«Intercettazioni sparite» salta la sentenza a Fedele&Co
Livorno, colpo di scena all’udienza finale della maxi inchiesta in Corte D’Assise. Il pm Masini: vanno trascritte quelle ammesse. Ok del collegio alla riapertura
LIVORNO. Nuovo colpo di scena al processo sul presunto clan che avrebbe avuto in Michelangelo Fedele «il capo indiscusso e il fulcro» e che tra il 2000 e il 2006 avrebbe gestito gli affari criminali in Provincia di Livorno. Colpa di alcune intercettazioni telefoniche che dovevano essere messe agli atti del dibattimento e che invece non sono state mai trascritte.
E dire che tutti ieri mattina credevano che quella in calendario fosse l’ultima udienza del maxi processo in Corte D’Assise. In agenda, infatti, conclusa la requisitoria del pubblico ministero Antonio Giaconi (ha chiesto per gli imputati oltre 50 anni di condanne complessive), archiviate le posizioni delle parti civili e le arrighe dei difensori, dovevano esserci le repliche del pubblico ministero e la camera consiglio che doveva portare dritto alla sentenza.
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Invece alle 9,30 in udienza si è presentato non il sostituto titolare, bensì il pubblico ministero Luca Masini, lo stesso che nei giorni scorsi ha chiesto e ottenuto l’arresto dello stesso Michelangelo Fedele. Evidentemente scartabellando nel fascicolo del processo in corso per prendere informazioni sulla persona sulla quale stava indagando si è accorto della “dimenticanza”.
«Il perito - ha spiegato al Collegio - non ha trascritto alcune intercettazioni che dovevano essere inserite nel dibattimento. E nelle conversazioni intercettate ci sono le prove dei gravi indizi di colpevolezza degli imputati. Eppure la trascrizione era stata ordinata ma non è stata mai eseguita. Ecco perché - stata la richiesta formale - è necessario riaprire il dibattimento e assumere le prove che mancano».
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Un blitz - giuridicamente ineccepibile - che ha preso in contropiede i legali degli indagati che si sono opposti alla richiesta. «Il 3 maggio 2010 - ha ripetuto l’avvocato Marco Talini - il perito ha indicato le problematiche nelle trascrizioni. E il pm rispetto a questo punto non ha fatto alcuna eccezione, dunque c'è la rinuncia implicita a queste prove». Il Collegio, accogliendo la richiesta del pm ha disposto la trascrizione delle intercettazioni già depositate e fissato una nuova udienza il 15 maggio.
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