Enel chiude, la centrale diventa terminal
Parte la corsa ai 126mila metri affacciati sulla calata del Magnale, primi incontri con Authority e Comune ma c’è il rebus bonifica
LIVORNO. L’ultima volta fu il 7 febbraio 2012, nel bel mezzo dell’ondata di gelo che bloccò la Russia e l’Europa: dalle ciminiere della centrale Enel di via Salvatore Orlando ricominciarono ad uscire fumi neri mentre l’impianto a olio combustibile tornava a produrre energia elettrica con una potenza da 310megawatt.
Quel martedì di febbraio di tre anni fa probabilmente sarà una data che entrerà nella storia perché la centrale Enel di Livorno non verrà mai più accesa. Anzi, per essere precisi, verrà chiusa.
Gli impianti di Livorno, Genova e Bari «non sono più pensabili come siti produttivi, perché si trovano dentro agglomerati urbani, quindi non c'è possibilità di riconversione a nessuna tecnologia: faremo partire processi di dialogo con il territorio», aveva annunciato tempo fa l’amministratore delegato di Enel Starace in un’audizione alla commissione industria del Senato. E il dialogo col territorio è iniziato: nelle ultime settimane ci sono stati incontri tra i vertici di Enel e il sindaco Nogarin e soprattutto l’Autorità Portuale, visto che la centrale si trova in zona portuale. E’ proprio qui che la vera partita sul futuro dell’area si giocherà, fin dai prossimi mesi. Non sarà una partita facile, ma sicuramente è una delle più interessanti per lo sviluppo del porto. I motivi sono presto detti. La difficoltà nasce dal fatto che la centrale Enel insieme alla raffineria Eni è l’unica superficie rimasta vincolata da procedure di bonifica che dovranno essere regolate dal ministero dell'ambiente (sito di interesse nazionale), dopo che tutto il resto del porto nel 2013 era passato sotto la regolamentazione ambientale di Firenze (sito di interesse locale). Questo significa che la “pulizia” dell’area avrà costi più alti e tempi e procedure assai più complessi. In teoria dovrebbe accolarsi il tutto Enel, ma non è escluso che non si finisca per cercare un accordo davanti ad un soggetto interessato a subentrare. E interessi ce ne saranno di sicuro: perché stiamo parlando di un’area da 126.300 metri quadri con affaccio sulla banchina alla Calata del Magnale, all’altezza del bacino di evoluzione, cioè di fronte alla Darsena Toscana. Grande quanto un terminal, e neppure di quelli piccoli. Non è un caso che per quest’area l’Authority abbia messo nero su bianco «un vincolo preordinato all’esproprio» dentro al nuovo Prp appena approvato.
D’altra proprio nella zonizzazione prevista dal Prp si punta al porto per i prodotti forestali e la cellulosa e delle merci varie da concentrare lungo tutta la calata del Magnale, pur prevedendo anche l’ipotesi - almeno temporanea - del “consolidamento dei piccoli cantieri in Darsena Pisa e Calafati in attesa di una soluzione alternativa, da collocare eventualmente lungo la Calata del Magnale nelle aree Enel”.
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