Spunta l’Authority unica. Ma a Roma
Governo al bivio: in ballo enti con super-poteri in 14-15 scali principali (compreso Livorno) o una sola Agenzia centralizzata
LIVORNO. Hanno avuto una accelerazione negli ultimi giorni le grandi manovre del governo per ridisegnare l'identikit del sistema portuale. Con un mutamento di scenario che vale quanto una doppia sterzata: da un lato, arriva sul tavolo anche l'ipotesi di una centralizzazione delle scelte a livello nazionale; dall'altro, nell'agenda del governo viene derubricata fra le “varie ed eventuali” l'idea di trasformare le Autorità Portuali in società per azioni.
Beninteso, non c'è ancora niente di deciso in via definitiva: le due opzioni rispondono entrambe al bisogno di chiudere con la lunga fase in cui ciascun porto se n'è andato a caccia di santi in paradiso per arraffare quanti più finanziamenti possibile, al di fuori di ogni strategia di insieme. Anzi, gli uni contro gli altri armati: in concorrenza fra loro. Con tre possibilità sotto gli occhi del ministro: 1) mantenere le Autorità Portuali esistenti, limitandosi a riorganizzarne i poteri, anche nell'intreccio con le altre istituzioni locali e il resto della pubblica amministrazione; 2) diminuendo da 24 a 14-15 le Autorità Portuali selezionandole in base ai porti “core” (principali) individuati dall'Unione europea, con Livorno alla testa del sistema toscano che includerebbe anche Piombino e Marina di Carrara; 3) restringendo ulteriormente a sei-sette le Autorità guardando a sistemi logistici assai più complessi, con Livorno capofila del sistema tirrenico (che comprenderebbe perfino una big come La Spezia).
Su un piatto della bilancia, dunque, l'idea di costruire una maxi-Authority con i super-poteri in ciascuno dei porti-clou (più probabilmente 14-15 secondo la realistica ipotesi intermedia); sull'altro piatto – ed è qui la novità – verrebbe valutata una forma ancor più centralizzata. Come? Qualcosa di non molto dissimile a Agenzie come quelle del settore Dogane o delle Entrate: con il potere decisionale saldamente a Roma e nei vari porti gli uffici decentrati guidati da alti funzionari di nomina ministeriale, un po' come accade sul fronte della scuola con i dirigenti provinciali (ex provveditori) e in campo fiscale o doganale con i direttori delle sedi locali.
Non è del tutto un fulmine a ciel sereno. Basti dire che nell'estate scorsa questo scenario relativo all'Authority unica nazionale era finito sotto i riflettori: accompagnato, comunque, dall'aspettativa di una sfilza di commissariamenti con cui congelare la situazione nelle Autorità Portuali in scadenza e poter così dribblare le resistenze locali agli accorpamenti.
I fautori della super-superAuthority unica rilevano che la centralizzazione è l’antidoto contro i localismi: è Roma che decide e a livello di singoli porti si ridurrebbe a tal punto l’autonomia da non esser più previsti canali per interferire con il processo decisionale. Del resto, il premier Renzi ha sempre avuto scarsissima simpatia per i corpi intermedi che stanno fra la leadership e la platea degli elettori. Non solo: il “rottamatore” potrebbe farsi vanto di aver cancellato i tanti “parlamentini” delle istituzioni portuali in nome di un decisionismo efficientista.
Al tempo stesso, però, va messo nel conto che proprio l’aver fatto germogliare in sede locale l’autonomia di tanti soggetti istituzionali con la riforma del ’94 aveva fatto decollare l’ammodernamento della portualità con un innegabile effetto sui traffici: siamo sicuri che l’esempio delle Agenzie nate dalla costola dei ministeri sia più dinamica e meno burocratica di quanto riescono a fare le singole Autorità Portuali?
Prima ancora che il cronista o i lettori, l’interrogativo se lo stanno ponendo ai piani più alti del ministero e direttamente a Palazzo Chigi: dopo aver fatto slittare la “riforma della riforma” di mese in mese, sbagliare la mossa sarebbe un colpo da ko per la portualità made in Italy, che ha alle spalle una stagione tutt’altro che entuasiasmante. Ministero e governo sono al bivio: e la decisione potrebbe essere questione di settimane, se non di giorni.
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