Il presidio
Aamps: macché salute, ecco cosa c'è dietro il siluramento di Di Gennaro
In commissione consiliare parla il presidente dei sindaci revisori: altroi che motivi di salute, - afferma - a Di Gennaro era stata rimproverata una "gravità di comportamento" e il fatto che il rapporto fiduciario era "venuto meno"
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LIVORNO. «Ci sono prove che testimoniano come l'amministratore unico avesse perso il controllo dell'azienda: il potere di gestione non era più nelle sue mani. Ancora oggi manca una governance. E se il Comune non garantirà un controllo puntuale e un supporto finanziario si andrà verso l'insolvenza e il default». Francesco Carpano, presidente del collegio dei sindaci revisori di Aamps, in seconda commissione conferma le preoccupazioni già espresse nel verbale del 28 febbraio (pubblicato in esclusiva dal Tirreno) sulla situazione gestionale e finanziaria dell'ex municipalizzata.
Il caso Di Gennaro. Si parte dalla vicenda di Marco Di Gennaro, sospeso in via cautelativa al termine dell'assemblea del 2 marzo. In consiglio comunale Filippo Nogarin aveva addotto "motivi di salute" alla base dell’allontanamento del manager massese. Nelle carte firmate dal sindaco alcuni giorni prima, però, si legge che a Di Gennaro era stata rimproverata una "gravità di comportamento", con il "rapporto fiduciario venuto meno", perché non aveva comunicato al socio "rilevanti fatti di gestione". Di Gennaro, dal canto suo, si era rivolto ai sindaci revisori, lamentando il mancato coinvolgimento nelle assunzioni di Luca Cosci e Andrea Marzovilla. Assunzioni che lui non aveva autorizzato, tanto che i revisori scrivevano di una "esautorazione di fatto" dell'amministratore unico.
LE OPPOSIZIONI: IL SINDACO NON HA DETTO LA VERITA' SUI MOTIVI DEL SILURAMENTO
Dalle parole di Carpano si scopre che Di Gennaro si è opposto al procedimento avviato nei suoi confronti, così si è aperta una procedura istruttoria che dovrà concludersi con la revoca o il reintegro del manager. Il timone di Aamps è ora affidato ai sindaci revisori, ai quali il Comune ha chiesto di indire un'assemblea per la nomina di un consiglio di amministrazione. Un appuntamento che ancora non c'è stato, in attesa che termini l'istruttoria nei confronti di Di Gennaro.
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Finanza e Comune. Carpano racconta di una situazione in Aamps «peggiorata da inizio anno, quando è venuto meno il sostegno del socio unico al piano finanziario». «La continuità aziendale in Aamps manca da anni - fa notare il presidente del collegio - Un’azienda normale in tali condizioni sarebbe in default e non in grado di adempiere al servizio. Finché c’è stato il controllo analogo del Comune (condizione tipica delle società a capitale pubblico, ndr) che ha assicurato strumenti finanziari, le difficoltà sono state attutite. Ma quando il controllo ha iniziato a scricchiolare ci siamo preoccupati». A fine 2014 è stato redatto il piano finanziario di Aamps (da uno studio esterno) ma il Comune non si è dimostrato in grado di «rispondere tempestivamente agli impegni imposti».
«Ci sono stati problemi nel regolare pagamento delle fatture - rileva Carpano - a partire da quella di dicembre, onorata solo in parte. Ciò ha portato nuova incertezza in azienda». Tra poco scadrà anche il primo trimestre 2015. Tradotto: il Comune dovrà erogare ad Aamps non solo i 4,7 milioni di fine 2014, ma anche i circa 9 milioni di gennaio-marzo. «Se mancherà il salvagente del tempestivo controllo analogo del Comune - avverte Carpano - si andrà verso la situazione di insolvenza e default».
DI GENNARO ACCUSA: ECCO LA LETTERA SCRITTA A CALDO
Prestito ponte, morosità e bando. L'analisi dei revisori in commissione tocca altri aspetti significativi. A cominciare da quello che il Comune ha definito un "prestito ponte" di 5 milioni ad Aamps. «In realtà - precisa Carpano - si tratta chiaramente di una operazione sul capitale. È impensabile che sia un prestito ponte: non c'è modo che quella somma possa tornare nelle casse comunali vista la situazione dell'azienda».
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Il finanziamento, peraltro, non è ancora a disposizione di Aamps. «Se non arriverà a breve non servirà a niente», è il laconico commento di Carpano, che poco dopo ricorda l'ammontare della morosità che si è accumulata negli anni tra Tari, Tares e Tia: 40 milioni di euro, di cui «30 in capo ad Aamps, per metà già assorbiti e per metà da ribaltare sulla tariffa nei prossimi anni». Chiusura sullo spazzamento manuale: «Il bando di gara è una questione urgente - ammette Carpano - ce l’ho sulla scrivania da giovedì, lunedì ci riuniremo e faremo il possibile per non creare danno a nessuno».
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