Il Tirreno

Livorno

La strada dei concessionari ora è il regno della notte

di Giulio Corsi
La strada dei concessionari ora è il regno della notte

Il riscatto di via Firenze, da Mc Donald’s e Burger King a Bon Ton e Rotino La vecchia Aurelia da via di passaggio si sta trasformando in luogo di ritrovo

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LIVORNO. La strada dei concessionari si è trasformata nella strada del cibo. Una "street food" alle porte della città, dove ormai c'è solo l'imbarazzo della scelta per chi ama carne grigliata, hamburger e patatine fritte. Ma non solo: anche paste e dolcetti appena sfornati e poi champagne e vini, pizza e serate latine.

E’ la città che cambia, nella forma e nel colore come canterebbero i Litfiba, gli enormi volumi liberati in periferia dalla crisi di alcuni segmenti del commercio (quello delle auto in particolare) che si sono sposati con il cambiamento d’abitudini di giovani e meno giovani, in qualche modo l’hanno addirittura incentivata questa metamorfosi di riti, e hanno finito per trasformarsi in un’opportunità da sfruttare per chi ha voglia, soldi, idee per investire.

Alla fine il risultato è sorprendente (e sotto gli occhi di tutti): alzi la mano chi fino a dieci anni anni fa avrebbe mai immaginato di passare la sua serata in via Firenze.

Oggi invece quella che è sempre stata semplicemente una strada di passaggio, un grigissimo tratto d’Aurelia invaso da serpentoni di camion e dal traffico in entrata e uscita dalla città, è diventato punto di ritrovo, location in cui socializzare, meta finale.

Basta passare a qualunque ora davanti al bar pasticceria Bon Ton per averne la prova fotografica, dove “qualunque ora” va preso in senso letterario, h24. Parcheggio facile (nonostante l’indubbio gradimento della clientela) e accesso facile, per chi viene dalle discoteche della Versilia a notte inoltrata o per chi viene apposta dalla città oppure dalla Variante, anche a notte non inoltrata. La formula è semplice semplice, e vincente. E non vale solo per il Bon Ton, al punto che i locali negli ultimi anni, negli ultimi mesi addirittura, stanno proliferando nella nuova via Firenze ora illuminata da insegne colorate e da un traffico non più di passaggio ma d’arrivo. La Champagneria, Il Rotino, Blanc et Noir Cafè.

E’ un po’ il riscatto delle periferie, arrivato con qualche anno di ritardo anche da noi dopo l’esplosione avvenuta nelle grandi e piccole città del nord, e poi in quelle del nostro entroterra. Anche se nella nuova street food livornese c’è una differenza sostanziale: qui non c’è il miele dei centri commerciali a fare da calamita di giorno, e non c’è quello della multisala ad attrarre traffico, teste, tasche, a richiamare la clientela insomma, prima e dopo la proiezione. Qui c’è solo la strada e i suoi locali ricavati in capannoni che un tempo ospitavano concessionarie e officine, o su superfici che un tempo erano piazzali di distributori di benzina o parcheggi di camion in attesa di caricare in raffineria, di imbarcarsi su qualche nave o di agganciare un container in porto.

In principio fu Mc Donald’s, anni fa, con il ristorante e la novità del drive a fianco all’Hotel Mediterraneo, che molti chiamano ancor oggi Motel Agip. E per anni è rimasto l’unico: chi aveva voglia di gustarsi un hamburger prendeva la Variante e c’andava apposta. La concorrenza è arrivata con una vita di ritardo, ma a quanto si sa, la torta della clientela anziché dividersi si è moltiplicata. A luglio dell’anno scorso ha debuttato Old Wild West, prima steak house della storia di Livorno, marchio italiano della friulana Cigierre che ha firmato un contratto ventennale d’affitto per aprire il suo centotrentesimo ristorante nei locali affacciati sul parcheggio della Esso, su cui in realtà, in precedenza, avevano provato a scommettere i partenopei-livornesi del 10+10. Quattro mesi dopo è arrivato anche Burger King. A distanza di duecento metri da Old Wild e di due chilometri scarsi dai “nemici” di Mc. Dopo aver cercato per due-anni-due la collocazione perfetta in città, Alessandro Lazzi, erede della dinastia regina dei trasporti via autobus, e i suoi soci David, Nicolò e Jacopo Lisi, proprietari di una serie di franchising Bk in Toscana, hanno esultato quando gli si è aperta la possibilità di rilevare una parte dello storico concessionario Mitsubishi Carpiti, con tanto di parcheggio grande quanto due campi da calcio.

Ma tra lo sbarco di Mc e l’arrivo di Old Wild West e Burger King, c’è stata una parentesi di cinque anni in cui via Firenze era frequentata forse ancor più d’ora, sebbene da un segmento di pubblico assai più ristretto, e trasformata anche allora in punto d’arrivo, anziché di passaggio. Furono gli anni del The Cage, che in un capannone all’angolo di via Provinciale Pisana e via Firenze, ha vissuto serate gloriose, scommettendo (fino all’alluvione dell’Ugione del 2009 che distrusse il locale) proprio su quella stessa formula magica che oggi ha fatto nascere la street food: la lontananza dalla città e il fatto di non disturbare la quiete pubblica notturna, la facilità d’accesso, anche per il pubblico non livornese, e di parcheggio.

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