Il Tirreno

Livorno

Assolti dopo il saluto fascista, la Procura deciderà se fare appello

Il pubblico ministero ora attende di vedere le motivazioni del giudice Antonio Perrone 

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LIVORNO. Dopo la sentenza emessa dal giudice di Livorno che venerdì 6 ha assolto quattro ultrà del Verona, accusati di aver fatto il saluto fascista all'Armando Picchi, la procura, che aveva formulato le accuse, attende ora di leggere le motivazioni del giudice Antonio Perrone per valutare se presentare appello. Lo ha riferito all'Ansa il procuratore Francesco De Leo, dopo la notizia riportata dal Tirreno.

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Il caso risale al 2011. Al centro dell'inchiesta il comportamento tenuto allo stadio da quattro tifosi. I primi tre furono ripresi dalle telecamere della Digos mentre facevano il saluto fascista durante l'ingresso allo stadio, il quarto aveva sfidato con il braccio destro un cordone dei carabinieri che cercavano di evitare il contatto tra le due tifoserie nei pressi dello stadio.

La sfida tra livornesi e veronesi è di quelle considerate tradizionalmente a rischio in quanto molti ultrà livornesi sono di sinistra mentre quelli del Verona sono di estrema destra. Il reato che veniva contestato ai tifosi dal pubblico ministero Alessandro Crini, titolare dell'indagine e poi sostituito in aula da un magistrato onorario, come spiegato dal Tirreno riguardava la legge Mancino del 1993 e non la legge Scelba del 1952 che punisce la ricostituzione del partito fascista. La legge 25 giugno 1993 sanziona e condanna gesti, azioni e slogan legati all'ideologia nazifascista e aventi per scopo l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali.

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