Il presidio
L’ex giunta si ritrova a tavola da Beppino
Ex sindaco e assessori si riuniscono alla Barcarola Cosimi: «Persone di qualità che possono dare un contributo»
LIVORNO. C’erano tutti: Alessandro Cosimi, Bruno Picchi, Valter Nebbiai, Maurizio Bettini, Paola Bernardo, Carla Roncaglia, Darya Majidi, Massimo Gulì. Insomma, l’ex giunta comunale al completo. Solo due assenti, giustificati: l’ex assessore Mario Tredici e la professoressa Giovanna Colombini. Giovedì sera l’ex primo cittadino e la sua squadra di governo sono tornati a riunirsi: non nella sala giunta del Comune, ma intorno alla tavola di Beppino.
Una rimpatriata alla Barcarola, la prima dopo il cambio di amministrazione, la cui notizia già al primo piatto – tra l’altro gli “spaghetti del Capitano”, una specialità di Beppino (e un nome che è tutto un programma...) – ha iniziato a rimbalzare nei Palazzi della politica, soprattutto tra i corridoi dell’ex partito di maggioranza, il Pd. Con rumor e teorie al seguito, che si sono moltiplicati in fretta, considerando che tra pochi mesi ci saranno le elezioni regionali e che in città ci sono molte partite aperte. È stata una “cena della riscossa” della vecchia giunta, salutata con un “punto e a capo”? È stato un modo per mettere i punti sulle ì (anche in casa Pd) e dire “noi ci siamo”? O solo una cena tra amici?
L’ex sindaco Alessandro Cosimi commenta così: «È stato un incontro fra persone che hanno vissuto dieci anni di vita insieme, che hanno parlato di sé, della politica, di Livorno. Persone a mio giudizio di qualità, che possono dare un contributo alla città, se la città lo vuole. Nessuno ha ambizioni strane: è stato un incontro fra di noi, mi stupisco che faccia così notizia...».
Ma forse a dire anche di più c’è la dedica che l’ex primo cittadino ha lasciato, citando Otello, sul libro del ristorante: «Una cena tra persone di qualità per parlare non del passato, ma del futuro. Come dice Otello, atto terzo scena terza: puoi portare via la mia borsa, è stata con tutti, non mi mancherà, ma non puoi portare via il mio buon nome. Questo è mio, è tutto il mio possedimento».
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