Il presidio
Maxi confisca di immobili, “Lady mattone” perde l’impero
Livorno: il giudice ha disposto la confisca di 63 beni tra case, ville, garage per coprire il debito di 12 milioni che Maria Gioia Filippi ha con l’Erario
LIVORNO. Da buona parte della palazzina al numero 7 di via Calzabigi, alla maxi villa con ventidue vani e mezzo al numero 38 di via delle Corti, a Collesalvetti. Passando per un’abitazione di tipo popolare in via San Zeno 4, a Pisa, fino alla metà della nuda proprietà di un immobile al numero 12 di via del Parione, a Firenze. E ancora: autorimesse a Livorno, magazzini a Pisa, garage e fondi commerciali sparsi sempre tra Livorno e Colle, oltre a decine e decine di abitazioni civili.
Sono 63 in tutto gli immobili riconducibili a Maria Gioia Filippi, 55 anni, nata a Pisa ma residente a Livorno, per i quali il giudice Carlo Cardi ha disposto la confisca diretta. Un impero immobiliare (quasi perduto) che adesso andrà a coprire, in parte o in tutto, il maxi debito che “Lady mattone” ha accumulato con l’Erario e che la Finanza ha stimato in oltre 12 milioni di euro.
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La decisione del Tribunale di Livorno è contenuta nelle 56 pagine di motivazioni alla sentenza con la quale la donna è stata condannata a due anni di reclusione (la pena è stata sospesa) lo scorso 30 gennaio. Secondo il pubblico ministero Luca Masini, che ha condotto l’inchiesta, la 55enne in collaborazione con il compagno, il ragioniere Claudio Calvi, condannato in abbreviato a due anni e 8 mesi di reclusione, avrebbero sottratto volontariamente beni allo Stato. E più precisamente avrebbero messo in atto «azione esecutive del medesimo disegno criminoso, al fine di consentire a Maria Gioia Filippi di sottrarsi fraudolentemente al pagamento delle imposte e quindi di rendere inefficace l'azione esecutiva dell'Erario, titolare di un credito certificato pari ad oltre 12 milioni di euro».
I due imputati inizialmente erano stati indagati anche per il reato di falsità ideologica commessa da un privato in atto pubblico. Ma al centro dell’inchiesta - che ha preso il via da una costola di un giro di carte di credito false - c’è l’atto effettuato il 22 giugno 2011 davanti al notaio Valerio Vignoli.
In quella occasione Maria Gioia Filippi, in qualità di socia unica, ha passato il 100% della Immobilservice Sas, proprietaria di beni per milioni di euro, a un'altra associazione di volontariato, la “Toscana senza pensieri”, che ha sede al numero 82 di via Ricasoli e al vertice della quale c'era sempre il compagno, per una cifra di appena 30mila euro.
Secondo gli investigatori sarebbe questa la prova della volontà da parte della coppia di salvare la cassaforte immobiliare della famiglia Filippi dagli artigli dell’Erario.
La lista nera dei 63 immobili sparsi tra Livorno, Pisa, Collesalvetti, Firenze e la Garfagnana confiscati, da via Calzabigi si sposta al numero 170 di corso Amedeo per trovare un'altra abitazioni di «tipo economico». Pochi passi e al numero 206 ecco spuntare altri sei vani. Sempre in pieno centro, siamo al numero 163 di via Marradi, c'è invece una casa con undici vani e mezzo. Al civico 82 un'altra abitazione con sei vani. Poi è la volta dei garage che solo nella via della movida sono sei. Infine altri appartamenti: in via Martellini, via Galilei, via Del Corona, via del Larderel, via Crimea. Ma anche nella Venezia la coppia aveva interessi immobiliari, in particolare in via dei Bagnetti 15 dove sono saltati fuori un magazzino e una casa. A Pisa, invece, gli immobili riconducibili alle società della coppia passano per il centro, tra cui via Diotisalvi e via D'Azeglio e arrivano fino a Cisanello. Proprio nella zona dell’ospedale sono state confiscate due case di tipo popolare.
Adesso tutti questi immobili, molti dei quali in uso a terzi, tra cui anche i familiari della Filippi, saranno congelati fino a quando le due sentenze non passeranno ingiudicate. E nel caso in cui la decisione di primo grado venga confermata sia in Appello che in Cassazione gli immobili dovranno essere periziati e poi messi all’asta.
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