Italia
Ora Seat è disponibile a restare più anni
Due mesi per trovare un acquirente che sia interessato alla commessa di Pagine Gialle, si punta ad Almaviva o Call & Call
LIVORNO. Se i sindacati auspicavano chiarezza definitiva, almeno quella l’hanno ottenuta: People Care non è interessata a proseguire la sua storia nel call center di Guasticce. Non a caso la società non si è neanche presentata al tavolo di giovedì convocato dal ministero dello sviluppo economico, preferendo un incontro a latere col viceministro De Vincenti, al quale i vertici aziendali hanno posto una serie di considerazioni che mai finora avevano fatto pubblicamente. «Questo call center non può stare sul mercato, perché ha costi del lavoro troppo elevati e i lavoratori sono inquadrati due livelli sopra la media del settore. Insomma non è concorrenziale», è stato il concetto espresso a De Vincenti, che poi l’ha riferito durante il tavolo, provocandone la rabbia.
SINDACATI AL CONTRATTACCO
«E’ una palese falsità», è stata la replica dei sindacati. «Abbiamo spiegato al viceministro che i 348 lavoratori del call center sono inquadrati col terzo livello che è il livello minimo previsto dal contratto Tlc», racconta Iuri Nassi segretario della Fistel Cisl. Aggiungendo: «Il contratto prevede che si venga assunti col secondo livello e dopo un anno si scatti al terzo. A Guasticce la quasi totalità dei dipendenti è al terzo, solo una decina di coordinatori sono al quarto».
Proprio ieri dalla Cisl è partito alla volta del ministero un pamphlet con la pianta organica attuale di People Care. Anche perché ora che l’azienda ha fatto chiarezza definitiva sulle sue intenzioni, la partita si giocherà con le altre società leader che in Italia gestiscono i servizi telefonici. Due in particolare: Almaviva Contact, controllata del colosso Almaviva (38 sedi in Italia, 16 all'estero e 32.500 dipendenti), e la milanese Call & Call, network di contact center diffusi su tutto il territorio nazionale, con circa 2700 dipendenti.
IN CAMPO IL MINISTERO
Sono loro la scialuppa che da qui al 31 maggio potrebbero salvare il destino se non di tutti i 450 dipendenti di People Care, almeno dei 348 a tempo indeterminato. A convincerli dovrà provarci il ministero, partendo da un elemento che è stato reso noto dallo stesso De Vincenti per la prima volta durante il tavolo di giovedì: la disponibilità di Seat a proseguire il suo legame col call center di Guasticce non solo per i sei mesi richiesti inizialmente dai sindacati, ma anche più a lungo.
«A fronte di questa disponibilità, se People Care non ha mostrato interesse, altri operatori potrebbero ritenere strategico rilevare il call center di Guasticce», continua Iuri Nassi. E’ chiaro che nella questione pesano soprattutto i termini economici di questa nuova apertura mostrata da Seat: «Purtroppo nel settore sono consentite le gare al massimo ribasso - continua Nassi -. In questo senso bisogna ribadire bene che Seat non può abbassare oltre un certo quid il valore della commessa».
E il ministero avrà il delicato compito di fare da mediatore per portare la commessa ad un livello sostenibile che faccia gola ai possibili nuovi proprietari del call center.
LA PROPOSTA SEAT
Sulla nuova proposta Seat non ha fatto cifre («ed è grave che People Care si sia tirata indietro senza neanche conoscere i dettagli economici», commenta Nassi), limitandosi a sostenere di non voler dare quantità minime di lavoro garantite. «E’ lì che si dovrà lavorare e limare - continua il segretario della Fistel Cisl -, perché i volumi sono importanti per i posti di lavoro e per attirare eventuali investitori. In questo senso sarebbe bene richiamare Seat alle proprie responsabilità verso Livorno, visto che dieci anni fa questo call center l’ha aperto lei attraverso la sua controllata Telegate».
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