Il Tirreno

Livorno

Fusti tossici, chiesti 7 anni e 8 mesi per i tre imputati

Federico Lazzotti
Uno dei fusti tossici recuperati
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Uno dei fusti tossici recuperati

Livorno, nell'aula "cinema" il pubblico ministero ha parlato per quasi 4 ore: "Più colpe per produttore e trasportatore rispetto al comandante". L'avvocato del capitano: né disastro ambientale né naufragio, va assolto

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LIVORNO. Sette anni,  otto mesi e venti giorni. E’ questa la pena complessiva richiesta dal pubblico ministero  Luca Masini nei confronti  dei tre imputati nel processo per  il presunto disastro ambientale dell'Eurgocargo Venezia  che la notte del 17 dicembre 2011 ha innescato la perdita in mare, al largo di Gorgona, di 198 fusti tossici (71 dei quali mai recuperati).  Il pm ha parlato per quasi quattro ore davanti al giudice Antonio Del Forno. L’aula d’Assise del Tribunale di Livorno, è stata trasformata in un cinema con l’installazione di un megaschermo dove di volta in volta sono state proiettate delle slide per affrontare di volta i vari punti della vicenda: dal trasporto del rifiuti sulla nave, alle condizioni atmosferiche, fino alla manovra che causato la perdita.

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La sorpresa è arrivata al termine della requisitoria in camera di consiglio (gli imputati hanno chiesto e ottenuto di essere giudicati con rito abbreviato) quando il pm ha chiesto le singole condanne. Due anni e otto mesi per Salvatore Morello, 48 anni, responsabile del magazzino della Isab srl, la società produttrice del rifiuto, e per Mario Saccà, 55, di Barcellona Pozzo di Gotto, nel messinese, quale spedizioniere della merce-rifiuto e legale rappresentante ed amministratore unico della società di Autotrasporti Fratelli Saccà. Mentre per il comandante della nave della compagnia Grimaldi, Pietro Colotto, 64 anni,   è stata chiesta una condanna a due anni due mesi e venti giorni. “Secondo il pm – spiega uno degli avvocati presenti in aula – ha ritenuta più determinante la colpa dei produttore e corriere rispetto a quelle delle comandante”. In particolare – è emerso dalle carte – che l’etichetta messa sui bidoni parlasse di merce pericolosa e non di rifiuti. Dunque una indicazione forviante.

Durante l’ultima udienza, oltre al pm, hanno parlato gli avvocati delle parti civili, a cominciare dal Ministero e la Regione Toscana e il difensore del comandante della nave. L’avvocato Cesare Fumagalli, al termine dell’arringa  ha chiesto l’assoluzione del suo assistito “perché il fatto non sussiste”. Rispetto ai capi d’imputazione, infatti, - secondo il legale – non ci sarebbe stato disastro ambientale e il naufragio non si è mai verificato visto che la nave è sempre rimasta in sicurezza.

La prossima udienza è stata fissata per il prossimo 17 marzo. In programma c’è la discussione degli avvocati degli altri due imputati, le repliche e forse anche la sentenza.

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