Il Tirreno

Livorno

la reinternalizzazione

Carichi aumentati con l’addio a Giannone

LIVORNO. Erano in 26, con la loro casacca verde con il logo dell’Agenzia Espressi. E ogni giorno consegnavano raccomandate in tutta la città, oltre ad occuparsi saltuariamente della corrispondenza...

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LIVORNO. Erano in 26, con la loro casacca verde con il logo dell’Agenzia Espressi. E ogni giorno consegnavano raccomandate in tutta la città, oltre ad occuparsi saltuariamente della corrispondenza quando Poste era in difficoltà, dei collegamenti tra gli uffici postali nell’area collinare, da Collesalvetti a Rosignano, della vuotatura delle cassette. In tutto recapitavano 30mila raccomandate al mese, garantendo una media di 700 chilometri al giorno di collegamenti. Dal primo ottobre però la mannaia del contenimento delle spese ha fatto decidere a Poste Italiane di reinternalizzare il servizio affidato alla storica società di Gianni Giannone. E oltre al dramma della cassa integrazione per i lavoratori dell’Agenzia, la conseguenza è stato un ingolfamento nella consegna della posta in tutta la città. E un aumento dei carichi che i portalettere di Poste non potevano e non possono sopportare, sebbene in parte l’azienda anche allora abbia tamponato all’incremento del lavoro.

«A Livorno ci sono 74 zone oltre a quella di Capraia che ha il suo operatore - spiega il segretario della Slc Cgil Luongo -. Delle 15 che sono arrivate dopo la fine della commessa ad Agenzia Espressi ne sono state recuperate soltanto sette. Va detto che all’Agenzia Espressi molto personale aveva orari ridotti rispetto ai full time di Poste. Ma nonostante questo il quadro è presto fatto: ogni portalettere dal momento della fine del rapporto con Agenzia Espressi ha dovuto allargare il suo giro e coprire zone non sue, il che significa che completare la zona quotidianamente diventa impossibile».

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