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La Bolognesi torna decisiva
Ma il Pd regionale potrebbe convincerla a scegliere il candidato di Bacci
LIVORNO. Alla fine cinque giorni dovranno bastare per fare un segretario, ma difficilmente riusciranno a creare quella compattezza, se non a livello di linea politica almeno di idea di partito, che neanche lo schiaffo dei livornesi alle amministrative di giugno è riuscito ad imporre o quantomeno ad incanalare.
Sabato mattina il mondo dem saprà chi tra Sonia Filippi e Federico Bellandi guiderà l’unione comunale del Pd. Alle 9 al circolo di via dell’Ardenza si riuniranno i 90 eletti dell’assemblea comunale e il primo punto all’ordine del giorno sarà l’elezione del segretario. Chi tra i due contendenti raggiungerà quota 46 preferenze, vincerà.
Il comitato organizzatore delle primarie, guidato da Roberto Ceccarini, ha optato per una tempistica brevissima, immediata, per chiudere la partita e dare una guida al Pd livornese. Ma un partito uscito dal voto di domenica spaccato in tre tronconi, ieri è riuscito a dividersi anche sulla scelta della data del ballottaggio: troppo ravvicinata per Bellandi e per Pietro Caruso - il candidato terzo classificato sostenuto da Marida Bolognesi, che oggi ha in pugno le sorti della competizione -, giusta per la Filippi.
Non è detto che anche in questa valutazione non ci sia una motivazione strategica (lèggi i tempi necessari a raggiungere un accordo), di certo in questi cinque giorni, anzi quattro - visto che il primo se nè già andato - si susseguiranno confronti ravvicinati e serratissimi sui programmi, sull’idea di partito, su quel termine ‘rinnovamento’ caro a tutti i contendenti (ma con sfumature opposte), ma anche, forse soprattutto sulle cariche, gli incarichi, le prossime candidature. E in questo senso seppure nessuno lo ammetta - anzi tutti lo negano - le elezioni del consiglio regionale potrebbero rappresentare territorio da battere di grande interesse.
Il domandone che agita i sonni dem da domenica sera è su dove si orienteranno i 22 voti dei delegati in assemblea che hanno sostenuto Pietro Caruso, il candidato di Marida Bolognesi, la quale oggi, come gli antichi imperatori romani, può usare il pollice verso per decretare la vittoria di uno dei due contendenti.
I dubbi della Bolognesi. Su che base decideranno Bolognesi e Caruso? «Discontinuità col passato, nelle idee, nei modi e nell'approccio coi cittadini», è la password lanciata da Caruso per chi vuol trovare un’intesa con lui e apparentemente sembrerebbe un sms a Bellandi che della parola discontinuità ha fatto il suo slogan. Ma non è esattamente così. Perché se è vero che la Filippi e soprattutto la lista dei suoi sostenitori (a partire da Jari De Filicaia) rappresentano la continuità assoluta col partito bocciato dalle urne (e nella figura di Valter Nebbiai anche con l’amministrazione sconfitta), negli ambienti vicini alla Bolognesi qualcuno ricorda come l’identità politica di Bellandi, oggi “bacciano”, rappresenti per certi versi un rebus, lui ex cuperliano e dunque antirenziano della prima ora.
E se intervenisse Parrini? E’ in questo campo che i renzianissimi Bolognesi e Caruso si trovano a sfogliare i petali della margherita. In attesa di prendere una decisione, un aiutino dall’alto nella loro scelta potrebbe arrivare in maniera decisamente informale dalla segreteria regionale, dunque da Dario Parrini, braccio destro di Renzi. Che nelle prossime ore potrebbe mettere la Bolognesi davanti ad un interrogativo chiaro: hai intenzione di aiutare la vecchia ala del partito a bloccare Lorenzo Bacci oppure fai la renziana vera e sostieni Bellandi?
Ci si chiederà: perché Parrini non si è mosso prima di arrivare al ballottaggio? Probabilmente - sussurra qualcuno - perché a Firenze immaginavano che Bellandi avrebbe sfondato e centrato lo stesso 51% incassato da Bacci alle primarie della federazione e non avevano fatto i conti con quello zoccolo duro rappresentato ancora dalle sezioni di Shangai e Salviano dove la Filippi ha fatto il pieno, ma neanche col boom di Caruso (anziché di Bellandi) nei territori più renziani della città, Fabbricotti, Livorno Sud, San Jacopo.
La partita col consiglio regionale. Ora però che il voto di domenica ha fotografato un partito sempre più spaccato e di conseguenza debole, che potrebbe soffrire ulteriormente se Lorenzo Bacci con la sua maggioranza risicata a livello territoriale, si ritrovasse la Filippi e una linea divergente nella sua più importante unione comunale, i vertici regionali del partito potrebbero intervenire per convincere Caruso e la Bolognesi a optare per Bellandi, mettendo - perché no? - sul piatto la candidatura di un esponente della scuderia Bolognesi al consiglio regionale (si parla insistentemente di Enrico Bianchi), opzione possibile ancor di più col nuovo regolamento che dà al segretario di federazione e a quello regionale l’ultima parola per l’inserimento in lista.
Bacci: faccio l’arbitro. Se questi sono i retroscena, le posizioni ufficiali sono assai diverse. La prima, quella di Lorenzo Bacci. Il quale si tiene ben stretta indosso la divisa da arbitro. «Io continuerò ad avere ruolo super partes - dice -, non temo nessuna delle due soluzioni, l’unica cosa che temo è che la partita si giochi su altri tavoli anziché su quello dei contenuti programmatici, cioè su quanto Filippi o Bellandi possano fare sintesi con i delegati degli altri due candidati. Mi auguro che il risultato finale dia al cittadino livornese una guida del partito che insieme a me come segretario territoriale, imprima un’immagine nuova rispetto al passato, di un Pd che si confronti sull’azione programmatica e non si chiuda in discussioni dentro alle quattro mura del partito. Entrambe le figure hanno gli strumenti per fare questo lavoro».
Caruso: ora rido io. Ma a convincersi dovranno essere i 22 del gruppo Caruso-Bolognesi, e gli 8 di Alberto Lenzi che diventerebbero decisivi solo nel caso in cui i renziani si dividessero. Ipotesi che Caruso spazza subito via, rivendicando anche l’autonomia dall’ombra di Marida: «Dovremo decidere tutti insieme - dice -. I retroscena di cui si legge sono tutte menate, è riduttivo nei miei confronti e della Bolognesi che ogni volta si faccia un discorso di appartenenza alla sua area. Tra di noi c'è gente che non ne ha mai fatto parte, è un’identificazione riduttiva verso il lavoro che abbiamo svolto». E allora su cosa decideranno i delegati che hanno appoggiato Caruso? «Sulla discontinuità col passato, nelle idee, nei modi e nell'approccio coi cittadini. La Filippi non è discontinuità, ma anche certi modi di agire tra di noi, di pensare, non lo sono. Vorrei un partito che non si parlasse a blocchi, che non facesse iniziative in contrapposizione agli altri. Dopo essermi confrontato coi miei, parlerò con Bellandi e Filippi. Tra i tre io sono senza dubbio quello messo meglio. Posso sorridere, e aspettare».
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