Il Tirreno

Livorno

Lenzi rimane candidato È corsa a 4 per il partito

di Giulio Corsi
Lenzi rimane candidato È corsa a 4 per il partito

La commissione di garanzia all’unanimità: non è responsabile dell’inserzione Ma Bellandi attacca: quell’acquisto a sua insaputa è assai poco credibile

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LIVORNO. Alla fine la montagna ha partorito il topolino: Alberto Lenzi resta uno dei quattro candidati alle primarie che oggi decreteranno il nome del segretario comunale del Partito Democratico. Si contenderà la carica con Sonia Filippi, Federico Bellandi e Pietro Caruso.

Il caso - esploso a causa dell’inserzione pubblicitaria che l’Associazione Riparatori ha fatto sulla cronaca del Tirreno di venerdì invitando la cittadinanza a votare Lenzi - è durato appena 24 ore: ieri mattina attorno alle 13 la commissione di garanzia presieduta da Roberto Brilli ha preso la sua decisione. L’ha fatto all’unanimità: sette voti a favore su sette. «Se ci fossero state incertezze avremmo contattato anche i due membri assenti in quanto fuori città - sottolinea Brilli -. Ma nessuno di noi ha avuto dubbi: è giusto che Lenzi partecipi poiché l’infrazione al regolamento è stata commessa da un’associazione che è un soggetto esterno rispetto al partito e lo stesso Lenzi ha dichiarato in una lettera che ci ha inviato, di aver avuto un incontro con i riparatori ma di non essere stato a conoscenza che essi l’avrebbero sostenuto con un’inserzione pubblicitaria».

«D’altra parte - fa notare Brilli - se i riparatori avessero fatto un comunicato stampa e il Tirreno l’avesse pubblicato, non sarebbero sorti problemi». I problemi sono sorti proprio perché con il budget massimo di tremila euro che ogni candidato poteva utilizzare non erano previste pubblicazioni a pagamento.

Tutto risolto insomma. Al punto che la commissione di garanzia in una nota ufficiale ha voluto sottolineare come “questa campagna si è svolta in modo sobrio, trasparente e corretto”, pur richiamando allo stesso tempo la necessità di “conciliare sempre più le regole formali con l'etica politica".

Se la commissione di garanzia tuttavia ha chiuso il caso, non ha di certo spento le polemiche in casa democratica.

Poco dopo la decisione dell’organo di garanzia di via Donnini, uno dei contendenti delle primarie, Federico Bellandi ha evidenziato di trovare «assai grave che si sfruttino gruppi di interesse economico per orientare la scelta della classe dirigente del Pd livornese e che ci si trinceri dietro un assai poco credibile acquisto a propria insaputa di spazi pubblicitari». E ha poi parlato di «aggiramento dei regolamenti», «scorrettezze etiche e politiche» e «scorciatoie».

«Basterebbe prendersi il tempo necessario per informarsi sui pubblici sostenitori di Lenzi per rendersi conto che non c'è niente di nuovo sotto il sole , ma semmai vecchi e spregiudicati figuranti della politica livornese che dopo il fallimento di altre esperienze politiche da loro promosse, cercano adesso di scalare il Pd avvalendosi di tutti i mezzi, senza farsi scrupolo di superare i limiti della correttezza e del buon senso», attacca Bellandi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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