Il Tirreno

Livorno

Candidati per la Regione la scelta in mano a Bacci

di Giulio Corsi

La direzione territoriale dà mandato di trovare una coppia su cui far convergere i voti Altolà alle autocandidature: non saranno riconosciute credibili ai fini dell’unità

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LIVORNO. Non è servito neanche il voto: è bastato un applauso della sala perché il presidente della direzione territoriale del Pd Giorgio Kutufà consegnasse nelle mani del segretario Lorenzo Bacci il mandato ad individuare i nomi dei cinque candidati dell’area Livorno-Rosignano-Cecina-Castagneto al consiglio regionale.

Entro lunedì - giorno in cui si aprirà la raccolta firme per le candidature al consiglio regionale - Bacci vorrebbe chiudere la partita, andando a presentare alla direzione - dopo una serie di consultazioni con i segretari delle unioni comunali - quei nomi in grado di rappresentare tutto il partito nella corsa agli scranni fiorentini.

Non era un passaggio scontato: è, al contrario, un segnale politico importante in casa democratica. Che racconta una cosa innanzitutto: la consapevolezza della direzione territoriale della debolezza che il Pd in questo momento ha, soprattutto a causa delle spaccature all’interno del partito livornese, il cui ritratto è ben rappresentato dai risultati delle primarie per il segretario all’unione comunale.

Con l’addio alla Regione di Marco Ruggeri e Gianfranco Simoncini, il vero rischio è che Livorno possa ritrovarsi tra due mesi senza una rappresentanza di marca Pd a Firenze.

E’ un’ipotesi che avevamo lanciato nei giorni scorsi su queste pagine e che la direzione territoriale dei democratici - che si è riunita mercoledì sera a Rosignano con oltre sessanta presenti - vede come un rischio assolutamente realistico (e chiaramente da evitare).

Il motivo è presto detto: la spaccatura del partito nella città di Livorno potrebbe portare il popolo democratico a dividere le proprie preferenze su più candidati, andando a favorire l’area della Val di Cornia, dove l’ex sindaco Anselmi e il consigliere uscente Tortolini potrebbero fare il pieno e occupare i due posti che i democratici dovrebbe conquistare nella nostra zona. Questione - quella della rappresentanza della nostra città in Regione - che non sarebbe solo un problema del partito, ma sarebbe tutta livornese, a prescindere dalle posizioni politiche. E che per questo, chiaramente, carica di ancora maggior valore e responsabilità il ruolo e il modo di muoversi del partito in città.

Il tema si intreccia - non certamente solo nella tempistica - con le elezioni per il segretario comunale del Pd cittadino. Ed è proprio per freddare il più possibile una commistione tra i due argomenti - con ricadute che potrebbero sfociare in offerte di accordi in cambio del sostegno di alcuni candidati al consiglio regionale - la direzione del Pd ha dato non solo il mandato a Bacci per individuare i candidati. Ma per rafforzare la sua posizione ha messo pure il carico su quel mandato, annunciando che le autocandidature che dovessero emergere al di fuori dei nomi individuati dalla direzione territoriale, non saranno considerate come la soluzione migliore.

Il problema nasce dal regolamento per le candidature alla Regione che è stato scritto dal Pd toscano, secondo il quale basteranno 120 firme per poter chiedere alla direzione territoriale di essere proposti per il consiglio regionale. Una quota talmente bassa, che permetterebbe - e forse permetterà - ai rappresentanti anche delle correnti più piccole di sognare una candidatura.

«Le autocandidature non sono la soluzione, diventa difficile che chi si presenta in autonomia possa vantare una credibilità davanti alla direzione territoriale», spiega Lorenzo Bacci.

Mandando un messaggio chiaro ad alcuni dei protagonisti della corsa all’unione comunale: «Se qualcuno ha interpretato le primarie comunali come il secondo tempo di quelle territoriali, sappia che qui in ballo c’è la nostra idea di Toscana e come pensiamo che da Livorno possiamo indirizzare quell’idea».

Su chi punterà Bacci? Nomi il segretario chiaramente non ne fa, ma un identikit uscito dall’assemblea lo costruisce: «Serve una connessione col mondo esterno, dobbiamo dare un segnale di forte apertura, partendo dalla conspavolezza che è la prima reale occasione per mostrare quanto ci si è riconnessi col territorio dopo la sconfitta di giugno». L’ipotesi di un soggetto vicino al mondo dem ma non strettamente proveniente dalle stanze del partito si ripropone con forza.

Sarà soprattutto sulla ricerca di due figure, un uomo e una donna, che Bacci lavorerà, in modo da poter presentare una coppia all’elettorato democratico e chiedere una convergenza totale su quella.

I rumors ad oggi continuano a sussurrare i nomi di Simone Lenzi e Cristina Grieco, che - come l’altro esterno Andrea Romano - mercoledì sera tra l’altro hanno fatto interventi assai apprezzati dalla direzione.

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