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Livorno

Ladri impuniti per legge. L'amarezza del magistrato: ci sentiamo frustrati

di Pietro Barghigiani
Ladri impuniti per legge. L'amarezza del magistrato: ci sentiamo frustrati

Furti: più 60% in 4 anni. Le nuove norme non prevedono la custodia cautelare per i reati sotto i 3 anni. Risultato: la lotta al crimine diventa quasi impossibile

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PISA. Serve la flagranza. Se non lo beccano nella casa, già svaligiata o da ripulire, con gli arnesi del mestiere non c’è giustizia che tenga. Anche se lo scoprissero a distanza di tempo, bene che vada il ladro verrebbe denunciato, a meno che non sia un autore seriale e allora servirebbero indagini mirate e un’ordinanza di custodia cautelare chiesta da un sostituto procuratore e firmata da un gip. Procedure lontane dalla velocità di assicurare una risposta a chi si ritrova la casa sottosopra e la propria intimità violata.

Impennata di furti. Dal 2009 al 2013 in Toscana i furti sono cresciuti del 60 per cento (da 11.993 a 19.203). Un boom esponenziale a cui si sono agganciati i dati su denunce e arresti: le prime schizzate a un più 106 per cento e i secondi al 129 per cento. Un fenomeno che avanza in progressione geometrica.

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“Liberi” di delinquere. Possono muoversi con la ragionevole certezza di non finire in carcere lo scippatore, il piccolo pusher, il truffatore di basso cabotaggio o chi spacca i finestrini delle auto per qualche spicciolo.

Il copione. Entrano, senza manette, scortati dai carabinieri e si siedono accanto all’avvocato d’ufficio. In silenzio ascoltano la triangolazione di interventi tra pm onorario, legale e giudice. Arrestati per un furto su un’auto e processati per direttissima, due giovani marocchini dopo aver passato la notte nella cella di sicurezza della caserma arrivano in Tribunale. In una manciata di minuti il giudice convalida il fermo costato ai militari ore di appostamenti e un inseguimento concluso con qualche frizione fisica. Poi tocca al pm prendere la parola e chiedere la misura cautelare più idonea per i fermati. Quindi l’avvocato invoca i termini a difesa e il giudice aggiorna l’udienza per il dibattimento fissato di lì a qualche mese. Nel frattempo i due arrestati tornano liberi con il solo obbligo di firma. Fine della direttissima con i due marocchini che stringono la mano al legale, salutano i carabinieri che il giorno prima li avevano arrestati e si avviano in perfetta solitudine all’uscita del Tribunale: pronti a rubare di nuovo. Due detenuti in meno, così non si affolla il carcere, due ladri in più sulla strada Scene ordinarie nelle aule dove si celebrano le direttissime per quei reati di allarme sociale, dallo scippo al furtarello sull’auto o allo smercio di droga.

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Senso di frustrazione. «Di fronte a un simile scenario è inutile negare il senso di frustrazione della magistratura che si affianca a quello provato dalle forze dell’ordine». Antonio Giaconi, vice procuratore capo a Pisa, restituisce con efficacia lo stato d’animo dei protagonisti, a tutti i livelli, della battaglia quotidiana contro chi infrange il codice penale. «Come cittadino e come magistrato mi sento di dare la totale solidarietà alle persone vittime di furti o di reati in genere – aggiunge –. Di contro non posso che evidenziare l’aspetto di un quadro normativo attuale che rende estremamente difficoltosa l’adozione di misure cautelari in carcere per la cosiddetta microcriminalità».

La “svuotacarceri”. Con la consueta sintesi giornalistica è stata ribattezzata “svuotacarceri”. Di fatto la legge 92 del 2014, da un lato riduce gli ospiti dei penitenziari e dall’altro mostra il volto indulgente dello Stato verso chi commette reati. Il testo prevede il divieto di custodia cautelare in cella in caso di pena non superiore ai 3 anni. Tradotto: se il giudice ritiene che all'esito del giudizio la pena irrogata non sarà superiore ai 3 anni, per esigenze cautelari potrà applicare solo gli arresti domiciliari. La norma non vale però per i delitti ad elevata pericolosità sociale (tra cui mafia e terrorismo, rapina ed estorsione, furto in abitazione, stalking e maltrattamenti in famiglia) e in mancanza di un luogo idoneo per i domiciliari. Viene ribadito invece il divieto assoluto del carcere preventivo e dei domiciliari nei processi destinati a chiudersi con la sospensione condizionale della pena. E c’è da dire che tanti fascicoli sono spariti grazie all’abrogazione della parte della Bossi-Fini che prevedeva il reato di ingresso illecito in Italia. L'arresto viene mantenuto per gli immigrati che rientrano nel nostro Paese dopo un provvedimento di espulsione, ma non più come clandestini tout court.

Italia multata. Si tratta di una legge “imposta”, con un misto di pressioni internazionali e minacce di multe, dalla Corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo per alleviare le condizioni dei detenuti in carcere. Direttive dettate nei confronti dello Stato italiano nella sentenza “Torreggiani” del gennaio 2013 nella quale la Corte aveva imposto l’adozione di specifiche misure riparatorie in favore dei detenuti che hanno scontato la pena in una condizione di sovraffollamento. In sostanza lo “svuotacarceri” è stata la soluzione presentata dal governo all’Europa per non incorrere in una selva di sanzioni milionarie, considerate le presenze carcerarie in eccesso.

Un esempio. Aggiunge il magistrato: «Mi è capitato un processo, in abbreviato davanti al gup, con un imputato, detenuto in cella, condannato a 2 anni e 8 mesi. Nel dispositivo della sentenza il giudice ha immediatamente revocato la custodia in carcere perché la pena era al di sotto dei 3 anni. Spesso chi delinque non ha residenze certe e i domiciliari non sono proponibili. L’alternativa al carcere è l’obbligo di firma, una misura estremamente blanda e poco incisiva».

Insicurezza percepita. La “svuotacarceri”, o la “liberitutti” nell’accezione più polemica e forcaiola, nasce da un’esigenza di dignità da assicurare a chi sta in carcere. Chiosa finale del dottor Giaconi: «Il problema è che queste modifiche rafforzano il senso di insicurezza percepito dai cittadini». E la frustrazione di chi arresta e giudica ladri e spacciatori per poi vederli uscire dall'aula dopo un processo lampo.

Il Buongiorno Toscana del direttore Omar Monestier

 

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