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Gli studenti dipingono un murale dentro le Sughere
La IV C del Colombo ha diseganato un tramonto sul mare sulla parete della stanza ricreativa dei reclusi
LIVORNO. Un tramonto sul mare… alle Sughere, gli studenti della IV C del Colombo-Vespucci dipingono la stanza ricreativa del reparto giallo (ex settore transito) per i reclusi. Commosso Marco Solimano, garante per i diritti dei detenuti presso il Comune di Livorno: «Un progetto unico in Italia per portare la quiete a chi vive dietro le sbarre». Il giallo del sole che scivola tra le onde sfumate di blu e di azzurro tingendo di il cielo con tutte le gradazioni dell’arancione, il rosso e il bianco del faro sulla scogliera, le nere sagome delle isole che si stagliano all’orizzonte.
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Uno scenario che dona all’osservatore sul lungomare pace e serenità, ma che dal carcere non si vede. «L’idea mi è venuta quando ho visto come questi ragazzi hanno valorizzato le pareti della loro scuola, di cosa sono capaci» spiega Solimano: «L’accordo con il Provveditorato e l’Istituto è avvenuto in modo quasi naturale, visto che tutti hanno sùbito colto le finalità sociali dell’iniziativa e i benefici per i detenuti». Per dipingere la parete di sedici metri per tre della stanza è stato allestito un vero e proprio cantiere con il materiale (tute, rulli e pennelli, tinte…) fornito dal Comune tramite l’ufficio del garante. I dodici ragazzi, grazie ad una particolare deroga dell’Ufficio Scolastico Provinciale, ci lavorano in orario scolastico da lunedì scorso sotto la supervisione delle professoresse Eloise Takacs e Paola Danesi. Il tema dell’opera è stato scelto in una serie di incontri preliminari tra i bozzetti presentati dai ragazzi, il preferito è stato quello di Chiara Monetti: «Il mare è il simbolo di Livorno, ed il tramonto mi ispira riposo e relax; il faro è nato da una decisione di gruppo. L’idea di portare serenità queste persone mi piace, ed anche i miei genitori sono contenti».
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«Soggetto e colori non sono scelti a caso, sono il frutto di una logica che nasce dall’osservazione diretta e dall’esperienza» prosegue Solimano, garante da sei anni con altri quindici da volontario nelle carceri: «In questo ambiente dominano il blu e il bianco, e spesso ci si dimentica cosa c’è al di là delle mura». E sulla natura del progetto conclude: «È un evento unico in Italia, non è una “toccata e fuga” ma un lavoro prolungato nel tempo reso possibile da una preziosa collaborazione che spero si possa ripetere ancora ed essere da esempio per altre città».
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