Pignoramento beffa dopo la causa
Il giudice non accorda il risarcimento: coniugi si ritrovano col conto bloccato
LIVORNO. Una causa penale che non è andata a buon fine perché finita in prescrizione, la successiva causa civile che non ha avuto il risultato sperato, visto che il giudice ha rigettato la richiesta di risarcimento e lo ha condannato pagare le spese legali. Poi, in attesa dell'esito della causa di appello, la beffa di un pignoramento che ha coinvolto anche la moglie, visto che è stato bloccato il conto cointestato a entrambi i coniugi e non solo la parte del marito.
E' stato un Natale da incubo quello di Mirco Lorenzini, alle prese con una vicenda giudiziaria che si trascina da anni, ovvero da quando, nei primi anni 2000, venne picchiato durante una lite in discoteca in Versilia. Dalla cosa partì un processo penale, che però è andato in prescrizione senza che il livornese potesse ottenere soddisfazione. Così Lorenzini ha deciso di fare causa civile verso la persona che ritiene responsabile delle percosse ricevute, ma anche questa strada, come ha spiegato l'avvocato Riccardo Melani, non ha avuto, al momento, l'esito sperato. «Il giudice del tribunale civile di Lucca ha ritenuto che la cosa non fosse stata sufficientemente provata e ha rigettato la domanda di risarcimento - spiega il legale - e per questo abbiamo già presentato appello, ma ha anche condannato il mio assistito a pagare le spese legali. La sentenza è immediatamente esecutiva e la controparte ha così chiesto il pignoramento dei beni del mio cliente».
Ed ecco che arriva un altro aspetto della vicenda che Melani contesta: «Il tribunale di Livorno ha disposto il pignoramento totale del conto del mio cliente, senza tener presente che è cointestato alla moglie, e oltretutto anche delle sue spettanze e non del quinto mensile».
Adesso la questione del pignoramento sarà discussa nell'udienza in programma il 12 gennaio, ma nel frattempo Mirco Lorenzini, che oltretutto in questi giorni soffre dei postumi di un recente incidente, sta passando delle feste da incubo: «E' una cosa incredibile e chiedo giustizia».
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