Il presidio
Ora People Care minaccia il rischio di fallimento
Richiesta ai dipendenti: «Fate ferie e permessi perché non siamo in grado di pagarli». Giovedì l’incontro decisivo al ministero per la proroga della commessa di Seat
LIVORNO. Nelle casse di People Care ci sono poche centinaia di migliaia di euro. Il rischio è quello di arrivare al 31 maggio, giorno della scadenza del contratto con Seat, con il conto corrente sotto zero. E a quel punto, davanti al proprio stato di insolvenza nei confronti delle spettanze maturate dai lavoratori, di fallire. E’ l’ipotesi che la società ha paventato ai sindacati nei giorni scorsi, con tutto quel che ne conseguirebbe dal punto di vista dei ritardi nel pagamento della Naspi, l’indennità di disoccupazione, e del Tfr, beffa finale per i 450 dipendenti che in questa settimana riceveranno la lettera di licenziamento con data primo giugno 2015.
«E’ davanti a questa situazione che abbiamo firmato un accordo per lo smaltimento delle ferie e dei permessi con l’impegno a consumarli completamente entro il 31 maggio», spiega Filippo Bellandi, Rsu Cgil. «Ed è davanti a questa situazione che anche domani (oggi, ndr) non abbiamo indetto uno sciopero, ma soltanto un presidio davanti alla prefettura: non vogliamo dare all’azienda nessuna giustificazione, nessun appiglio per dichiarare il fallimento».
«Anche se - aggiunge Bellandi - in cinque anni sono entrati nelle casse di People Care 64 milioni da parte di Seat: crediamo che i suoi margini di guadagno l’azienda li abbia avuti e se adesso la cassa è scarsa e non ci sono soldi per pagare le ferie maturate, i motivi sono sicuramente diversi dalla redditività di People Care».
Quella che si apre oggi è un’altra settimana decisiva per il destino dei 450 lavoratori del call center livornese. L’ennesima, da quando - esattamente un anno fa - i guai di Seat ridussero drasticamente il fatturato dell’azienda di Guasticce e nello stesso periodo Contacta - la società controllante di People Care - richiamò in casa le commesse di Credem e Findomestic trasferendo il lavoro da Livorno a Torino e facendo scattare l’allarme dei sindacati: o arriveranno altre commesse o il 31 maggio 2015 con la conclusione dell’appalto di Seat, Guasticce chiuderà.
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.11051600:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/03/16/news/sfruttati-per-10-anni-e-ora-abbandonati-1.11051600]]
La previsione è stata rispettata in pieno e venerdì scorso la conferma da parte dell’azienda dell’invio delle lettere di licenziamento ha rappresentato un altro pugno in faccia ai lavoratori. Anche quella non disponibilità dichiarata venerdì a palazzo Granducale, a far slittare di neanche un giorno la spedizione delle 450 lettere rientrerebbe nei problemi di una cassa risicatissima, quasi vicina allo zero, per la quale sarebbe problematico affrontare anche il pagamento del mancato preavviso.
Ma la partita non è finita, sperano i 350 a tempo indeterminato e i cento precari, e la stessa tesi continua a sostenerla l’assessore regionale al lavoro Simoncini: «Continueremo a fare pressione perché si possa tenere aperta una prospettiva di lavoro».
E così tra oggi (in prefettura e a Roma, in un incontro privato tra una parte delle Rsu e Altero Matteoli) e soprattutto giovedì (al ministero dello sviluppo economico) sapremo se i 450 potranno sperare ancora oppure no.
In che cosa? Ancora in Seat, o meglio nella capacità del governo di spingere su Seat ad accordare il famoso prolungamento del contratto di altri sei mesi - non più fino al 31 maggio, ma fino a fine anno - nella speranza che in questo tempo, come in una favola a lieto fine, piova una nuova commessa, o magari una nuova società che rilevi People Care.
Le prospettive, inutile negarlo, sono terribili. E non solo per la rigidità mostrata da People Care, ma anche perché i rumors sulla volontà di Seat di trasferire a Tirana, in Albania, il servizio 1289 si rincorrono sempre più frequentemente e d’altra parte - sostiene Filippo Bellandi - quando Seat chiede una riduzione del 40% del costo del servizio non può pensare che quel prezzo possa esser praticato in Italia.
Oggi, come dicevamo, è in programma un doppio appuntamento: alle 15 in prefettura il management aziendale si troverà nuovamente al tavolo con sindacati ed enti locali, col prefetto a fare da arbitro nel tentativo di capire se l’approccio con Seat potrà prendere una piega diversa. In mattinata invece alcuni membri della Rsu incontreranno a Roma Altero Matteoli: «Ha dato disponibilità ad incontrarci - spiega Bellandi - e l’abbiamo colta al volo. L’obiettivo è quello di avere un’audizione in commissione comunicazioni del Senato».
Ma l’incontro clou è fissato a giovedì 19 marzo, ricorrenza di San Giuseppe: alle 15 al Mise, Seat sarà chiamata nuovamente a rispondere sulla disponibilità di una proroga della commessa. Se alzerà nuovamente un muro le speranze si ridurranno ancora. In caso contrario, potrà iniziare la corsa contro il tempo a caccia di nuove commesse (difficili in questi tempi di delocalizzazione) o magari di una nuova società che subentri a Contacta credendo nel know-how dimostrato in questi anni dai centralinisti livornesi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
