«Ho vinto io, assurdo passare dall’assemblea»
Sonia Filippi all’attacco: «Il rinnovamento sono io, guardate i nomi di Bellandi» E l’ex cuperliano replica: «Serve una guida nuova, questi ci hanno portato al ko»
LIVORNO. «Il rinnovamento è smetterla con un certo modo di far politica. Bellandi pensa che i suoi nomi siano migliori di quelli che hanno sostenuto la mia candidatura? Pensa di aver messo in lista persone nuove? Simoncini di professione fa il politico e per me è già un concetto sbagliato, la professione devi cercartela altrove non in politica. Per me rinnovamento è dato dalle idee». Sonia Filippi non ci sta ad essere ritratta come la candidata del Pd old style. E si difende. «Se vengo definita filo-De Filicaia perché ero nella sua segreteria è un dato di fatto, ma se qualcuno quando dà certe definizioni intende dire che io parli col cervello di Jari si sbaglia di grosso. Lo dimostrano i fatti, basta andarsi a riprendere il giornale di tre anni fa che raccontava la mia presa di distanza».
E’ carica la Filippi. E pure arrabbiata: «Trovo assurdo - dice - che si facciano primarie e poi chi vince debba passare dall’assemblea. Mi dicono che è il regolamento, se è così lo accetto. Sicuramente lo trovo illogico ma non sempre la logicità viene perseguita».
In questo rush finale alla segreteria del partito in città, la candidata dell’area De Filicaia ha deciso di giocarsi proprio la carta del nuovo che è la preferita dal suo avversario. «Mi si fa quest'accusa velata e mai diretta sul legame con la vecchia segreteria, ma basterebbe sapere chi sono e come mi sono comportata per capire che io ho sempre contrastato quel sistema e quel metodo di fare politica e ho rappresentato molto prima di altri il nuovo, inteso come bisogno di confronto su idee e progetti prima che sui nomi».
Ora avrà quattro giorni per iniziare questo percorso su progetti, idee e nomi che solo producendo un’alleanza col gruppo Caruso-Bolognesi la trasformerebbe in segretaria. Ma anche qui la Filippi assume una posizione forte. «Non faccio accordi preliminari con nessuno - replica -, so benissimo che mi hanno messa in un angolo, ma ci esco come ci sono entrata: a testa alta facendo sì che il partito parli di politica e non tatticismi o accordi preliminari che vengano scambiati per politica». E l’atteggiamento che assumerà per convincere i delegati di Caruso e Lenzi a votare per lei? «Il confronto lo baserò solo sui temi, sul progetto, sui metodi - risponde la Filippi -. Non voglio sentir parlare di spartizione di torte o poltrone di segreteria. La segreteria sarà composta sulla base della struttura che daremo al partito, sceglieremo le persone più idonee indipendentemente dalla loro appartenza. Tutti si aspettano che io faccia un accordo, ma se l'accordo è relativo solo ed esclusivamente a percentuali e numeri lo trovo svilente per la crescita partito e per il bene della città. Domani (oggi, ndr) chiederò un incontro a Bacci. Caruso e Lenzi? Vediamo, se è possibile e se ci sono convergenze di programmi bene, altrimenti posso anche farne a meno».
Sul fronte opposto Federico Bellandi insiste sulla sua parola preferita: discontinuità. «Il partito - commenta - risulta evidentemente polarizzato in tre grandi forze, ora ci sarà da cercare una convergenza più larga possibile, è chiaro che per noi la sponda naturale e il ragionamento che cerchiamo di fare è la discontinuità rispetto a chi ha diretto il partito nel momento della sconfitta». Cioé verso Sonia Filippi e i suoi sostenitori? Bellandi non usa perifrarsi per rispondere: «Basta guardare l’elenco degli eletti o in lista con la Filippi e si trovano tutte persone che erano in segreteria. Il ragionamento che io farò coi delegati in assemblea sarà incentrato sul dare una guida nuova al partito. Partendo dal presupposto che i cittadini capirebbero poco la scelta di affidare il Pd agli artefici della sconfitta di maggio-giugno».
E a Caruso che cosa dirà Bellandi? «L'area che lo ha espresso era un'area di minoranza nella gestione del partito, gli chiederemo di darci fiducia - spiega -. Il nostro obiettivo è un partito di Livorno che torni a dialogare anche col partito regionale e nazionale. Se vogliamo decretare un’apertura del partito al territorio non possiamo rimetterlo in mano a chi l'ha arroccato nella chiusura».
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