Il Tirreno

Livorno

Il 50% di Cilp va a Neri e Negri E con Cft nasce la maxi-alleanza

di Mauro Zucchelli
Il 50% di Cilp va a Neri e Negri E con Cft nasce la maxi-alleanza

Disco verde dai lavoratori (con i sì al 78%) per concludere la trattativa con i due gruppi privati Più sprint imprenditoriale. Raugei: anche la coop fiorentina nel polo con quattro partner

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LIVORNO. Dal doppio round di assemblee in sala Montecitorio arriva il semaforo verde dei lavoratori portuali all’ipotesi di vendere la metà di Cilp, l’impresa controllata dalla Compagnia di via San Giovanni. Anzi, il comunicato ufficiale usa un giro di parole ancor più prudente: è stato dato «mandato al consiglio di amministrazione per verificare le condizioni per la cessione del 50% della loro società operativa Cilp a due tra i più importanti operatori nazionali del settore portuale».

Gli acquirenti, come avevamo anticipato, sono «i gruppi che fanno capo a Piero Neri e a Luigi Negri»: l’uno, livornese, ha un ventaglio di attività in porto che vanno dai rimorchiatori ai depositi costieri, dai terminal al trasporto via chiatte, senza dimenticare gli interventi di bonifica ambientale; l’altro, metà sardo e metà genovese, è il “signor Finsea” alla testa della cordata genovese (soprattutto Gastaldi e Cerutti) già sbarcata a Livorno nell’autunno 2010 come socio fifty-fifty dei portuali nel terminal contenitori della Darsena Toscana per poi acquisirne il controllo nella primavera di due anni più tardi, rilevando proprio le quote della Compagnia in disperata caccia di ossigeno finanziario.

Il verdetto ufficiale parla di «larghissima maggioranza»: in concreto si tratta di 77 sì (78,5%), 21 no e cinque astenuti. Poco più di un centinaio i voti (per alzata di delega): non tantissimi a fronte di 350 addetti. Ma dal quartier generale dei portuali si mette l’accento sul fatto che non c’è stato un vero e proprio fronte organizzato di contrari e che la bassa partecipazione si può spiegare anche in virtù del fatto che parecchi lavoratori si sono limitati a prendere parte alla fase informativa preliminare senza poi votare.

C’è ancora da fare un pezzo di strada per arrivare all’ingresso effettivo con le firme dal notaio, ma è chiaro che adesso la strada è tutta in discesa. Il prudentissimo annuncio ufficiale insiste a parlare di «possibile ingresso nel capitale della Cilp» e comunque ricorda che, «nel confronto avviato nei mesi scorsi» con Neri e Negri, è emersa «la coincidenza di vedute sui principali temi strategici, organizzativi e di governance della Cilp e di sviluppo del porto». Una trattativa della quale è «fortemente auspicabile la conclusione». Ancora non è dato sapere se il 50% in vendita andrà, come sembra, metà a Neri e metà a Negri in quote distinte o interamente a una società specifica dei due gruppi privati: un’ipotesi quest’ultima che lascerebbe la porta aperta anche a ulteriori sviluppi tutt’altro che da escludere

E l’incognita del rapporto con la maxi-coop fiorentina Cft alleata della Compagnia? Se, di fronte all’evolversi della trattativa con Neri, prima di Natale aveva mandato segnali di disappunto, adesso sembra di no.

L’avvisaglia si era avuta già lunedì sera all’incontro Propeller, niente scintille fra gli esponenti delle due cooperative. Non bastasse, non resta che guardare nelle righe del comunicato a fine assemblea in cui si mette l’accento sul ruolo che avrà «il partenariato» fra Compagnia e Cft: un’alleanza da mettere «a disposizione della Cilp» per dare risposta «alla pressante richiesta di integrazione logistica» («da fondo stiva a destinazione») che arriva dal mercato. Di più: Enzo Raugei, numero uno della Compagnia, al di là della compravendita delle quote di Cilp a Neri e Negri indica esplicitamente un orizzonte strategico comune quando parla di «condivisione fra i quattro gruppi» (le due coop Cft e Com pagnia più l’imprenditoria privata con Neri e Negri) nel segno dell’esigenza di «aggregazione fra operatori portuali e logistici che ne aumentino la capacità finanziaria per affrontare nuovi investimenti».

È qui che spunta una novità rispetto a precedenti operazioni di vendita di “gioielli di famiglia” da parte della Compagnia portuale: con l’acqua alla gola e le banche all’uscio, c’era bisogno di fare cassa alla svelta per tappare le falle di un conto economico zoppicante. Adesso i numeri della Compagnia non faranno faville, ma Raugei sottolinea che i soldi non andranno a pagare debiti bensì saranno reinvestiti nella società.

L’identikit della nuova Cilp? Ancora da definire, anche se risulta che alla Compagnia spetti la presidenza e ai privati (Neri) l’amministratore delegato. Con una doppia sottolineatura: da un lato, saranno mantenute le «caratteristiche storiche di rappresentanza dei soci lavoratori della Compagnia»; dall’altro, si ribadisce «l’accentuazione delle sue caratteristiche imprenditoriali attraverso l’integrazione del management».

Sullo sfondo ci sono tanti filoni di business. Compreso quello sul fronte delle crociere, visto che è questione di giorni la pubblicazione del bando per la privatizzazione della Porto 2000. D’altronde, i portuali hanno messo già lo zampino anche in questo campo: con Kambusa, che insieme a Giotto fruit e a Conad punta al rifornimento di vcttovaglie a bordo.

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