Il Tirreno

Livorno

«Emergenza complessa ma abbiamo un piano»

di Juna Goti
«Emergenza complessa ma abbiamo un piano»

Nelle case popolari controlli su redditi e residenza, tre fasce per le occupazioni Chiccaia: ipotesi demolizione se la Regione aiuta a riconvertire l’ex Caserma

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LIVORNO. «Sono molto dispiaciuta per quello che è accaduto: è il sentore di un malumore che c’è in città e che dobbiamo considerare. Il segno di un malumore che comunque non dice che non ci stiamo impegnando sul fronte della casa: l’amministrazione c’è e quello che è successo ci spinge a fare di più». L’assessore al sociale, Ina Dhimgjini, lo dice all’indomani della rabbia esplosa in municipio, quando il ventinovenne si è presentato al primo piano chiedendo una casa e ha finito per volare panchine. «Stiamo monitorando la situazione, gli abbiamo proposto di iscriversi alle liste dell’ emergenza casa», spiega l’assessore.

Ma al di là del singolo episodio che spiazza e che parla, esiste un piano casa? Quali linee sta seguendo la nuova amministrazione? «Il piano c’è – risponde Dhimgjini – lo stiamo mettendo a punto». «Bisogna però anche considerare – sottolinea subito dopo – che le politiche della casa sono strettamente connesse al patrimonio e al bilancio», e che «dobbiamo far fronte a milioni di tagli». Detto questo?

Faccia a faccia con i grandi proprietari. Tra pochi giorni, con ogni probabilità il 16 aprile, l’amministrazione incontrerà alcuni grandi proprietari immobiliari. Il discorso è sempre lo stesso: ci sono migliaia di case private sfitte. «L’obiettivo – ripete Dhimgjini – è di sensibilizzare rispetto allo strumento del canone concordato, prevedendo anche sgravi fiscali».

«Fuori dalle case popolari chi supera il reddito». I primi punti della bozza di piano che descrive l’assessore riguardano comunque Casalp e case popolari. «La giunta – fa sapere – ha approvato il rapporto sull’applicazione degli articoli 34 e 35 della legge regionale 96/96 sulla decadenza delle assegnazioni e sulle modalità di decadenza in caso di superamento del reddito». Come chiarisce anche la presidente Casalp, Vanessa Soriani, è stato fissato un tetto di reddito convenzionale (che è altro dal reddito) di 35.000 euro. «Nella fascia grigia che sta tra i 28.000 e i 35.000 euro – dice l’assessore – saranno fatti gli approfondimenti di legge. Sopra i 35.000 euro, fatti i doverosi accertamenti - e ci sono anche casi eclatanti - si procederà al ritiro dell’alloggio per riassegnarlo a chi ne ha più bisogno». Tutto mentre Casalp «sta già procedendo alla ricognizione delle morosità» e «sta verificando la corrispondenza tra le residenze dichiarate e l’effettiva abitazione, perché sono molti quelli che dichiarano una condizione non vera».

Occupanti senza titolo: tre fasce. «Nel caso degli occupanti senza titolo – fa poi sapere – l’intenzione è di procedere su tre fasce: 1) di fronte agli occupanti senza titolo che però avrebbero i requisiti per la casa popolare approfondiremo caso per caso, in modo graduale, per arrivare allo sgombero appena è pronto un percorso di emergenza abitativa; 2) anche per coloro che non hanno titolo e che hanno zero punti percorso graduale; 3) sgombero per chi occupa e sta sopra i 28.000 euro». «Non siamo fieri di sgomberare – dice – se si cerca di ordinare il contesto immobiliare è per trovare casa a tutti, a chi ne ha più bisogno. Se ci si mettono anche i sindacati a incentivare certi comportamenti non ci aiutano».

«Maurogordato? Ascolto, ma è privato...». Il salto all’occupazione del palazzo Maurogordato da parte di alcune famiglie senza casa è breve. Al Comune è stato chiesto di prendere contatti con la proprietà e di sedersi a un tavolo di emergenza con la prefettura. «Ho visto lo striscione che mi hanno fatto – controbatte Dhimgjini – non posso commettere una violazione di domicilio privato. Rispondo solo che ho sempre ricevuto chiunque e che se verranno li ascolterò, ma non si può non tenere di conto che quello è un palazzo privato».

Dalla Chiccaia all’ex Caserma. Ma sul tavolo, guardando al piano casa, ci sono soprattutto due questioni da risolvere: il futuro del blocco della Chiccaia e l’acquisizione o meno della caserma di via Del Fante. L’assessore per la prima volta lo dice chiaramente: «Stiamo facendo la ricognizione di ulteriori immobili che si prestano all’emergenza abitativa e con questo piano andremo in Regione. L’ex Caserma? Potrebbe essere uno di questi, un’occasione importante, se inserita in una progettualità...». Tradotto: il Comune sarebbe pronto ad abbattere la Chiccaia (scelta contestata da una parte dei sindacati e dai comitati per la casa) una volta trasferiti gli abitanti e liquidati i proprietari («ci sono alti costi per la messa in sicurezza...»), ma anche ad acquisire dal demanio l’ex Caserma (come invece chiedono da tempo). Ma chiedendo alla Regione di finanziare i lavori necessari per attrezzare l’ex Caserma (o altri edifici) per l’emergenza abitativa. «Perché se si butta giù la Chiccaia e si va avanti con il piano di recupero – ripete Dhimgjini – sul territorio viene a crearsi una necessità ulteriore di alloggi che deve essere colmata».

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