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Il commento - Carabinieri e polizia a scuola, fa scandalo il controllo e non la droga
Se all’uscita non si vedono per mesi rappresentanti delle forze dell’ordine in divisa, ecco le proteste ma il giorno in cui scattano i controlli antidroga, ecco ugualmente le critiche
Apriti cielo, spalancati terra. Sempre e comunque, come vogliono le tristi e deplorevoli regole di Facebook, recinto tribale dove tutti si ergono a investigatori privati, cronisti, editorialisti, magistrati e, soprattutto, giudici. Prendiamo il caso di Pontedera. Se all’uscita di scuola non si vedono per mesi rappresentanti delle forze dell’ordine in divisa, ecco le proteste: «Ci devono essere, servono da deterrente per i nostri figli». Ma il giorno in cui scattano i controlli antidroga, con i carabinieri e i poliziotti che si fanno un giretto con i loro cani fiuta-cannabis fin dentro le aule, ecco ugualmente le critiche.
Davvero strana la gente, davvero strani i genitori. Come quella mamma che scrive in bacheca: «Stamani un dirigente scolastico ha fatto entrare nelle classi i cani antidroga. Spero non sia la dirigente di mia figlia perché se così fosse prenderò provvedimenti».
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Mentre cerchiamo di capire quali potrebbero essere i “provvedimenti” a cui si riferisce questa madre eccessivamente rock, arriva un altro commento. Stavolta, più stupefacente, tanto per rimanere in tema. È di Carletto Monni, conosciutissimo a Pontedera, città in cui è stato sindaco per cinque anni, dal 1975 al 1980. Da uno come lui, che in qualità di primo cittadino è stato anche il garante della salute del territorio e dei cittadini, ci si aspetterebbe ben altri commenti. Ed invece, contagiato evidentemente anche lui dalle fatali storture di Facebook, scrive: «Sarà un mio limite, ma non mi piace per niente. Tutto questo casino per uno spinello! No, proprio non mi piace».
Per onor di cronaca, non si è trattato di un solo spinello. Sono stati tre gli studenti trovati in possesso di hashish tra le mura scolastiche: una maggiorenne, a cui è stata trovata altra droga a casa in seguito alla successiva perquisizione domiciliare, e due minorenni. Ma non è questo il problema.
Il nocciolo della questione non è la quantità, né dei ragazzi segnalati come consumatori né dello stupefacente rinvenuto e sequestrato. C’è da decidere, infatti, dove finisca l’educazione e dove inizi la repressione. Un dibattito già avviato a Firenze, dove nei giorni scorsi un preside di un istituto tecnico non ha fatto entrare i cani antidroga al grido “Gli studenti vanno educati, non spaventati”. «I controli – ha detto il dirigente scolastico – finiscono per mettere a disagio e umiliare lo studente, che subisce il controllo davanti a tutti gli altri compagni. Può essere un trauma devastante».
In molti non la pensano come lui. E tra questi c’è la stragrande maggioranza dei genitori degli studenti che hanno “subìto” i controlli. Per loro, l’eventuale passaggio da una dose di hashish ad una di cocaina può sì rappresentare un trauma devastante. Ed allora, ecco che la prevenzione si può fare anche con la repressione.
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