Il Tirreno

Livorno

Alle piscine comunali arrivano sei lettere di licenziamento

di Giulio Corsi
Alle piscine comunali arrivano sei lettere di licenziamento

Lunedì assemblea del personale di Officina, sindacati pronti a chiamare anche l’ispettorato del lavoro L’assessore Martini: «Siamo sorpresi, la società rispetti la convenzione. Riuniremo i legali per decidere»

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LIVORNO. Sei dipendenti di Officina dello Sport, la società che gestisce le piscine comunali (Bastia e Camalich-Neri), hanno ricevuto la lettera di licenziamento. Una notizia-terremoto per gli impianti rimessi a nuovo proprio pochi mesi fa.

La conferma arriva dal segretario della Slc Cgil, Beppe Luongo. «A gennaio – ricorda il sindacalista, che sta seguendo la vicenda insieme ad Alberto Faccendoni (Fisascat Cisl) – la società aveva aperto la procedura di mobilità per nove persone». Un terzo del personale, considerando i 24 addetti. Erano così iniziate le trattative sindacali, anche con i passaggi in commissione, a Palazzo Civico. Ora la notizia peggiore.

«La procedura attivata dalla società in base alla legge 223/91 – spiega Luongo – si è conclusa negativamente in sede istituzionale e oggi è arrivata la prima conseguenza. Sei lettere di licenziamento sono state consegnate ad altrettanti dipendenti: sono tutti primi livelli, quindi figure apicali, assunti a tempo indeterminato, full-time». A quanto risulta tra coloro che hanno ricevuto la lettera c’è anche la campionessa di nuoto Ilaria Tocchini.

«Questi licenziamenti – si arrabbia Luongo – se da una parte sono consentiti dalla 223, dall’altra sono in contraddizione con la convenzione firmata tra il proprietario degli impianti, il Comune, e la società che li ha presi in gestione: la clausola sociale prevedeva che Officina salvaguardasse il posto dei 19 dipendenti già al lavoro negli impianti e tra i 6 licenziati oggi, 5 fanno parte di quell’elenco. In ogni caso – sottolinea – il problema riguarda tutti i lavoratori». «A questo punto – aggiunge – ci sono domande urgenti che aspettano una risposta: intanto come potranno funzionare gli impianti con 6 persone in meno?».

Per lunedì è già stata convocata l'assemblea del personale. «Non sarebbe accettabile – mette le mani avanti Luongo – se questi dipendenti assunti con contratto nazionale fossero sostituiti con istruttori sportivi che prendono un compenso forfettario di 7.500 euro all’anno. Se si pensa di continuare così lo dico subito: ci opporremo mandando anche gli ispettori del lavoro». La riorganizzazione proposta dalla società prevederebbe anche il passaggio di contratti da full-time a part-time e demansionamenti. Dopodomani i lavoratori decideranno le iniziative da intraprendere. «Sullo sfondo – sottolineano Luongo e Faccendoni – c’è il rapporto tra Comune e società: non sarà più quello dell’inaugurazione».

L’assessore Francesca Martini ha fatto sapere che convocherà i legali del Comune per analizzare la vicenda. «Non sapevamo di questa decisione – dice – siamo molto sorpresi: all’ultimo tavolo si discuteva al massimo di 3 licenziamenti, invece sono 6. Con dispiacere vedo che non è stata trovata la quadra». «La nostra volontà – ripete – è ferma nel chiedere che si rispettino tutti i termini della convenzione e che si tuteli il lavoro. Vogliamo far valere quanto previsto dalla convenzione, ovvero la salvaguardia dei lavoratori che erano passati dalla precedente società pubblica a Officina».

Dopo il recente rinnovo della convenzione, è stato fatto un restyling agli impianti per 4 milioni di euro (3 a carico del Comune, 1.200.000 dei privati). «Tra l’altro – chiosa Martini – una delle condizioni perché alla società non fossero applicate penali era che riassumesse tutti dopo la cassa integrazione concessa nel periodo della ristrutturazione».

Nell’ultima commissione il sindaco non aveva escluso di arrivare, nell’ipotesi peggiore, alla rescissione del contratto. «Al momento non mi sento di sbilanciarmi in questo senso – conclude Martini – dovremo fare approfondimenti tecnico-legali». «I gestori – conclude – lamentano un calo di utili dovuto alla crisi, ma le piscine sono beni che vanno messi a frutto per l’intera città».

Juna Goti

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