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Molotov contro i vigili, ecco l'identikit dell'attentatore

Molotov contro i vigili, ecco l'identikit dell'attentatore

Messi sotto la lente di ingrandimento i filmati delle telecamere e scoltati i testimoni: è un uomo con capelli scuri, corporatura e altezza medie, si è allontanato da via Pollastrini in bici ed è sparito sugli scali della Venezia, dopo un inseguimento. Si ipotizza che alle origini del gesto vi sia una ritorsione

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LIVORNO. C’è un primo sommario identikit dell’attentatore che ha gettato la bottiglia incendiaria contro l’auto dei vigili urbani: c’è, e attraverso la scansione dei filmati delle telecamere, può essere perfezionato. Gli investigatori stanno analizzando non solo quel che è rimasto della bottiglia incendiaria ma soprattutto i filmati delle telecamere della zona. Sul caso è stato aperto un fascicolo: l’ufficio di polizia giudiziaria-investigativa indaga, in collaborazione con la digos, per i reati di incendio doloso e danneggiamento. L’autore del gesto rischia una pena da 3 a 7 anni. Come dicevamo, grazie alle telecamere della zona e a un testimone, gli investigatori hanno fornito un primo identikit dell’uomo che avrebbe lanciato la molotov contro il mezzo: si parla di un uomo sui 40 anni, con capelli e sciarpa scuri, l’eskimo verde, pantaloni grigi, corporatura media (70-80 chilogrammi), circa 1,70 di altezza.

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Dopo l’attentato si è allontanano da via Pollastrini in sella a una bici da donna nera. Gli investigatori hanno ricostruito il percorso di fuga grazie anche a un agente che lo ha inseguito a piedi dopo la segnalazione di un testimone. L’uomo ha percorso via Pollastrini, ha raggiunto gli scali Finocchietti, quindi via Borra e gli scali del Ponte di Marmo, dove ha fatto perdere le sue tracce. Al momento gli investigatori seguono la pista della ritorsione: sotto la lente di ingrandimento verbali e atti fatti soprattutto nell'ultima settimana. Al momento gli investigatori considerano meno probabile l'ipotesi che a scatenare il gesto siano state multe per violazioni del codice della strada. Si guarda anche verso recenti sfratti e denunce. 

L’uomo ha agito da solo, ma non si esclude che possa aver avuto un complice. Ciò che risulta davvero strano è che nessuno si sia accorto di niente. Come ha fatto il ciclista a sparire nel nulla, nel dedalo delle stradine ad alta densità abitativa della Venezia, in pochi minuti, indisturbato? È probabile che qualcuno l’abbia aiutato nella fuga, ma certo è che tutto s’è svolto molto rapidamente e che l’attentato era stato preparato nei dettagli.

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E tuttavia le modalità fanno pensare agli investigatori che non si tratti di un gesto politico, ma dell’azione di una persona isolata. «Il gesto non è stato rivendicato, se fosse un attentato politico molto probabile ci sarebbe una rivendicazione», spiegano gli investigatori. «La bottiglia di plastica usata, riempita di benzina e versata sulla vettura, è un sistema molto rudimentale per dare fuoco. Una molotov con innesco sarebbe stata più sospetta».

Negli uffici dei vigili urbani non c’è stato alcun episodio che ha destato sospetto. «Di gente che viene in Comune e si lamenta ce n’è tanta, - dice il comandante della polizia municipale Riccardo Pucciarelli - ma arrivare a un gesto di questo tipo è un’altra cosa: non ci sono precedenti del genere».

L’indagine della polizia municipale, al lavoro con il supporto dalla polizia, è solo agli inizi e si preannuncia spinosa. «Faremo verifiche approfondite», annuncia il comandante: «Analizzeremo tutti i verbali degli interventi degli ultimi giorni per capire se ci sia stato qualche episodio sospetto che possa aver suscitato reazioni scomposte. Per il resto, aspettiamo i risultati degli esami della scientifica sia sui reperti sia sulle immagini delle telecamere».

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