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«Un partito senza etica». E in 13 si dimettono
Livorno, una lettera durissima contro la gestione del Pd sia a livello locale che regionale. A capeggiare la rivolta l’ex segretaria del circolo di Shangai Simonetta Pampaloni
LIVORNO. Dopo la riunione di giovedì sera a Salviano, tredici esponenti di spicco del Pd hanno deciso di dimettersi da tutte le cariche rivestite all’interno del partito. Una decisione scaturita in seguito all’esito dell’elezione del nuovo segretario comunale Belandi. A dimostrazione che all’interno del Pd livornese continuano ad esserci acque agitate dieci mesi dopo lo choc della sconfitta eletorale.
I tredici dimissionari. A lasciare ogni incarico (ma non la tessera del partito) sono la segretaria del circolo territoriale Shangay, Simonetta Pampaloni, delegato assemblea comunale e territoriale e membro della direzione territoriale, Barbara La Comba, membro del coordinamento del circolo di lavoro ambiente e servizi, ex membro della segreteria comunale uscente con deleghe ad ambiente rifiuti ed urbanistica, delegato in assemblea territoriale e comunale, Rossella Porri, membro del coordinamento del circolo di Salviano con deleghe al tesseramento ed all'organizzazione, delegato in assemblea comunale e territoriale, Luana Lucarelli, referente delle donne dell'assemblea comunale del Pd uscente, membro del coordinamento del circolo Economia Marittima, delegato in assemblea comunale. E poi Paolo Bolognesi, membro del coordinamento del circolo di San Jacopo, ex membro della segreteria comunale uscente con deleghe alla politica della casa, delegato assemblea comunale, Giuliana Simonti, membro del coordinamento del circolo di Fiorentina con delega di tesorerie membro della direzione comunale e territoriale e membro commissione garanzia unione comunale uscente, membro dell'assemblea comunale e territoriale, Annamaria Neri, membro del coordinamento del circolo di San Jacopo, Claudio Martorano del coordinamento del circolo di Shangay con deleghe all'organizzazione, Roberto Morganti, del coordinamento del circolo di San Jacopo con deleghe al tesseramento, Paola Garzelli, membro del coordinamento del circolo di San Jacopo con delega di tesoriere, Tamara Napolitano, membro del coordinamento del circolo di Shangay, Luca Menoni, membro del coordinamento del circolo di Corea, Antonella Giunta, delegato assemblea territoriale.
Lettera a Bacci e Bellandi. Non è un terremoto, ma di certo è il segnale di un clima di tensione che ancora c’è nel partito, nonostante la compattezza che invece si era registrata nella partita dei consiglieri regionali.
«E' con estremo rammarico che ci troviamo costretti a presentare le dimissioni dagli organismi dirigenti di un partito di cui alcuni di noi sono stati anche fondatori», spiegano i tredici in una lettera inviata ai segretari Bacci e Bellandi.
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L’ascesa di Renzi. La storia parte da lontano ed è strettamente legata all’ascesa di Renzi ai vertici del Pd: «Dopo la vittoria elettorale del Pd 2013 e le incresciose vicende che si sono susseguite all'indomani della mancata votazione per il presidente Prodi a Capo dello Stato, a più riprese ci siamo dovuti dissociare da scelte nazionali e locali della classe dirigente del Pd che si è organizzata diversamente da quanto era emerso dalle elezioni primarie per il Segretario Nazionale. Le nostre sono state posizioni di dissonanza nel metodo prima e nel merito dopo, sempre nel rispetto dei ruoli. La dissonanza si è nel tempo purtroppo rafforzata a seguito della manifesta volontà di modificare in modo non condivisibile la Costituzione, di portare avanti una riforma elettorale molto diversa dalle aspettative, fino ad arrivare al job act che ha stravolto in più parti i principi ispiratori e costituenti del partito democratico. Tutto questo in nome di un ampio patto con la destra nazionale e di un riformismo che appare, con il trascorrere dei mesi e degli eventi, sempre più una forzatura della democrazia priva di un disegno organico di ricostruzione di un paese».
La gestione livornese. «La gestione locale del Pd ha purtroppo seguito la stessa strada del nazionale - continuano i tredici dimissionari -. Qui il partito dopo lo svilimento dei valori ispiratori a pro di metodi che hanno tenuto conto solo di interessi personali e di gruppi di potere, si è sempre più ripiegato su se stesso perdendo consensi e iscritti. Questa assenza di "buona politica", aiutata da una gestione del governo della città non all'altezza delle esigenze e dei mutamenti sociali ci ha portato a perdere il comune dopo tanti anni di governo».
Dopo il ko dell’8 giugno. La clamorosa sconfitta di Ruggeri, secondo i tredici, doveva esser gestita diversamente. «La sconfitta non ha provocato riflessioni per un cambiamento, anzi, l'intervento a gamba tesa del Pd Regionale, un Pd Renziano che vedeva in Livorno una spina nel fianco, non ha permesso alcuna elaborazione politica disincentivando sia il dialogo interno che con la città a favore di un decisionismo che non ha niente di democratico - scrivono nella lettera -. La verticalizzazione dell'organizzazione del partito ha quindi determinato un progressivo svuotamento del ruolo degli iscritti garantendo il rafforzamento di gruppi di potere e di rancori interni».
Primarie non rispettate. La vittoria al ballottaggio di Bellandi a discapito di Sonia Filippi (che aveva ottenuto la maggioranza relativa alle primarie) è stata l’elemento decisivo per la scelta: «Siamo rimasti fino ad oggi per la convinzione che fosse possibile riportare il dibattito politico su temi coerenti con i principi ispiratori del Pd, speravamo che le regole statutarie avrebbero garantito il dialogo democratico e che non si sarebbero superati certi limiti», scrivono i tredici. L’attacco è durissimo: «Purtroppo gli ultimi eventi locali, ed in particolare l'elezione per il segretario dell'Unione Comunale di Livorno, ha fornito la misura della povertà politica dell'attuale classe dirigente. La decisione di non rispettare l'esito delle primarie senza tenere conto del giudizio degli elettori è stato di una gravità inaudita. Con questo comportamento si è calpestata l'etica politica e si è pesantemente offesa la dignità dei cittadini. Un partito che pensa più ai posizionamenti dei suoi dirigenti che a condividere con i propri elettori e sostenitori percorsi basati su progetti concreti per la città, ci ha purtroppo convinti che non ci sia al suo interno più agibilità politica. La nostra permanenza significherebbe soltanto essere complici del perpetrare di un modo di agire che non siamo né vogliamo condividere».
Continueremo a fare politica. «Dopo la sconfitta elettorale la chiusura al dialogo sulle cause, sul progetto futuro per la città, sui grandi temi, ha confermato la volontà sia del regionale che del partito locale di non voler ricostruire un partito forte a Livorno nei contenuti e nei progetti ma anzi di voler approfittare dalla sconfitta per portare avanti interessi che con Livorno hanno ben poco a che fare - continuano -. Tutto questo ci ha infine reso insopportabile continuare il percorso con questo Pd. Se il Pd di domani tornerà ai suoi principi ispiratori, diversi potrebbero essere i nostri sentimenti. Queste vicende non hanno comunque diminuito la voglia di continuare a lottare per la nostra città, i nostri principi, la nostra gente. Per questo continuerete a vederci impegnati come e più di prima, ma lontano da questo modo di fare politica che non è mai stato il nostro e non è più quello di una vera sinistra riformista e progressista».
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