Il presidio
«Berenice, spero di riabbracciarti presto»
Parla il padrone non vedente della cagnolina Labrador che si è sentita male alla stazione: «Mi manchi»
LIVORNO. «Non sono andato a trovarla per non farla piangere... Vivo con lei da dieci anni, le voglio un bene infinito. E quando condividi la quotidianità con un cane, nel momento in cui non c’è più, è così dura... Berenice mi manca moltissimo. Aspetto con ansia il momento di riabbracciarla. Mi hanno detto che si sta riprendendo e che già domani (oggi ndr) potrà tornare con me. Sono così felice!».
A parlare è Fulvio Doglio, 62 anni, il non vedente padrone di Berenice, la Ladrador di 12 anni che si è sentita male sabato alla stazione. I due erano appena arrivati in città da Fauria, vicino Torino, per trascorrere le vacanze a Tirrenia, al centro Unione Ciechi. Solo che la cagnolina ha avuto un malore legato a un’emorragia alla milza. «Aveva un tumore - spiega Doglio - l’operazione è andata molto bene e spero tanto che non ci siano ricadute e che sia tutto finito».
Questi giorni senza Berenice sono stati duri per Fulvio. «Mi sono consolato con la musica... suonando e cantando con i miei amici dell’Unione ciechi di Tirrenia, che mi hanno coccolato e assistito in tutto e per tutto». Doglio è un fisioterapista in pensione. E ora che ha più tempo libero, si dedica anima e corpo alla sua passione: la musica. «Suono il piano con orchestre di liscio e mi diverto con gli amici in un gruppo anni Sessanta. Inoltre, mi piace suonare e cantare canzonacce anche per conto mio...mi diverto molto. E poi a Berenice piace quando suono».
Doglio parla con amore del suo cane: «È molto affettuosa: il Labrador è una razza coccolosa per natura, ma lei aggiunge molto di suo. Siamo sempre insieme, tra noi c’è un’unione forte e ora senza di lei mi sento perduto. Avverto proprio la sua assenza».
Se tutto va bene, oggi i due potranno goà riabbracciarsi: Berenice sta molto meglio, le sue condizioni di salute sono in ripresa e i medici sono ottimisti.
«L’altra mattina il cane stava male - racconto Doglio - camminava con fatica. Io credevo che dipendesse dall’anca, ma mi sbagliavo. Giunti a Livorno, lei non ce la faceva ad alzarsi. Ci ha aiutato una ragazza, che l’ha portato giù dal treno in braccio e che poi ha chiamato l’ambulanza veterinaria. Non sapevo che ci fosse questo bel servizio».
Dura la vita per un cieco senza il cane-guida. Lo sottolinea Fulvio: «Quando ho visto che lei stava così male mi sono sentito perso anche io: ho pensato di andare via perché senza di lei non me la sentivo di stare qua. Ma poi ho visto che il cane poteva ricevere l’assistenza giusta, e anche io mi sono sentito coccolato. Voglio ringraziare i volontari della Svs, sono stati così gentili e carini. E un grazie speciale va anche al centro Unione Ciechi di Tirrenia: tutto lo staff mi è stato vicino e io non mi sono mai sentito veramente solo. Da Tirrenia sono venuti a prendermi e mi porteranno di nuovo da lei quando sarà il momento di andare a riprenderla».
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