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Il commento - L'uomo che fece il suo dovere
Viareggini orgoglio del mondo, c'è scritto ogni tanto su qualche striscione in città, quando si festeggia per Carnevale, o per un trionfo sportivo. Oggi, grazie all'angelo in elicottero, è un po' più vero del solito
Quanti ne hai salvati, Maurizio? Decine, ne hai salvati, sorvolando il traghetto in fiamme. All’inizio non pensavi ad altro che a quello che facevi, ma alla fine, quando ti sei fermato e hai messo il primo piede per terra scendendo dall'elicottero, li hai contati: ed erano cinquantadue. Hai salvato cinquantadue persone, che ricorderanno il tuo volto, le tue parole, le tue mani sui comandi. Sei piovuto dal cielo come un angelo e li hai tirati su, terrorizzati, vinti dall'ipotermia e dall'asifissia da fumo, ma aggrappati all'istinto di conservazione e di sopravvivenza. Quell'istinto che mentre tutto, intorno, sembra congiurare per una tua morte, ti fa pensare: posso ancora farcela, se mi aiuterà qualcuno. E quel qualcuno sei stato tu.
Ti chiami Maurizio Albini, hai quarantatré anni e sei un viareggino: i tuoi avevano un negozio al Piazzone, ti piace il mare, ci fai il surf sopra, magari a Lido di Camaiore, dove le onde e le correnti giocano contro i piloni del pontile e sembra di essere in California.
In questa Italia del quasi 2015 fare il proprio dovere è considerato un atto straordinario. Si abusa della parola eroe e la colpa è anche di chi - come noi giornalisti, sì - maneggia le parole per mestiere e talvolta esagera; per pigrizia o per passione, per superficialità o per entusiasmo. Sei un eroe, Maurizio? No, sei uno che sa pilotare benissimo un elicottero EH 101, come hai fatto in Afghanistan tre anni fa e chissà in quante altre occasioni drammatiche e delicate. Sei uno bravo. Hai fatto il tuo lavoro, e forse qualcosa di più, di notte, senza visibilità, tra vento e pioggia, sorvolando il traghetto e portando via quelle persone. Ti sono serviti cinque viaggi, la spola con le navi d'appoggio della Marina, per metterli in salvo. A tua madre avevi detto semplicemente che dovevi andare laggiù e quando sei tornato l'hai richiamata, per tranquillizzarla: era tutto finito, non eri più in pericolo. Perché siamo italiani, anche quando compiamo delle imprese: abbiamo una nostra bussola degli affetti e dei legami, che riconosciamo come una rosa dei venti, per orientarci nelle tempeste.
Viareggini orgoglio del mondo, c'è scritto ogni tanto su qualche striscione in città, quando si festeggia per Carnevale, o per un trionfo sportivo. Oggi è un po' più vero del solito. Questa è una buona storia per finire un anno e cominciarne un altro. È una storia che può restituirci un po’ di onore. Quando l'anno stava finendo, ci è arrivata incontro all'improvviso. È arrivata in elicottero.
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