Il Tirreno

Livorno

Gioco erotico mortale, chiesto il processo per la moglie

Federico Lazzotti
Gioco erotico mortale, chiesto il processo per la moglie

Tre anni dopo la morte di Gabrio Gentilini arriva la richiesta della Procura per omicidio preterintenzionale. il racconto della donna: "Non volevo, lo amavo"

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. «La nostra storia d'amore era come il film “La Grande abbuffata”, ma invece del cibo noi facevano sesso. L'abbiamo fatto in ogni luogo e in ogni spazio». A costare la vita a Gabrio Gentilini, 61 anni, cameriere con la passione per la musica, è stato l'ultimo di una lunga serie di giochi erotici estremi con la moglie Brigitte Skudlarek, 60 anni. Ad ucciderlo, il 14 maggio 2012, è stata la setticemia in seguito alla perforazione dell'intestino causata da un portarotolo di marmo con il quale la donna lo aveva sodomizzato due giorni prima.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.4508152:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2012/05/14/news/e-morto-l-uomo-seviziato-dalla-moglie-1.4508152]]

«Lo avevamo comprato insieme per i nostri giochi erotici- racconta la donna - la forma era adatta e si poteva tenere in cucina sotto gli occhi di tutti: era il nostro segreto». A distanza di quasi tre anni da quella notte di gelosia, eccessi e vendette il pubblico ministero Antonella Tenerani ha chiesto il rinvio a giudizio per la sessantenne. L'accusa di cui dovrà rispondere l’indagata il prossimo 2 di aprile davanti al giudice Antonio Del Forno è quella di omicidio preterintenzionale e violenza. E non è escluso che per evitare la Corte di Assise gli avvocati della donna possano chiedere il rito abbreviato.

La richiesta del processo arriva ad un anno dalla chiusura delle indagini da parte dei carabinieri. Ed è all'interno dei due faldoni d'inchiesta che è possibile ricostruire i legami che univano la coppia, le loro abitudini, i segreti, la genesi dell'omicidio e soprattutto il movente: la gelosia della moglie rispetto ai presunti tradimenti del marito e lo sperpero di denaro che l’uomo avrebbe fatto durante i suoi incontri extra coniugali.
Spiega l’indagata davanti agli psicologi che l'hanno ascoltata per verificarne la capacità di intendere e volere.
«Ci siamo conosciuti in un locale dove per mantenere degnamente le mie figlie facevo la cameriera e la ballerina. Mi sono subito innamorata di lui e l'ho seguito in Italia».


È nell'appartamento al numero 16 di via San Giovanni che la coppia si era trasferita. Ed è all'interno della casa che si è consumata la tragedia. «Non volevo - ripete la donna durante ripercorrendo quella notte - non volevo: l'ho amato dal primo giorno e lo amo ancora». A far scatenare l'ira della donna sarebbe stata appunto la gelosia. «Una volta - prosegue l'indagata - ho trovato un preservativo in macchina, un'altra volta un vestitino sexy non mio dietro al letto: aveva portato una donna in casa quando io non c'ero…». È una rabbia che cresce nella donna un giorno dopo l'altro, fino ad esplodere la notte del 12 maggio.

«Era arrivato a casa a piedi un po' bevuto - ricorda - non so dove aveva lasciato la macchina, io sapevo che era stato con una prostituta, ero arrabbiata. Gli ho urlato che non era giusto, perché io non potevo più fare sesso che lui andasse con altre, che appena fossi guarita avremmo ripreso. Lui ha negato come sempre, ha detto che ci aveva parlato, come se non lo conoscessi. Ha detto che mi amava sempre. Ma io mi sono arrabbiata. Allora gli ho stretto i genitali forte, ero fuori di me ho urlato che visto che non potevo usare io il portarotolo lo avrebbe usato lui. Si è messo a ridere. Ma io l'ho fatto, ma devo aver sbagliato». Dopo il rapporto i due sarebbero addormentati: l’uomo nel letto, la donna sul divano.

«La mattina seguente - prosegue - gli ho detto di andare all'ospedale, ma lui non voleva, quando sono arrivati la prima volta ha firmato per restare a casa e l'ambulanza è andata via. Io mi sono messa a fare il minestrone in cucina, non mi sembrava così grave. Poi, invece, mi ha chiamato e l'ho portato in bagno, stava male ho chiesto di nuovo: "Chiamo il 118". Ma lui non voleva, ancora una volta ha detto no, stavolta ho chiamato lo stesso, ho parlato con una donna e sono venuti a prenderlo». Dei presunti ritardi nei soccorsi e delle cause della morte si è occupato il professor Marco di Paolo che ha firmato la perizia richiesta dal pubblico ministero Tenerani e finita agli atti del procedimento.

«Viene spontaneo domandarsi - scrive - se, dalla revisione analitica della vicenda, possano scorgersi delle motivazioni per cui il soggetto non sia giunto anticipatamente in pronto soccorso posto che le lesioni sono state prodotte intorno alle 19,30 del giorno precedente». Alla domanda se Gabrio Gentilini poteva essere salvato, il perito risponde così: «Questo tipo di lesioni si associa a tassi di mortalità tutt'altro che trascurabili a prescindere dalla tempistica di intervento, anche se l'anticipazione del ricovero avrebbe potuto offrire chance superiori di successo terapeutico, comunque proporzionale alla durata e al livello di contaminazione dell'ambiente».  È leggendo questo ultimo passaggio che il magistrato ha deciso di non procedere nei confronti dei tre volontari che la mattina del 14 maggio lo hanno visitato e dell'operatrice del 118 che non ha insistito per il ricovero coatto del paziente.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web