Il Tirreno

Livorno

lutto

Muore a 43 anni portuale e tifoso amaranto

Lara Loreti
Muore a 43 anni portuale e tifoso amaranto

Livorno. Addio ad Andrea Mazzoni: lascia due bimbi. Lavorava come portuale ed era un grande sostenitore  del Livorno calcio dagli anni Ottanta

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Chi può dimenticare quando Andrea si batteva la mano sul petto e diceva: “Il Livorno è il Livorno”... E quando, negli anni Ottanta, seduto sulla balaustra dello stadio, coordinava i cori dei tifosi... All’epoca Andrea Mazzoni era solo un ragazzino, ma il suo cuore era già color amaranto e la sua passione per il calcio intensa. Martedì al'alba quello stesso cuore ha smesso di battere: Andrea, professione portuale, s’è spento a 43 anni in ospedale, dove era ricoverato per un tumore. Si era ammalato a fine estate 2013, e per un anno e mezzo aveva lottato con ostinazione e coraggio. Ma la malattia ha preso il sopravvento e se l’è portato via, strappandolo alla sua famiglia e agli amici.


Grandissimo tifoso del Livorno, lascia nel dolore la moglie Samantha Giusti e due figli piccoli di 10 e 15 anni, con cui viveva a Coteto. Il giorno della vigilia di Natale aveva compiuto il suo ultimo compleanno: festività dure quelle appena trascorse, per lui e la sua famiglia, provata dalla malattia. Eppure Andrea non mancava di consolare lui stesso le persone che aveva accanto: non si era mai arreso, basti dire che fino a qualche mese continuava ad andare con i bimbi allo stadio in curva, a vedere il suo Livorno. E anche quando non riusciva più, mandava i suoi figli al Picchi con l’amico intimo Luca.


Il mondo del calcio ma anche quello della Compagnia portuali lo piangono per la sua dolcezza e la sua affabilità.
Nato e cresciuto in Borgo Cappuccini, Mazzoni lavorava come portuale nelle stive dove si occupava di carico e scarico merci. Prima di entrare nella compagnia, aveva lavorato per quasi vent’anni al mercato centrale, dove era molto conosciuto dal mitico Falanga, al banco “Mare blu”. Già il mare... Sin da ragazzo, aveva frequentato i bagni. Con la famiglia andava ai Fiorella, a Tirrenia, dove era considerato il re della gabbionata tanto da essere soprannominato “Penta Campeao” perché per 5 anni di seguito aveva vinto un torneo sulla spiaggia. Ma il vero soprannome di Mazzoni era lo Smilzo, e così verrà ricordato dagli ultrà in uno striscione che sarà affisso al Picchi in occasione di livorno Brescia.


Una vita serena, quella di Andrea, fatta di famiglia, lavoro e calcio. Poi nell’estate 2013 l’amara scoperta: un valore del sangue sballato, che all’inizio sembrava una cosa di poco tempo ma che poi si rivela una spia di una malattia più grave. Una malattia che avanza senza dargli tregua. Mazzoni vive un calvario: prima tutti gli accertamenti clinici, poi l’operazione, che sembra senza speranza. Ma lui è robusto e sembra riprendersi. Andrea lotta, non si arrende mai. Per un altro anno ce la fa, tra cure, ospedali e tanto affetto della famiglia e degli amici. E poi c’è il Livorno calcio a riempire le sue giornata di passione e a dargli quella leggerezza che il calcio spesso sa donare a chi lo ama. Ma prima di Natale, Mazzoni peggiora. Il male non si placa e va avanti giorno per giorno fino a spegnerlo definitivamente. La salma si trova nella camera mortuaria dell'ospedale in viale Alfieri dove c'è un continuo via vai di parenti e amici. La moglie, il fratello Roberto, la sorella Daiana e la mamma Franca gli sono stati vicini con amore fino all'ultimo respiro.


Il funerlae ci sarà giovedì alle 10 alla camera mortuaria del viale Alfieri: da lì il corteo funebre, coordinato dal servizio funebre della Svs, andrà verso i Lupi per la cremazione. Poi le ceneri saranno disperse in mare.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera