«Era disperata, aveva lo sguardo spento»
Il racconto di Fabrizio Alibrando: le ho tolto il cellulare rubato a mia figlia e l’ho inseguita in Vespa
LIVORNO. «Quando l’ho guardata aveva gli occhi spenti, lo sguardo vuoto. Secondo me quella donna ha cercato di rapinare la banca perché era disperata». Fabrizio Alibrando, professione commerciante, si accende una sigaretta fuori dalla banca di via Del Mare mentre ricorda il momento in cui, poco prima, era con la figlia Jennifer davanti al direttore del Credito Cooperativo di Castagneto Carducci, in via del Mare.
«Mia figlia ed io - racconta - stavamo aspettando di completare alcune pratiche per il conto corrente, quando è entrata la segretaria del direttore impaurita, dicendo che c'era una donna armata all'interno della banca. Pochi istanti dopo è entrata questa signora: indossava un cappello nero, di quelli a tubo, aperti in cima, un piumino scuro, avrà avuto tra i 50 e i 60 anni, da come parlava secondo me era livornese. E teneva la pistola in mano. Ha chiesto al direttore i soldi, ma lui ha risposto che le casse erano chiuse. Allora ci ha detto di consegnarle i cellulari. Io ho cercato di spiegarle che se aveva bisogno le potevo dare 200 euro. A quel punto ha preso solo il cellulare di mia figlia e se ne è andata».
Con la figlia impaurita per quello che era appena avvenuto il commerciante si è messo in ogni caso ad inseguire la rapinatrice.
«L'ho rincorsa e le ho strappato di mano il telefono, poi l'ho inseguita, ma in piazza Sforzini l'ho persa di vista. Addirittura qua fuori ho trovato uno che conosco: era in Vespa, gli ho detto di scendere, sono salito e ho cercato di andarla a cercare ma senza nessun risultato».
Fabrizio Alibrando quando in via del Mare sono arrivati i carabinieri è salito su una gazzella e con i militari ha cercato, senza successo la donna bandito. Quella con gli occhi spenti, il piumino e la pistola in mano. (f.l.)
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