Il presidio
Sos dai proprietari e da chi ancora aspetta la casa nuova
LIVORNO. Il Comune deve decidere cosa vuole fare della Chiccaia: buttarla giù e costruire nuove case come previsto dai piani di recupero o tenere in piedi il blocco, mettendolo in sicurezza, per...
LIVORNO. Il Comune deve decidere cosa vuole fare della Chiccaia: buttarla giù e costruire nuove case come previsto dai piani di recupero o tenere in piedi il blocco, mettendolo in sicurezza, per destinarlo intanto all’emergenza abitativa come chiedono Unione inquilini e altri sindacati della casa? Ieri, in un’intervista al Tirreno, l’assessore al sociale Ina Dhimgjini, non ha escluso l’ipotesi di demolire subito il blocco (strada consigliata anche dagli uffici tecnici) chiedendo però alla Regione di finanziare la conversione a uso abitativo di altri edifici, ad esempio l’ex caserma.
Ma intanto alla Chiccaia, come racconta chi ci vive da una vita, le occupazioni delle case murate si stanno moltiplicando. Con il rischio che in questo angolo di Shangai scoppi la guerra tra poveri: perché se da una parte c’è chi occupa perché non sa dove andare, dall’altra ci sono gli assegnatari che aspettano da anni di trasferirsi nell’ambito dei piani di recupero e che ora si trovano a vivere in una situazione sempre più esplosiva. Non solo: ci sono nove proprietari che ancora non sanno con certezza che fine faranno. «La nostra richiesta – ripete Sirio Grassi, dell’Asppi – è di mantenere le promesse delle precedenti giunte: definire l’atto di esproprio e fare a cambio con un immobile nuovo, senza indennità e pagando un canone».
Quanto alle case popolari, tra maggio e giugno una trentina di famiglie in regola dovrebbero spostarsi dalla Chiccaia nelle case nuove della Padula, come previsto dal piano di recupero, mentre per le altre 35 che dovrebbero raggiungere Corea il trasferimento potrebbe slittare da giugno a settembre. «Ma il rischio - hanno ripetuto ieri gli inquilini in regola – è che le case vengano sfondate in blocco quando ci sarà il primo grande trasferimento. Chiediamo di traslocare tutti insieme, il prima possibile». (j.g.)
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