Il presidio
Auto dei vigili bruciata davanti al Comune
Attentato in pieno giorno: un uomo in bicicletta si avvicina alla vettura svuota una bottiglia di benzina e appicca il fuoco. Poi fugge in Venezia
LIVORNO. Sul volto una sciarpa nera, per rendersi irriconoscibile. Addosso un eskimo verde, una tuta, e in testa un cappellino. L’attentatore di via Pollastrini spunta in sella a una bicicletta da donna dagli Scali Finocchietti. In mano una bottiglia di plastica piena di benzina. Non sembra avere l’aspetto del criminale. Ma il suo gesto vigliacco pesa nella misura in cui colpisce il cuore della città: in pieno giorno, alle 15.30 di ieri, con gli uffici del Comune aperti, sotto le finestre della caserma della polizia municipale, a pochi passi dalla Banca D’Italia (presidiata dai carabinieri) e dalla questura. Le conseguenze devastanti del suo attentato sono visibili al di là di qualsiasi parola, guardando quell’auto dei vigili urbani, in sosta in via Pollastrini (tra il Comune nuovo e quello vecchio), devastata dalle fiamme: completamente distrutta, il motore esploso. L’area intorno isolata per motivi di sicurezza. E le conseguenze dell’attentato potevano essere assai peggiori: dalla vettura, una Fiat Multipla dell’ufficio incidenti con doppio impianto di carburazione, qualche giorno fa erano stati smontati i serbatoi del gas che dovevano essere riparati. Già sistemati, sarebbero stati ripristinati a breve, ma al momento del rogo erano ancora nei magazzini. «Cosa sarebbe successo se fossero stati pieni di gas? - si chiede sconvolto il comandante della polizia municipale, Riccardo Pucciarelli - Non voglio neanche immaginarlo... Sarebbe stata una tragedia». E meno male che ieri alle 15.30 in via Pollastrini non c’era nessuno. L’attentato infatti non ha causato feriti.
Ma facciamo un piccolo passo indietro. Sono circa le 14 quando tra le pattuglie della polizia municipale c’è il cambio turno. I vigili dell’ufficio incidenti, appena entrati in servizio, vanno nella cosiddetta depositeria e prendono l’auto in dotazione, la Multipla appunto, che viene utilizzata per interventi di emergenza come incidenti gravissimi. Quindi tra le 14 e le 14.30 la vettura viene parcheggiata in via Pollastrini, pronta all’uso. Un’ora dopo, l’agguato. Ci sono due testimoni che assistono parzialmente alla scena. Le loro dichiarazioni, insieme alle immagini girate dalle telecamere comunali di piazza Civica, permettono agli investigatori della municipale e della polizia di mettere insieme una ricostruzione abbastanza fedele dei fatti. L’uomo dall’eskimo verde sceglie le stradine buie della Venezia per raggiungere l’obiettivo. In sella alla bicicletta, appare all’improvviso all’imbocco di via Pollastrini: lo vede un testimone che in quel momento si trova nella piazza, a qualche metro di distanza dall’altro capo della piccola strada laterale del Comune. Lì per lì non fa molto caso alla sua presenza. Nota però che pedala con una mano sola. Nell’altra ha qualcosa. Il testimone, a quel punto incuriosito, lo vede avvicinarsi sempre di più alla Multipla che è in sosta dal lato di piazza Civica. È allora che l’attentatore inizia ad armeggiare vicino all’auto: versa il contenuto della bottiglia, che poi butta a terra. Quindi dà fuoco - molto probabilmente con uno straccio - per poi sparire allontandosi dalle fiamme, ripercorrendo lo stesso tratto di strada già battuta, quindi in direzione degli Scali Finocchietti.
Il fuoco, intanto, divora la vettura, che viene vista bruciare anche da un altro testimone, che si trova nei pressi dell’edicola di piazza Civica. L’esplosione del motore - un boato -attira l’attenzione di altri cittadini e degli impiegati del Palazzo. E così in strada si riversano agenti e addetti comunali. Poi arrivano i vigili del fuoco, che si danno da fare per domare le fiamme, e gli investigatori della questura, in particolare gli agenti della Digos e gli esperti della scientifica. Sono loro ad acquisire le immagini delle telecamere comunali e a fare un accurato sopralluogo a caccia di impronte. I filmati vengono passati al setaccio: purtroppo gli occhi elettronici non sono fissi, si spostano in continuazione. Ma la qualità, dicono gli inquirenti, non è male. Sul posto c’è ancora la bottiglia di plastica, rimasta quasi intatta, che viene sequestrata dalla polizia per essere analizzata.
Resta da capire il movente. L’ipotesi investigativa più accreditata è che ad agire possa essere stato qualcuno mosso da rancori contro la municipale e il Comune. Un cittadino che ha preso una multa, che ha dei rancori legati al disagio della casa o che pensa di aver subìto un torto dai vigili. O semplicemente il gesto di un folle. Meno probabile, secondo gli investigatori, che a spingere l’attentatore siano state motivazioni politiche.
«Un gesto di una gravità unica», come lo definisce Pucciarelli. E «ingiustificabile - come dice Nogarin - verso il quale esprimo la mia più ferma condanna. Manifesto a nome della giunta comunale – aggiunge il sindaco – vicinanza e solidarietà al corpo della polizia municipale per questo atto di sapore intimidatorio». «L'attentato incendiario usa i vigili per colpire le istituzioni - è la chiave di lettura del gruppo consiliare del Pd, che parla anche di «ferma condanna e netta presa di distanze: auspichiamo che si sollevi un fronte che isoli il gesto».
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