Il Tirreno

Livorno

l'inchiesta

«Ricatto al prete con il video hard»

di Federico Lazzotti
«Ricatto al prete con il video hard»

Livorno, arrestati due gigolò per estorsione. La denuncia della vittima: dopo gli incontri mi hanno chiesto 3.000 euro

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Prima gli incontri sessuali a pagamento tra il sacerdote e i due presunti gigolò, poi il ricatto: tremila euro chiesti e consegnati in più tranche dal prete ai suoi aguzzini per non rendere pubblici i video hard che erano stati girati di nascosto durante gli appuntamenti a tre. Poi la denuncia da parte della vittima ai carabinieri quando il prezzo del silenzio è salito ancora. E infine la trappola e l’arresto con l’accusa di estorsione in concorso per Domenico Di Maria, 44 anni, e Giannantonio Santini, 22, il primo residente a Torre del Logo, il secondo a Viareggio.

L’indagine dei carabinieri, coordinati dal pubblico ministero Arianna Ciavattini, è una storia a luci rosse che si è consumata tra la Versilia e la costa livornese e che ha ancora molti lati oscuri che dovranno essere chiariti. «Si tratta - conferma chi indaga - di una questione molto delicata». Anche per questo motivo gli investigatori hanno mantenuto in questi giorni il massimo riserbo sul caso.

Per adesso, infatti, l’unica versione - confermata in buona parte dagli accertamenti dei carabinieri - è quella fornita dal sacerdote che vive nella zona sud della provincia. È stato lui a presentarsi dai carabinieri alla fine di dicembre per denunciare i due presunti estorsori. Secondo quello che trapela dagli inquirenti, il prete nei mesi precedenti avrebbe avuto degli incontri sessuali con i due gigolò.

Racconta ancora chi indaga: «Fino a qui, a parte l’aspetto morale della vicenda che riguarda un uomo di chiesa, non ci sarebbe stato nessun reato, visto che si tratta di persone maggiorenni e consenzienti».

Il quadro è però cambiato nel momento in cui, siamo all’inizio di dicembre scorso, i due avrebbero cominciato a chiedere soldi al prete paventando, nel caso in cui questo si fosse rifiutato di pagare, di diffondere le immagini registrate. In un primo momento la vittima ha messo mano al portafogli e ha pagato. «In meno di un mese - ha raccontato agli investigatori - ho consegnato loro una cifra intorno ai tremila euro». Nonostante questi versamenti però le richieste non sarebbero cessate. È a questo punto che il prete, valutando rischi e conseguenze, ha deciso di presentarsi ai carabinieri di Cecina.

È da questo momento che sono iniziati gli accertamenti dei militari per verificare la denuncia del religioso. E un pezzo per volta sarebbero arrivate diverse conferme. Possibile che sia stato trovato anche il video a luci rosse in cambio del quale è nato il ricatto? E ancora: la prova del pagamento di una somma di denaro in cambio del silenzio?

In ogni caso i militari, lunedì sera, hanno costruito una trappola per incastrare i presunti estorsori, particolare che fa pensare a forti riscontri investigativi. Con una scusa, il prete - che non appartiene alla Diocesi di Livorno - li ha contatti per un appuntamento, molto probabilmente con la promessa di consegnare il denaro che gli era stato chiesto.

Ma i due quando sono arrivati, invece dei soldi hanno trovato ad attenderli anche i carabineri. L’arresto è avvenuto intorno alle 23,30 di lunedì sera. Da quel momento in poi sia Di Maria che Santini sono stati trasferiti nel carcere delle Sughere, in stato di arresto con l’accusa di estorsione aggravata in concorso.Nei tre giorni successivi hanno ricevuto in carcere la visita del loro avvocato d’ufficio, Gabriele Rondanina. Ieri mattina si è invece svolto l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari Giaocchino Trovato. Al termine dell’udienza, l’arresto è stato convalidato e i due indagati sono stati trasferiti ai domiciliari.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera