Il Tirreno

Livorno

Nogarin vuole il piano bis

di Mauro Zucchelli

Il doppio protocollo extra con l’Authority c’era già lunedì mattina. Ecco cosa dice

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LIVORNO. Il mancato sostegno di Enrico Rossi nel rapporto a tu per tu che il governatore ha con il ministro nella nomina al timone dell'Authority: è questo lo scoglio sulla strada dell'intesa fra il sindaco e il presidente della Regione, stando a quel che quest'ultimo non dice esplicitamente ma lascia intuire.

Nogarin invece mette l'accento su qualcos'altro: rimproverando a Rossi di non esserglisi negato per giorni, spiega cos'è che avrebbe voluto chiedere al governatore in cambio del proprio sì. Il riferimento è alla possibilità di «poter tornare, una volta approvato il Prg portuale, a discutere di tali questioni»: con Rossi a fare da garante, «quale che sia il nome che verrà definito dal ministro Lupi in sinergia con il presidente della Regione Toscana».

Eppure quell'accordo c'è già: è stato messo nero su bianco proprio poche ore prima dello scontro istituzionale. Lunedì mattina è proprio il sindaco a chiamare a Palazzo Civico il numero due dell'Authority Massimo Provinciali (insieme al responsabile Prg Claudio Vanni): sono presenti l'assessore Alessandro Aurigi, il segretario comunale Giuseppe Ascione e il direttore generale Sandra Maltinti. Limano, smussano: salta fuori un testo che, a quanto si sa, è condiviso. Il sindaco è già uscito per un impegno, gli altri prendono un caffè e ciascuno va alla propria auto dandosi appuntamento a Firenze per la firma. A metà superstrada, però, ecco la telefonata: contr'ordine, Nogarin non firmerà.

Eventuale caso Batini a parte, il resto è già nero su bianco. Il primo protocollo. E’ quello con l'Authority dice che Palazzo Rosciano tira fuori soldi per una serie di interventi specifici. Quali? Uno: l'abbattimento del ponte di Santa Trinita davanti alla Fortezza Vecchia, niente più direttrice per le auto ma solo passaggio pedonale. Due: soldi per le Fortezze e i Fossi. Occhio però che i Fossi sono sì di competenza dell'Authority ma, quanto ai fortilizi, la Fortezza Vecchia è solo in gestione provvisoria e sulla Fortezza Nuova Palazzo Rosciano si dice disposta a investire (l'aveva già ipotizzato Gallanti anni fa) ma chiedendone in cambio l'affidamento. Tre: lo spostamento del depuratore del Rivellino. Pare che qui siano emerse resistenze dell’Authority: il depuratore fa un "mestiere" che con il porto c'entra poco o nulla. Comunque i margini di soluzione ci potrebbero essere: a Palazzo Rosciano hanno in testa di localizzare in zona interporto un impianto di trattamento fanghi (in arrivo dai dragaggi sia del porto che dello Scolmatore tramite un fango-dotto), qualcosa potrebbe essere studiato anche in nome dell'esigenza di togliere il depuratore da lì dov'è, nel cuore della Venezia.

Il secondo protocollo. Anche questo sempre con l'Authority. Il Comune vuol avere la possibilità di ridiscutere in un secondo momento alcuni tasselli del puzzle del Prg portuale, ovviamente quelli dell'interfaccia con la città. Quando? con il nuovo Prg della città. Detto assai grossomodo, in urbanistica il Comune ha, riguardo alla fascia portuale, competenza sulle aree private mentre l'Authority l'ha su aree demaniali e specchi acquei. La normativa comunale “conta” di più di quella portuale, però l'intreccio è talmente ingarbugliato che se ne esce solo in un clima di collaborazione. Probabilmente il Comune si sentirebbe più garantito da un confine ben delineato, ma a Livorno più che altrove, la realtà è una babele a macchia di leopardo. Dev'essere a questo che guarda il sindaco Nogarin quando dice che sul Prg «sono emerse tutta una serie di criticità, dalla zonizzazione al passaggio di alcune aree tra città e ambito portuale , a quell'area di cerniera tra città e porto»: criticità rilevate non solo dai Cinque Stelle ma «pure da una fetta importante dell'imprenditoria e delle forze sociali». Insomma, vuol avere l'ultima parola con un Prg-bis quando non avrà più in mano l'arma della variante anticipatrice. È da dire, però, che nella “pancia” della riforma portuale c’è anche l'ipotesi di invertire l’ordine delle priorità e far riscrivere semmai alla futura Authority (unica o decentrata) le parti portuali del Prg della città in funzione di quel che decide il porto: e soltanto con un passaggio nel "parlamentino" dell'Authority, senza neanche transitare dal Comune...

L’accordo c’è. Le garanzie... Comunque sia, l'accordo sul Prg-bis, benché faticoso, c'è già. Però è evidente che il sindaco non si fida di quel che c'è scritto, vuole "blindarlo" con una garanzia politica: Rossi, appunto. Chissà se Nogarin si fida di Rossi: servirebbe un "garante del garante", cioè qualcuno che possa garantire che Rossi effettivamente e via salendo fin chissà dove. Assurdo? Sì, ma forse comprensibile. Il primo motivo ha a che fare con il fatto che Nogarin il potere contrattuale pensa di averlo in mano solo adesso: il coltello dalla parte del manico è la variante anticipatrice indispensabile per arrivare al Prg portuale e, a sua volta, necessario per giungere all'Accordo per Livorno. Una volta detto quel sì, Nogarin sente di aver in pugno solo una pistola scarica e, in una visione tutta conflittuale dei rapporti istituzionali in mezzo a un mare di Pd, è ora il momento di puntare i piedi per portare a casa quel che vuole.

L'altro aspetto ha a che vedere con il mix di diffidenza e inesperienza con cui il M5S è entrato nelle stanze del potere: non basta l'accordo, ci vuole il garante dell'accordo, e poi il garante del garante...

Dentro il M5S. C'è forse anche un terzo elemento da non sottovalutare: riguarda l'atteggiamento del gruppo consiliare. Come dice il capogruppo Francesco Bastone, dentro il M5S convivono una pluralità di visioni: sul Prg del porto si sono ascoltate soprattutto quelle ostili. Fino a descriverlo come una cuccagna per gli appetiti mafiosi, fino a prefigurarlo come la “Tav di casa nostra”. Guai se Nogarin si mostrasse accondiscendente, rischierebbe di essere impallinato dal fuoco amico: di fatto sfiduciato e costretto a mettere sul tavolo le dimissioni (occhio, però, che a quel punto si tornerebbe a votare ed è difficile credere che i grillini lo vorrebbero).

Non gli resta che puntare i piedi, avventurarsi su una trattativa un po' levantina e gridare contro il “commissaria- mento”: è quel che potrebbe togliergli le castagne dal fuoco e dargli il dividendo politico d'una battaglia anti-Pd in piena campagna elettorale. Non solo: tutto questo lo farebbe diventare punto di riferimento di quella galassia di interessi fra quanti in porto non vogliono questo Prg. Di più: se si guarda all'orizzonte strategico, la fine del “sogno” della Darsena Europa significherebbe l'appassimento rapido di Livorno sul fronte dei traffici container e legherebbe il futuro alle “autostrade del mare”. E a chi ne ha l'egemonia come Grimaldi, la grande compagnia che ha il proprio “cuore” fra Palermo e Napoli.

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