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Fedele finisce in carcere
Usura, la Procura decide per la detenzione nella casa circondariale di Pisa dopo quattro nuovi casi
LIVORNO. Michelangelo Fedele è finito in carcere. Lunedì 9 i militari del reparto operativo dei carabinieri e del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza lo hanno arrestato sulla base dell'ordine di custodia cautelare in carcere emesso dal Gip di Livorno nell’ambito della vasta operazione di polizia giudiziaria denominata “real estate Mike”, operazione diretta dalla Procura (dai Pm Masini e Ciavattini) contro il reato di usura.
La nuova misura cautelare - spiegano dalla Procura - fa seguito agli arresti domiciliari eseguiti dai carabinieri il 19 febbraio scorso. Un provvedimento che era stato emesso in sostituzione della precedente misura del “divieto di dimora nella provincia livornese” cui Fedele era stato sottoposto a partire dal mese di novembre 2014. L’arresto di lunedì rappresenta quindi lo sviluppo della seconda fase dell'indagine portata avanti negli ultimi mesi in modo congiunto da Guardia di finanza e carabinieri, indagine che - spiegano ancora dalla Procura - avrebbe portato "all’ulteriore aggravamento del quadro accusatorio, con l’accertamento di quattro nuovi episodi di usura, commessi a danno di nuove vittime residenti nella provincia di Livorno". Il tutto sarebbe avvenuto in epoca recente, quando l’indagato "era perfettamente a conoscenza della pendenza dell’indagine a suo carico". Gli inquirenti parlando di un "caso di usura simile a quelli già accertati nella prima fase investigativa": Fedele, secondo la Procura, sarebbe risuscito a ottenere un’unità immobiliare a Livorno "sfruttando a proprio vantaggio l’altrui debolezza e difficoltà economica con l’impostazione di un’operazione contrattuale sproporzionata e vantaggiosa solo per lui". Gli inquirenti parlano poi di due prestiti di denaro rispetto ai quali Fedele avrebbe trattenuto assegni in garanzia, prevedendo poi una restituzione a pochi mesi del capitale maggiorato del 40% e 57%. Un altro presunto episodio di usura non sarebbe andato a buon fine in quanto la vittima, avvicinata da Fedele, non avrebbe accettato la proposta di prestito con restituzione della somma a tassi usurari.
In questo contesto, spiegano dalla Procura, il Gip di Livorno, "tenuto conto dell’esperienza criminale del soggetto, della sua spregiudicatezza, delle ampie disponibilità economiche e della sua spiccata sensibilità al movente di lucro”, ha ritenuto attuale il rischio che l’indagato reiteri il reato. E’ stato evidenziato un pericolo di inquinamento delle prove.
Carabinieri e Guardia di finanza hanno anche eseguito una serie di perquisizioni nelle abitazioni di Fedele e dei suoi familiari. Nel gennaio scorso la Guardia di finanza aveva già sequestrato beni immobili e denaro, per circa 280.000 euro. Fedele è stato trasferito alla casa circondariale di Pisa.
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