho potuto permettermi una casa in affitto, per quattro mesi, ma poi l’ho dovuta lasciare: quando non ho più potuto pagarla sono venuto via, non era giusto restare e farmi dare lo sfratto, quella è brava gente, doveva riaffittarla». Ad agosto il momento più difficile: «Sono stato punto da un insetto al braccio, sono stato in ospedale, prima a Livorno e poi a Pisa: mi hanno operato, ho preso lo stafilococco, non mi hanno tagliato il braccio ma non posso più usarlo. Non posso più fare il muratore. Sono rientrato nelle categorie protette, ma a 47 anni non trovo lavoro. È il lavoro che chiedo, non voglio altro».
(j.g.)
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