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Nato per danzare: dal palco della Scala al ritmo di Amici

di Elisabetta Arrighi
Nato per danzare: dal palco della Scala al ritmo di Amici

Simone Baroni, 21 anni, livornese, eliminato per il serale del talent in onda su Canale 5 dall'11 aprile

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Nato per la danza. Un’avventura cominciata quando aveva appena sette anni nelle scuole di ballo della sua città, Livorno; proseguita nelle sale di prova dell’Accademia e quindi sul palco del Teatro alla Scala di Milano; poi a New York, continuata a Roma e infine in tv, ad “Amici”. Dove, però, il giovane Simone Baroni, 21 anni, è stato eliminato dal gruppo che parteciperà al “serale”, che sarà in onda dall’11 aprile su Canale 5. «È stata un’esperienza positiva» racconta Simone, che ha origini viareggine per parte di madre ed è nipote d’arte, nel senso che suo zio è Claudio Sottili, il famoso conduttore “nato” sulle frequenze di Radio Montecarlo quasi quarant’anni fa. «La scuola in tv mi ha insegnato tanto - racconta il balelrino - sia sotto il profilo tecnico che dal punto di vista umano. Un’esperienza che non tutti riescono a fare, e che aiuta a farti maturare. La rifarei certamente».

Partiamo dalla scuola di “Amici”, mesi intensi di lavoro in studio, davanti alle telecamere di Real Time sempre accese di questo reality-talent. Come ci è arrivato?

«La selezione è stata tosta. Ho dovuto fare sei provini successivi, entrare è difficile anche perché ogni anno ci provano in migliaia. I provini li ho fatti a Roma a partire da giugno dello scorso anno, fino a novembre. Quando alla selezione finale degli ingressi siamo rimasti in venti, cioè otto ballerini e ballerine, tre band e nove cantanti. La scuola di “Amici” è durata cinque mesi, durante i quali vi sono passate in tutto 32 persone, in quanto le sfide prevedono anche la presenza di esterni».

Come si svolge la giornata di un allievo della scuola di “Amici”?

«Si lavora con gli assistenti, i professori (fra cui i coreografi e ballerini Garrison Rochelle e Alessandra Celentano, ndr) ci guardano attraverso le telecamere. Si comincia la mattina alle 8 per andare avanti fino alle 21, a volte alle 22. La giornata è dura, anche perché bisogna lavorare per presentare tre-quattro coreografie a settimana. È molto impegnativo».

Maria De Filippi è il deus ex machina di “Amici”, l’ha inventato e portato ad un successo straordinario che dura da quattordici anni. La incontravate durante le lezioni?

«Maria De Filippi veniva ogni tanto a incontrarci. È una donna molto intelligente, carina, sempre disponibile. Se avevamo qualche problema potevamo sempre fare affidamento su di lei».

Tanti ragazzi, tutti giovani, tutti intenzionati a sfondare nel mondo dello spettacolo. Quanta rivalità c’era fra voi?

«Ce n’era, anche perché venivamo messi, lo dico fra virgolette, uno contro l’altro in quanto è necessario dare il meglio di sé. E nonostante le amicizie che sono sbocciate, si è sempre un po’ rivali. Poi possono esserci i “giocatori” sleali davanti ai quali io mi comporto da signore. Anche nelle sfide ho cercato sempre di comportarmi in maniera equa e leale. Vado fiero di questo mio modo di fare».

Quanto le è dispiaciuto dover lasciare “Amici” ora che sta per cominciare la fase serale?

«Mi è dispiaciuto molto e credo che avrei meritato di passare alla fase serale più di altre persone. Ma è un programma tv e sono sicuro che in futuro potrò avere le mie rivincite. Comunque l’esperienza televisiva, per me la prima, è stata bellissima. È un mondo parallelo che insegna tante cose. Intanto a lavorare sodo, a controllare le emozioni e le reazioni. Perché quando parli, mentre le telecamere ti riprendono senza sosta, è come avere davanti un altoparlante gigantesco. Una frase giusta o sbagliata la dici e arriva a milioni di persone».

Lei ha cominciato a danzare a sette anni. Prima di partire alla volta di Milano.

«È vero, avevo sette anni quando ho cominciato a prendere lezioni a Livorno. Poi a 12 anni mi hanno notato ad un concorso a Firenze, dove vinsi una borsa di studio per uno stage a Capri. Così il maestro Victor Litvinov mi propose di provare l’ammissione all’Accademia della Scala. Andò bene e mi trasferii a Milano. Tutte le mattine in Accademia a provare, frequentando anche la seconda e terza media, e poi la prima e seconda liceo. Sono stato quattro anni in Accademia, poi ho lasciato. Ho preferito cambiare strada, spostandomi dalla danza classica a quella contemporanea. Sono ritornato dal maestro Litvinov e ho lavorato anche con il coreografo Michele Pagliari».

Perché l'addio alla danza classica?

«Perché la danza contemporanea dà più libertà, coreografica e interpretativa, rispetto alla classica. Sono stato anche a New York, ammesso all’American Ballet Theatre: sono rimasto due mesi e mezzo, poi ho deciso di lasciare perché la compagnia è dedicata al balletto classico. Ho una personalità creativa, mi piace sentirmi a mi agio. E quindi cerco queste condizioni».

Ricordi della Scala?

«Quando ho danzato, insieme ad altri allievi, con Roberto Bolle. Era il mio primo anno a Milano e il debutto sul palco della Scala fu ai primi di dicembre, con l’apertura della stagione. Era l’Aida con la regia di Franco Zeffirelli: mi affidarono un assolo. Ero emozionato, ma forse non più di tanto. In sala c’era perfino Angela Merkel: allora, avevo 12 anni, non sapevo chi fosse. Oggi l’emozione sarebbe stata sicuramente più forte».

Lei ha una pagina Facebook ed ha molte fan. Che effetto le fa?

«Sì, sono su Fb, dove continuo a mettere video mentre ballo. Una delle note più belle dell’esperienza televisiva è quella delle fan che mi sostengono quotidianamente. Una cosa che solo la tv può dare: è come se avessero vissuto accanto a me per tutti i cinque mesi della scuola».

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