Il Tirreno

Livorno

Cosimi rompe il silenzio «Così il mio Pd muore»

di Mauro Donateo
Cosimi rompe il silenzio «Così il mio Pd muore»

Alla presentazione del libro di Repetti l’ex sindaco se la prende anche con Rossi «Sono nella direzione regionale dem, ma da Livorno neanche una telefonata...»

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LIVORNO. Un fiume in piena, carico, lucido, travolgente e, soprattutto, schietto. Non adopera freni, parla a tutto campo, senza risparmiare critiche e anche autocritiche. Così, dopo dieci mesi di assoluto silenzio-stampa, Alessandro Cosimi – sindaco dal 2004 al 2014 e in precedenza assessore comunale e segretario dei Ds – ha deciso di tornare a parlare in pubblico alla libreria Erasmo, che per la circostanza era stracolma.

L’occasione è la presentazione del libro “Storie in movimento” del fotografo del Tirreno Riccardo Repetti, che ha messo in stampa i suoi scatti più importanti che racchiudono la storia della città dal 1987 al 2013. Ed è proprio commentando alcuni eventi indimenticabili per Livorno, che Cosimi ha deciso di tirare fuori tutto quello che si è tenuto dentro in questi ultimi dieci mesi. Uno sfogo che – da libero cittadino, come ripete più volte nel corso delle due ore di botta e risposta con il capocronista del Tirreno, Alessandro Guarducci, che moderava l’incontro – non risparmia critiche al suo partito, alla Regione, alla nuova giunta, ma anche alla città in generale. E c’è spazio pure per qualche mea culpa.

Un dono per la città

Il libro di Repetti (i testi e le didascalie sono stati curati dalla giornalista Elisabetta Arrighi) è uno scorcio della sua brillante attività professionale, fatta di immagini e scatti, sempre in prima fila, cercando di cogliere l’attimo giusto. «Il fotografo – afferma Alessandro Guarducci, capocronista del nostro giornale, per l’occasione nelle vesti di moderatore – è l’occhio della città, le immagini parlano molto più delle parole, e le foto di Repetti sono così». Dopo aver letto la prefazione del libro, curata dall’ex direttore del Tirreno Roberto Bernabò – oggi ai vertici dei giornali locali del gruppo Finegil Espressso – vengono commentate alcune foto: momenti di gioia (la promozione in serie A del Livorno Calcio dopo 55 anni), ma anche momenti di dolore come il rogo di Pian di Rota, dove persero la vita quattro bambini Rom. E poi la città che cambia, dal porto al Goldoni.

Emblematiche le foto del Cantiere: «Il suo cambiamento – afferma Repetti – è stato un trauma non solo per la città, ma anche per me: per questo ho utilizzato proprio l’immagine del Cantiere per la copertina». Il fotografo poi aggiunge: «Spero che questo libro aiuti i giovani a capire la storia della città e a conoscere molti personaggi e molti eventi di cui forse hanno solo sentito parlare». E a proposito di giovani, ecco spuntare tra il publico la nipotina di Repetti: il fotografo nonno abbraccia la neonata teneramente e il publico appalude emozionato.

Cambio di mentalità

Parlando proprio della vicenda del Cantiere Navale, parte il lucido sfogo di Cosimi: «Ricordo lo scontro interno tra tute blu e marroni, che poi ci siamo portati dietro e proprio su quello si è divisa la classe dirigente».

«Anche per me – aggiunge l’ex sindaco – il Cantiere era un mito, il simbolo operaio, dove però tanti livornesi si sono ammalati di mesotelioma». Poi parte il primo affondo, a proposito del passaggio dal Cantiere di Serafini (Cnfo) a quello di Azimut Benetti: «Quella battaglia l’ho vissuta come una sconfitta culturale – dichiara – Bisogna infatti capire dove non abbiamo fatto il salto di qualità. Un sistema è finito, è arrivato il marchio di Paolo Vitelli che rappresenta la globalizzazione, ma che soprattutto fa lavorare: eppure continuo a sentir dire che vuole fare speculazione edilizia».

«Se dietro a questo – continua Cosimi – c’è un giudizio etico, allora non bisognerebbe parlare nemmeno di turismo. Occorre riflettere e ripensare il concetto di bene comune».

I rapporti con la Regione

Incalzato dalle domande di Guarducci sui rapporti con Enrico Rossi, inizialmente Cosimi cerca di mantenere un atteggiamento “soft” («ho sempre avuto buoni rapporti con lui quando ero presidente Anci»), poi però commenta con un pizzico di polemica l’interessamento mostrato negli ultimi mesi dalla Regione che nei con fronti di Livorno.

«A Firenze hanno capito che in questa crisi profonda certe scelte andavano fatte prima». Così si arriva a ripercorre i motivi dello scontro con Rossi: «Il conflitto c’è stato sulla centralizzazione del ruolo della Regione e sull’interpretazione del ruolo delle aree vaste. Per Rossi la soluzione alla crisi risiedeva solo nei tre poli universitari: Firenze, Siena e Pisa. E quest’ultima doveva essere la guida dell’Area vasta Costiera. Per me, invece, ci voleva un po’ più di “Viva Livorno”, perché siamo una città ricca di eccellenza. Rossi ha invece scelto di sostenere prima Piombino, era inevitabile che io non fossi d’accordo con lui». Insomma, una cosa rivendica con orgoglio l’ex sindaco di fronte alle domande di Alessandro Guarducci: la sua difesa dall’attacco di “pisanizzare la Toscana”. «La battaglia – rileva Cosimi in modo amaro – l’ho fatta da solo».

Il Pd livornese

Nella sala dela librera Erasmo c’è l’ex presidente della Provincia Kutufà, c’è Anna Maria Biricotti, alcuni assessori della precedente giunta (Nebbiai, Bettini e Tredici), alcuni ex consiglieri (Cecchi, Volpi). A colpire, però, è il fatto che nessuno della direzione del Pd livornese fosse presente. Seppur invitati. Un segnale chiaro, che Cosimi ha messo in evidenza indirettamente spiegando il suo ruolo nel partito. «Attualmente sono nella direzione regionale del Pd – afferma – se a Livorno mi chiedono un contributo, lo dò volentieri. Ma – aggiunge con una battuta – per il momento non me lo domandano: neanche una telefonata, si vede che temono che dica sì...».

Poi Cosimi torna serio. «È necessario che il Pd faccia uno sforzo di qualità, altrimenti muore. A Livorno è finita una fase, non aver avuto uno spazio di riflessione dopo la sconfitta elettorale è stato grave: è stata data la colpa solo all’amministrazione Cosimi e così si è pensato di aver risolto il problema». Cosimi, dunque, ripercorre la campagna elettorale delle ultime amministrative (definita «troppo debole») e si sofferma brevemente su Marco Ruggeri definendolo «un bravo ragazzo ma avulso da certi meccanismi» e sottolinenando anche che «sul nuovo ospedale al suo posto mi sarei comportato diversamente: avrei detto che l’ospedale nuovo si farà ma che come primo atto avrei discusso la localizzazione».

Non cita mai il nome del’ex segretario Jari De Filicaia ma le critiche nei suoi confronti sono le più severe. «Avevamo il programma di mandato del Pd, il tavolo di coalizione, ma mancava il candidato: io una cosa del genere non l’ho mai visto in campagna elettorale. Il Pd è stato capace di impallinare 4 possibili candidati... Di fronte all’ambiguità mi sono fatto da parte e nessuno mi ha cercato». Cosimi ricorda che è giusto che un candidato a sindaco si discosti dal sindaco uscente («io lanciai lo slogan “un nuovo stile di governo”, però non rinnegai nessuna scelta fatta da Lamberti») ma contesta la campagna elettorale scelta per Ruggeri: «È incredibile che si sia puntato solo a cancellare una precedente esperienza amministrativa. E pensare che chi oggi governa la città ha fatto quadrare il bilancio grazie all’avanzo che oculatamente era stato accantonato dalla mia giunta...».

Insomma, un giudizio molto duro sulla gestione del “suo” partito, seppure espresso con toni pacati, ma che fa capire quanto sia ancora aperta la ferita. E lo si comprende bene anche quando Cosimi parla della Calamai, «che qui da noi è stata criticata duramente, al punto da doverla mandare via in tutti i modi, però adesso è direttore sanitario a Careggi, il centro più importante in Toscana».

Guarducci, a questo punto, chiede a Cosimi perchè si sia voluto “impiccare” sul nuovo ospedale. L’ex sindaco replica: «Rimango convinto delle mie posizioni: lavorare a padiglioni è più dispendioso, serve assolutamente un nuovo ospedale. Siamo l’unica città capoluogo della Toscana ad avere una struttura vecchia e pagheremo questo ritardo. Per me Montenero era la soluzione più giusta». Poi arriva il turno di Bacci: «Abbiamo un segretario che è anche sindaco di Collesalvetti, che ora è nel comitato portuale: chi l’avrebbe mai detto, forse anche noi dovevamo entrare in certe dinamiche per avere più ascolto».

Mea culpa

Nello sfogo personale, finiscono anche le autocritiche. Guarducci ricorda a Cosimi i troppi ritardi e i progetti mai realizzati. «Il nostro difetto, è vero, è quello di aver avuto un eccesso di mediazione. Sarebbe stato opportuno un maggiore decisionismo», commenta Cosimi. Portando alcuni esempi, come il ritardo sull’approvazione del Prg portuale, più che di poco coraggio, l’ex sindaco però parla «di mancata capacità di essere spregiudicati, ma su quel tema era dal ’53 che chi proponeva qualcosa poi ne pagava le conseguenze. Noi abbiamo cominciato a lavorarci nel 2009 tra mille tensioni». L’ex sindaco ricorda – al riguardo – che durante la prima stesura della Darsena Europa «il “benaltrismo” del Pd non ci ha fatto andare avanti, ci attaccavano di voler spostare i problemi».

Macché sistema Livorno

Alla nuova amministrazione Cinque Stelle, Cosimi riconosce di aver fatto bene sull’approvazione alla variante strutturale per il Prp ed esprime soddisfazione per la conclusione di alcune operazione che erano state progettate dalla sua giunta. Ma non manda giù una cosa, il giudizio morale: «Mi sono offeso quando hanno detto che avrebbero abbattuto “il sistema Livorno”: non esiste assolutamente un sistema... In settant’anni di governo di sinistra, nessun amministratore livornese è mai stato indagato! Vi dico che dopo la denuncia di un gruppo dei riparatori navali sulla vicenda dela Porta a mare, io sono stato sottoposto ad accertamenti patrimoniali per tre anni: è stata una cosa spiacevole, ma non avevo nulla da temere. E così è stato. Su questo argomento vorrei che la nuova giunta fosse messa più alle strette, ma al Pd pare non interessi».

La conclusione è riservata invece a Buongiorno Livorno (presente alla libreria Erasmo con qualche esponente), «dove ci sono ragazzi di qualità, con cui il Pd dovrebbe confrontarsi alla pari e non con paternalismo». Cosimi, sempre rivolgendosi a Buongiorno, ricorda «che non esiste un programma di sinistra senza ambizione di governo». E conclude sottolineando che «un Pd con la sola ambizione di governo, incapace di formare una classe dirigente, non tornerà ad amministrare Livorno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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