Il Tirreno

Livorno

Trasferita a Pappiana la madre di tre figli licenziata dalla mensa e discriminata

Federico Lazzotti
La cucina di una mensa
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La cucina di una mensa

Livorno, il giudice l’aveva reintegrata a distanza di oltre un anno. L’avvocato: «È senza auto, raggiungere il posto di lavoro è un’odissea, faremo ricorso»

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LIVORNO. Discriminata e licenziata perché separata e madre di tre figli, poi reintegrata dal giudice, messa in aspettativa retribuita dalla società. E ora reimpiegata, ma con il trucco: trasferita alla mensa di una scuola a Pappiana, in provincia di Pisa, ad un’ora di distanza dalla sua abitazione.

Sta diventando un’odissea non solo processuale la storia professionale di Michela Marrucci, 45 anni, ex dipendente della Cooperativa Otto Marzo e dal maggio 2013 assunta dalla Giesse Ristorazione srl, società che tra le altre attività gestisce il bar ristorante all’interno della stazione marittima.

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«Il trasferimento della mia cliente - spiega l’avvocato Elena Giuliano - ha il sapore della beffa e a mio avviso è anche ingiusta da un punto di vista giuridico. Ecco perché nei prossimi giorni faremo ricorso affinché venga annullato». La comunicazione della nuova destinazione è arrivata a casa della donna giovedì 5 febbraio, il giorno nel quale è uscito l’articolo nel quale si dava conto della sentenza con la quale il giudice aveva disposto il reintegro della signora perché «il licenziamento era discriminatorio».

«La prima cosa che ho chiesto alla mia cliente - va avanti l’avvocato - è stato di guardare la data dell’invio della raccomandata per verificare se le due cose potessero essere collegate. Invece abbiamo scoperto che la comunicazione era stata spedita il giorno precedente».

Tre giorni dopo la ricezione della nuova destinazione, la donna si è presentata alla scuola dove il servizio mensa è gestito dalla Giesse Ristorazione. Ma arrivarci per chi è senza auto non è propriamente comodo.

«Per raggiungere Pappiana - racconta l’avvocato - deve prendere diversi mezzi pubblici a cominciare dall’autobus per raggiungere la stazione. Successivamente sale sul treno diretto a Pisa cambia a Centrale e poi deve arrivare a San Giuliano. Ma da qui non ci sono mezzi pubblici per raggiungere la destinazione. Ecco perché deve farsi l’ultimo chilometro e mezzo a piedi». Una situazione dunque di disagio che somiglia molto a una punizione.

È per questo che toccherà di nuovo a un giudice decidere il destino lavorativo della donna. Di lei il giudice Francesca Sbrana nella sentenza di reintegra ha scritto riferendosi alla situazione professionale all’interno del bar ristorante della Stazione Marittima: «Marrucci ebbe invero a subire, sin da subito, un trattamento deteriore quanto ai turni di lavoro che non si conciliavano con le esigenze della famiglia dove una donna sola si occupa di tre figli».

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