Il presidio
Polemica di fuoco tra Comune e Arci: «Andate in Procura». «Sì ci andremo»
Volano parole di fuoco tra Marco Solimano e l’assessora al sociale Ina Dhimgjini
LIVORNO. Non si fermano le polemiche tra il Comune e l'Arci: dopo l'acceso consiglio comunale di martedì, quando dai banchi del M5s erano partite accuse molto pesanti nei confronti dell'associazione livornese, lo scontro si è rinnovato ieri alla Circoscrizione 2. «Ho seguito lo streaming del consiglio - spiega il presidente dell'Arci Marco Solimano - e non posso non esprimere disapprovazione per gli interventi offensivi nei nostri confronti, per i quali stiamo pensando a sporgere querela». Il riferimento è alle accuse di passati “affidamenti diretti illegali” di servizi che avrebbero riguardato proprio l'Arci: «Se avete avuto notizie di cose di questo genere - dice Solimano all'assessora Ina Dhimgjini - sono io il primo ad invitarvi ad andare in procura, anzi, vi accompagno personalmente, altrimenti siete conniventi, oppure bugiardi». «Ci andremo», è la tagliente risposta dell'assessore. «Eccoci di nuovo con le allusioni» ha risposto Solimano, che aveva iniziato l'intervento invitando tutti a cambiare registro ed adottare modalità comunicative chiare «per evitare incomprensioni». «E' legittimo che chi ha vinto le elezioni governi - asserisce il presidente dell'Arci - ma non che distrugga e diffami tutto quello che c'è stato prima. L'Arci ha sempre partecipato a bandi pubblici ed i soldi che ha ricevuto li ha impiegati per dare servizi ai cittadini, non erano regalie».
«Non si può impedire ad un assessore di fare l'assessore- risponde Dhimgjini - da parte mia c'è sempre rispetto, mentre voi scendete sul personale». «Devo aver visto un altro film» taglia corto Solimano. Critiche alle tecniche comunicative dell'assessore - oltre che ai tagli al sociale previsti dalla giunta - anche dalla presidente dell'Auser Fiorella Cateni: «Non mi è piaciuto che durante il consiglio si sia rivolta direttamente ai cittadini, lei è un’istituzione. Noi associazioni che ci stiamo a fare?».
Maria Giorgia Corolini
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