Il Tirreno

Livorno

Porto 2000 in vendita È un affarone ma l’asta rischia il flop

di Mauro Zucchelli

Lo rivela un dossier riservato. Cosa c’è dietro le cifre Authority: concessione più lunga e prezzo più alto

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Rimbalza una battuta sulla privatizzazione della Porto di Livorno 2000, la società dell’Authority (al 72,2%) e della Camera di Commercio (il restante 28% scarso): nella gag la richiesta di qualche spicciolo non serve né per farsi il panino né per dare «il latte al bimbo» bensì per farsi avanti nella privatizzazione che mette in vendita l’azienda pubblica del porto traghetti e crociere.

Del resto, i calcoli dell’advisor Kpmg dicono che il 100% della società vale da 6,6 a 7,0 milioni di euro. Tradotto: siccome presumibilmente il bando metterà in vendita due terzi delle quote, basterà mettere in preventivo meno di cinque milioni come spesa per l’acquisto. Neanche quel che serve per un mediano di buon nome o un attaccante da serie B.

Eppure dai dossier riservati Kpmg che è stato possibile consultare emerge che l’affarone è assai incerto: anzi, nell’indagine di mercato compiuta dall’advisor la matrice Swot che indica i punti di forza e quelli di debolezza segnala un alto rischio di flop. Addirittura in tre scenari su quattro: in due casi parlando di «elevato rischio di asta deserta», in uno invece di «alto rischio».

È chiaro dove la bussola di Kpmg voglia orientare la scelta dell’Authority (e della Camera di commercio): privatizzare meno del 50% sarebbe un buco nell’acqua, ma anche privatizzare immediatamente più del 50% presterebbe il fianco al fallimento se non si risolvono due questioni-chiave: 1) troppo breve è la durata residua della concessione (fino al 2019); 2) persiste l’incertezza degli accosti (almeno fin quando non saranno spostati dall’Alto Fondale sia la Cilp che Toto Neri).

Curiosamente però è solo la prima delle due “patate bollenti” che l’advisor Kpmg mira a risolvere quando indica che l’unica positiva fra le quattro possibilità riguarda la privatizzazione di una quota superiore al 50% ma con estensione della concessione.

Dev’essere – e non a caso – proprio a questo che pensa Massimo Provinciali, numero due dell’Authority e presidente della Porto 2000, quando dice che Kpmg rivedrà al rialzo le stime sul valore della società. Tradotto: l’Authority ha in animo di prolungare la concessione probabilmente fino al 2030, giocoforza anche il valore di mercato aumenterà.

Resta l’incognita del fatto che in realtà la Porto 2000 ha gran parte della propria attività fuori dalla sua concessione. E la fa in casa altrui all’84.8% del proprio fatturato crociere: su 4,7 milioni complessivi ne arrivano 1,6 dal Molo Italia e soprattutto 2,3 milioni dall’Alto Fondale, dove la concessione in mano alla Cilp (portuali) è ben lontana dalla scadenza.

Eppure, come rileva la stessa Kpmg, non esistono patti di lungo termine con i portuali che hanno in mano quegli spazi (sui quali il Prg portuale, in dirittura d’arrivo ma non ancora in vigore, prevede l’estensione del porto passeggeri).

Ad abbassare il prezzo della Porto 2000 concorrono anche altri aspetti. Ad esempio, l’andamento dei conti più recenti. Sul fronte del fatturato: dai 14,3 milioni di euro nell’anno d’oro del milione di croceristi, il 2012, è probabile che lo scorso anno, con un flusso di turisti delle love boat crollato sotto quota 627.000, ci si attesti attorno ai 10-11 milioni di euro. Sul quello degli utili: rischiano di essere ridotti al lumicino eppure volavano quasi a sfiorare i 700.000 euro al netto delle imposte. Non solo: in fatto di costi, tanto dal sindacato che dalle istituzioni locali si insiste per l’inserimento della clausola di salvaguardia che tuteli i 107 lavoratori, poco meno della metà dei quali stagionali. Si tratta di costi stabili attorno fra i 3,8 e i 4 milioni di euro annui.

Non è tutto: pesa anche il canone concessorio che, a quanto è dato sapere, sfiora i due milioni di euro da pagare all’Authority. Probabilmente il più alto di tutto il porto, ma dettato presumobilmente dalla logica di scremare gli utili e portarli a Palazzo Rosciano prima di diventare tassabili.

C’è anche qualcos’altro: riguarda il fatto che la Porto 2000 si presenta alla privatizzazione quasi spoglia di patrimonio. Il grosso è stato portato via dalla Porto 2000 e messo nella cassaforte della Porto Immobiliare, fuori dalla privatizzazione. Non sono briciole: per singolare capriccio di una storia lunga quasi un secolo, buona parte degli spazi del porto passeggeri sono di proprietà “privata” (conferiti nella società portuale dalla Camera di Commercio al momento del varo del polo crociere più di 15 anni fa). Fuori dunque dal Demanio e dalle concessioni.

Ma, in realtà, quel che viene venduto non è tanto la società in sé quanto il ruolo di esclusivista che ha: chi la controlla ha in pugno il business delle crociere (e dei traghetti) a Livorno, uno dei primi 5-6 porti in Italia in questo campo. È una risorsa ben più inestimabile di quel pugno di milioni che tirerà fuori chi la acquisterà.

«Non la vendiamo per fare cassa, dunque quel che ci interessa è una strategia di sviluppo con un significativo piano industriale di investimenti», risponde Provinciali. Lo dice confermando l’intenzione di «prolungare la concessione». Attenzione però: nel provvedimento sulla concorrenza – aggiunge – c’è il blocco della possibilità di prorogare le concessioni. È vero che gli aspetti della portualità sono stati stralciati «ma nessuno li ha strappati», precisa il segretario generale dell’Authority. La data del bando? A metà mese. Proprio mentre a Miami, dal 16 al 19 marzo, c’è tutto il mondo delle crociere: è lì che, con un colpo di scena, potrebbe essere annunciato il via effettivo alla privatizzazione

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web