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Dal ko al Picchi al processo, Caracciolo rischia 3 anni di reclusione

di Federico Lazzotti
L'attaccante del Brescia Andrea Caracciolo
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L'attaccante del Brescia Andrea Caracciolo

Il bomber del Brescia, 34 anni, è imputato per oltraggio a pubblico ufficiale dopo la lite con gli agenti nei playoff del 2014 contro il Livorno. Eppure con 7.500 euro poteva cavarsela

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LIVORNO. L’appuntamento di Andrea Caracciolo - professione calciatore - con la Giustizia penale è fissato per il prossimo 10 aprile alle 9,30 al Tribunale di Livorno. Il capitano del Brescia, 34 anni da compiere, 58 gol in serie A col nome di battaglia “L’Airone”, dovrà rispondere davanti al giudice monocratico Marina Cirese di oltraggio a pubblico ufficiale.

Ma come diavolo ci è finito un attaccante nella rete della Procura? Per ricostruire alla moviola l’azione che rischia di costare al giocatore uno spiacevole autogol, è necessario tornare alla sera del 26 maggio 2013 allo stadio Armando Picchi: gara di ritorno della semifinale playoff di serie B tra Livorno e Brescia.

Nei minuti finali (risultato 1-1 come all’andata) alle rondinelle serve una rete per accedere alla finale che vale la serie A. Ma nonostante gli sforzi, nemmeno l’ultimo disperato tentativo del portiere Arcari, sceso fino all’aria avversaria per segnare, si tramuta nel gol qualificazione.

Così quando l’arbitro Marco di Bello della sezione di Brindisi fischia la fine, in pochi all’Ardenza si accorgono di quello che avviene a bordo campo, a pochi passi dal sottopoasso che dà accesso al tunnel degli spogliatoi. Troppo impegnati a festeggiare l’accesso alla finale contro l’Empoli per vedere Caracciolo calciare il pallone con rabbia e colpire un volontario della Misericordia.

Uno scatto d’ira che avrebbe dato origine al comportamento «penalmente rilevante» che hanno poi ricostruito gli inquirenti. Sì perché il gesto di stizza non è sfuggito all’allora vicequestore Paolo Rossi, pure lui a bordo campo in quel momento, che vista la scena sarebbe intervenuto suggerendo all’attaccante di evitare comportamenti distanti dal farplay.

Evidentemente però l’adrenalina e l’amarezza devono aver giocato un brutto scherzo all’Airone. Il risultato è riportato nel capo d’imputazione firmato dal pubblico ministero Daniele Rosa. «In un luogo aperto - si legge - l’imputato offendeva l’onore e il decoro di un pubblico ufficiale con frasi come: vaffa.., togliti di mezzo testa di c..., bastardo». Condendo il tutto con «gesti offensivi». Un comportamento che in caso di condanna potrebbe costare all'imputato fino a tre anni di reclusione.

Fino a pochi giorni fa, il terzo tempo violento di quel match era rimasto nascosto dentro a un fascicolo che dalla Questura di Livorno era arrivato fino alla Procura. E quasi sicuramente sarebbe rimasto tale se Caracciolo e il suo legale, l’avvocato bresciano Carlo Beltrami avessero deciso di pagare i 7.500 euro, da versare in 25 rate da 300 euro ciascuna, che il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Livorno Gioacchino Trovato aveva fissato come multa da pagare per chiudere i conti con la Giustizia.

Ma a questa proposta, contenuta nel decreto penale di condanna, Caracciolo ha deciso di voltare le spalle. Se si sia trattato di un autogol lo deciderà il giudice tra qualche mese.

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